Cosa sapere su conguaglio e taglio delle pensioni d'oro di giugno

Cosa sapere su conguaglio e taglio delle pensioni d’oro di giugno

Cedolino più leggero, tra il recupero da parte dell'Inps della minore rivalutazione e i tagli in cinque fasce degli assegni superiori a 100 mila euro annui.  

21 Maggio 2019 12.54

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Cedolino di giugno più leggero, tra il recupero da parte dell'Inps della minore rivalutazione delle pensioni e il via ai tagli sugli assegni d'oro, con relativa prima tranche (su tre) di conguaglio. Per i pensionati scatta, infatti, il mese prossimo il conguaglio (in questo caso unico) conseguente al taglio della rivalutazione annuale degli assegni per il 2019, previsto dall'ultima legge di bilancio, per le pensioni superiori a tre volte il minimo (1.522 euro lordi al mese) e applicato a partire da aprile. Sul prossimo cedolino, quindi, viene recuperata la differenza relativa ai tre mesi precedenti, gennaio-marzo 2019. A spiegarlo è l'Inps in un messaggio pubblicato sul sito. «Nel mese di giugno 2019 viene recuperata la differenza relativa al periodo gennaio-marzo 2019», si legge. Confermato da giugno anche il via al taglio sulle pensioni d'oro, anch'esso previsto dalla legge di bilancio, per i trattamenti pensionistici superiori ai 100 mila euro annui a decorrere dal primo gennaio 2019 e per cinque anni. Trattamenti che vengono ridotti di un'aliquota percentuale in proporzione agli importi.

CINQUE FASCE DI RIDUZIONE

Cinque le fasce: la riduzione parte dal 15% per la quota di importo da 100 mila a 130 mila euro; è del 25% per la quota da 130 mila a 200 mila euro; del 30% da 200 mila a 350 mila euro; del 35% da 350 mila a 500 mila euro; fino ad arrivare al 40% oltre i 500 mila euro. Il via a questi tagli sarà accompagnato dal conguaglio per il periodo gennaio-maggio, che sarà fatto in tre rate: la prima a giugno, appunto, la seconda a luglio e la terza ad agosto. In manovra dall'intervento sulle pensioni superiori ai 100 mila euro è stato previsto un risparmio di 76 milioni di euro nel 2019, 80 milioni nel 2020 e 83 milioni nel 2021.

SPI-CGIL: «IL GOVERNO BEFFA 5,5 MILIONI DI PENSIONATI»

«Lo avevamo denunciato da tempo e ora abbiamo la certezza. Dopo averli definiti avari, il governo beffa ancora 5,5 milioni di pensionati riprendendosi i soldi che hanno avuto in più di rivalutazione nei mesi di gennaio, febbraio e marzo per un totale di 100 milioni di euro. Ovviamente il tutto avverrà subito dopo le elezioni europee. Fanno come e peggio degli altri. Alla faccia del cambiamento», ha commentato il segretario generale dello Spi-Cgil, Ivan Pedretti riferendosi al conguaglio della perequazione indicato dall'Inps a giugno. «Il primo giugno», ha ricordato, «i pensionati saranno in migliaia alla manifestazione indetta dai sindacati in piazza San Giovanni a Roma anche per denunciare questo ennesimo danno nei loro confronti».

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