Per la Cassazione i rider sono lavoratori subordinati

Redazione
24/01/2020

La Suprema Corte ha bocciato il ricorso di Foodinho, che aveva ereditato la causa promossa da cinque ragazzi contro Foodora. Una sentenza destinata a fare storia.

Per la Cassazione i rider sono lavoratori subordinati

Ai rider vanno applicate le tutele del lavoro subordinato, come previsto dal Jobs Act, nella forma ibrida delle collaborazioni organizzate dal committente. La sentenza è della Corte di Cassazione, che ha respinto il ricorso di Foodinho (ex Foodora) nel contenzioso aperto da cinque ciclofattorini di Torino.

LA SCONFITTA IN PRIMO GRADO

I cinque, assistiti dagli avvocati Giulia Druetta, Sergio Bonetto, Giuseppe Marziale e Patrizia Totaro, avevano perso in primo grado. Il Tribunale del lavoro di Torino aveva infatti bocciato la loro causa, in cui rivendicavano tutele e salario come dipendenti.

LA VITTORIA PARZIALE IN APPELLO

La Corte d’Appello, tuttavia, aveva accolto parzialmente il loro ricorso, sostenendo l’esistenza di una tipologia intermedia di lavoratori: autonomi in linea di principio, ma ai quali occorreva riconoscere le tutele e il salario del comparto della logistica.

LA DEFINITIVA AFFERMAZIONE IN CASSAZIONE

L’azienda, a quel punto, ha fatto ricorso in Cassazione. E i giudici supremi non solo le hanno dato torto, ma hanno fatto un passo in più, riconoscendo nell’attività dei rider un lavoro dipendente a tutti gli effetti. La sentenza è destinata a fare storia, o almeno giurisprudenza, rappresentando un punto di riferimento per migliaia di rider nelle stesse condizioni dei cinque di Torino, ovvero con le carte in regola per rivendicare i loro diritti di fronte alla giustizia.

GLI AVVOCATI: «FINE DELLA SPECULAZIONE»

«Dovranno essere assunti e retributi in modo da rispettare il contratto di lavoro», hanno commentato gli avvocati Druetta e Bonetto, «si pone finalmente fine alla speculazione che era stata fatta finora, con fatturati che si moltiplicavano grazie al lavoro di persone tenute sotto la soglia di dignità».