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Carapaz ha vinto il 102esimo Giro d'Italia di ciclismo

Carapaz ha vinto il 102esimo Giro d’Italia di ciclismo

È il primo successo dell’ecuadoriano, ma anche di un corridore del suo Paese. Sul podio Nibali, secondo, e Roglic. La classifica e le pagelle.

02 Giugno 2019 17.57

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È Richard Carapaz il vincitore del 102esimo Giro d’Italia di ciclismo, che si è concluso domenica 2 giugno 2019 a Verona con la 21esima tappa vinta dallo statunitense Chad Haga in 22’07”, a oltre 46 chilometri orari di media. È la prima vittoria dell’ecuadoriano, ma anche di un corridore del suo Paese.

SUL PODIO NIBALI (PER LA SESTA VOLTA) E ROGLIC

Il podio del Giro è completato da Vincenzo Nibali, che si è classificato al secondo posto con un ritardo di soli 1’05; e dallo sloveno Primoz Roglic, in ritardo di 2’30” dall’ecuadoriano. Quarto lo spagnolo Mikel Landa, a 2’38”, quinto l’olandese Bauke Mollema, a 5’43”. Per Nibali si tratta del sesto podio: il messinese ha vinto due volte (2013 e 2016), due volte si è piazzato al secondo posto e due volte al terzo.

Ancora non ci credo, è la ricompensa di tutti i sacrifici ai quali mi sono dovuto sottoporre



Richard Carapaz

Carapaz, scoppiato in lacrime dopo la prova a cronometro, ha dichiarato a caldo: «È una sensazione unica, ancora non ci credo. Un sogno, ma anche la ricompensa a tutti i sacrifici ai quali mi sono dovuto sottoporre. Non me ne rendo conto. Devo questo momento ai miei genitori, non sapevo che sarebbero venuti per festeggiarmi: la famiglia è la mia ragione di vita».

Non ho alcun rimpianto, è stato un bel Giro d’Italia, molto combattuto. Carapaz non ha rubato nulla, è stato fortissimo


Vincenzo Nibali

Nibali invece ha commentato dicendo di non avere «alcun rimpianto, tutti quanto abbiamo disputato un bel Giro d’Italia, che è stato molto combattuto. Ho avuto dei grandi rivali, Carapaz ha dimostrato di essere forte e di meritare. Tutti i leader ci siamo controllati stretti, marcati, soprattutto nella prima parte del Giro, poi non è stato semplice recuperare. Carapaz non ha rubato nulla, è stato fortissimo. Ha guadagnato tanto a Courmayeur».

LA CLASSIFICA GENERALE FINALE

Ecco la classifica generale finale del 102esimo Giro d’Italia di ciclismo dopo la 21esima e ultima tappa, una cronometro individuale disputata a Verona e lunga 17 chilometri.

1. Richard Carapaz (Ecu) in 90 h 01’47” (km percorsi 3.537,6, media 39,291 km/h)
2. Vincenzo Nibali (Ita) a 01’05”
3. Primoz Roglic (Slo) a 02’30”
4. Mikel Landa (Spa) a 02’38”
5. Bauke Mollema (Ola) a 05’43”
6. Rafal Majka (Ola) a 06’56”
7. Miguel Angel Lopez (Col) a 07’26”
8. Simon Yates (Gbr) a 07’49”
9. Pavel Sivakov (Rus) a 08’56”
10. Ilnur Zakarin (Rus) a 12’14”
11. Hugh Carthy (Gbr) a 16’36”
12. Joe Dombrowski (Usa) a 20’12”
13. Valentin Madouas (Fra) a 21’59”
14. Davide Formolo (Ita) a 22’38”
15. Jan Polanc (Slo) s.t.

LE PAGELLE: PER YATES UN ALTRO FLOP

Nel Giro di Carapaz qualcuno ha fallito e qualcun altro, invece, è addirittura andato al di là dei pronostici. Ecco top e flop della corsa rosa.

