Cosa dice il rapporto 2018 di Reporter sans frontières

18 Dicembre 2018 11.57
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«L'odio contro i giornalisti, proferito, se non rivendicato, da leader politici, religiosi o businessman senza scrupoli ha conseguenze drammatiche sul terreno e si traduce in un innalzamento inquietante degli abusi» e delle violenze contro la categoria. Non lascia spazio a interpretazioni l'avvertimento lanciato martedì 18 dicembre dal segretario generale di Reporters sans frontières (Rsf), Christophe Delpore, in occasione della pubblicazione del rapporto 2018 che indica un aumento delle violenze contro la professione, dopo tre anni di calo. «Moltiplicato dai social network, che a questo proposito hanno pesanti responsabilità», mette in guardia Delpore, «questo sentimento di odio legittima le violenze e indebolisce, ogni giorno, sempre di più, il giornalismo e con esso la democrazia».

NEL 2018 UCCISI 80 GIORNALISTI

I dati dell'Ong sono allarmanti. Nel 2018, oltre la metà dei giornalisti uccisi nel mondo (80 in totale contro i 65 dello scorso anno) sono stati «presi deliberatamente come obiettivo e assassinati». Tra i numerosi casi, Rsf cita, tra l'altro, l'editorialista saudita, Jamal Kashoggi, ucciso al consolato saudita a Istanbul il 2 ottobre scorso a cui è dedicata la copertina del Time che ha scelto I «giornalisti guardiani e la guerra contro la verità» come Persone dell'Anno.

LEGGI ANCHE: Per Time i giornalisti in pericolo sono la "persona dell'anno" 2018

AFGHANISTAN, SIRIA E MESSICO I PAESI PIÙ PERICOLOSI

Con 15 morti, è l'Afghanistan quest'anno il Paese più letale per i giornalisti, seguito da Siria (11 morti) e Messico (9 morti). Reporters sans frontières sottolinea anche l'ingresso degli Usa tra le nazioni con il maggior numero di reporter uccisi dopo la strage contro la redazione di Capital Gazette, lo scorso giugno ad Annapolis, in Maryland.

I CRONISTI DETENUTI CRESCONO A 348

In aumento anche il numero di giornalisti detenuti nel mondo: 348 quest'anno contro 326 nel 2017. Come lo scorso anno, oltre la metà si concentra in cinque Paesi: Iran, Arabia Saudita, Egitto, Turchia e Cina. Quest'ultima resta la loro prima prigione al mondo con 60 giornalisti dietro alle sbarre. Quanto al numero di ostaggi al livello globale, è anch'esso in crescita, dell'11%, con 60 giornalisti finiti tra le mani dei rapitori contro 53 lo scorso anno. Sui 59 trattenuti in Medio-Oriente (Siria, Iraq Yemen), sei sono stranieri. Nonostante la disfatta dell'Isis in Iraq e il forte ridimensionamento in Siria, sono scarse le informazioni che filtrano sulla loro situazione, salvo per il giapponese, Jumpei Yasuda, tornato libero dopo tre anni di prigionia in Siria. Un giornalista ucraino è ancora nelle mani delle autorità autoproclamate della 'Repubblica popolare di Donetsk' (Dnr), accusato di spionaggio. Rsf segnala infine tre nuovi casi di giornalisti scomparsi quest'anno, due in America latina e uno in Russia.

I «giornalisti guardiani e la guerra contro la verità» sono le Persone dell'Annodi Time 2018. In tempi di fake news, attacchi ai media e manipolazioni dell'informazione, il magazine che dal 1927 celebra «l'individuo, il gruppo, l'idea o l'oggetto che, nel bene o nel male, più ha fatto per influenzare l'anno che sta per concludersi» ha dedicato quattro copertine a singoli giornalisti e a una testata «simbolo di una una battaglia più ampia combattuta da innumerevoli altri in tutto il mondo».

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