RICHARD CARAPAZ

Ha vinto due tappe, a Frascati e Courmayeur, ha scalato montagne e si è lanciato in discese ardite. È stato sempre nel vivo della corsa, presente e reattivo, sempre protagonista, mai un calo, una distrazione, un “fuorigiri”. Ha meritato di vincere, dimostrando di essere solido e forte come una roccia. Ma non solo: ha confermato di essere dotato di un senso tattico invidiabile.

VINCENZO NIBALI

Non ha vinto il terzo Giro d’Italia, ma non si può dire che non ci abbia provato. Sul Mortirolo si è spremuto, prima ancora aveva tentato allunghi e colpi di mano. Il suo credo: la fantasia al potere. Lo “Squalo“, quando e se può – nel senso che le gambe lo sorreggono – ci prova sempre, in salita come in discesa.

MIKEL LANDA

Ha avuto il pregio e l’umiltà di mettersi al servizio del compagno di team Carapaz, dopo essere partito con i gradi di capitano della Movistar. Il suo karma recita: «Devi lavorare sempre per qualcun altro». E anche quest’anno è stato così. Landa ha dimostrato di essere lo scalatore più forte: non ha potuto fare il diavolo a quattro per rispetto degli ordini di scuderia subentrati dopo che l’ecuadoriano è andato in rosa.

PRIMOZ ROGLIC

Ha vinto due crono su tre, ha indossato la maglia rosa per cinque giorni, prima di cederla a Valerio Conti. Unico neo: la scarsa predisposizione ad assumere l’iniziativa. Il catenaccio pagava un tempo nel calcio, forse anche nel ciclismo, ma è un vezzo oltremodo démodé. Nibali non gliele ha mandate a dire e lui non ha cambiato atteggiamento, restando però a mani vuote. Nemmeno la fortuna l’ha aiutato.

MIGUEL ANGEL LOPEZ

A proposito di sfortuna: l’Oscar è suo. Fra salti di catena, forature, spettatori che lo tirano giù, buttandolo sull’asfalto, non può essere contento del proprio Giro d’Italia. Poteva fare sfracelli, il colombiano, aveva i mezzi per spianare qualsiasi salita, ma è rimasto irretito fra le braccia della Dea bendata che, però, gli dava le spalle. Nemmeno il podio per l’hombre Astana.

PASCAL ACKERMANN

Ha vinto la maglia ciclamino, aggiudicandosi gli sprint a Fucecchio e Terracina, secondo a Santa Maria di Sala, dove è stato beffato da Cima. Il suo Giro è da incorniciare, anche per essere riuscito ad arrivare fino a Verona. Impresa non da poco.

VALERIO CONTI

Per una settimana ha vestito la maglia rosa: è il primo romano della storia a esserci riuscito. Ha lottato per il primato con orgoglio e passione, sapendo che lo avrebbe ceduto in salita. Ha riportato l’Italia sul tetto del Giro dopo tre anni.

GIULIO CICCONE

Ha indossato la maglia azzurra di miglior scalatore, mettendo insieme una sequela di Gp della montagna. L’abruzzese ha ingoiato con straordinaria voracità tutte le salite, mettendo assieme punti preziosi per la classifica della maglia più sudata. Qualcuno dice che il futuro delle corse a tappe per il ciclismo italiano sia nelle sue gambe. Si vedrà.

ELIA VIVIANI

A Orbetello è stato declassato per cambio di direzione allo sprint, da allora non è riuscito più a mettere la ruota davanti a quelle dei rivali. Si è fermato dopo il penultimo sprint, a Novi Ligure. Bocciatura piena, anche in relazione al fatto che era la maglia ciclamino uscente.

SIMON YATES

Alla vigilia, a Bologna, aveva manifestato propositi bellicosi. Ma solo a parole, però. «Se fossi un mio avversario, me la farei sotto», disse. All’inizio sembrava invisibile: avrà imparato a gestirsi, pensavano gli esperti. Macché. Simon Yates non è mai stato in gara. Solo un lampo nella crono bolognese, secondo a 19″ dal vincitore Roglic.

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