Antonietta Demurtas

«Rifacciamo la scuola»

«Rifacciamo la scuola»

27 Settembre 2011 21.00
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La storia della scuola italiana di questi ultimi anni raccontata attraverso la favola di Pollicino. Una fiaba crudele e di miseria che Giuseppe Caliceti, insegnante da 25 anni e autore del libro Una scuola da rifare. Lettera ai genitori (Feltrinelli editore), ha scelto per spiegare il mondo dell’istruzione pubblica.
ALUNNI SOLI COME POLLICINO. Perché oggi gli alunni italiani hanno lo sguardo simile a quello di Pollicino e i suoi fratelli prima di essere abbandonati nel bosco. Solo che nella realtà a lasciare i giovani soli davanti a un destino pieno di insidie è «una classe politica vecchia, avida, egoista e disinteressata al futuro dei suoi stessi cittadini». Una matrigna che Caliceti personifica nel ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, «perché se i problemi economici alterano i rapporti affettivi e familiari, i tagli al mondo della scuola decisi nel 2008 dalla manovra finanziaria e messi in atto dal ministro significa abbandonare i giovani nell’oblio dell’ignoranza».
Un pericolo da cui Caliceti ha deciso di mettere in guardia prima di tutto i genitori, che ormai sono sempre più lontani dalla vita dei propri figli, soprattutto quella scolastica. Ma «se solo sapessero cosa succede in classe, lotterebbero per riavere una scuola migliore, o almeno buona com’era prima dell’arrivo del ministro Pinocchio».

DOMANDA. Caliceti, ha scritto Una scuola da rifare per dire che si stava meglio quando si stava peggio?
RISPOSTA. Insegno da 25 anni e negli ultimi tre anni, da quando è arrivata Gelmini i media hanno raccontato una realtà completamente diversa, fidandosi delle cifre date dal ministro Pinocchio. Ho scritto un libro per raccontare ai genitori, che ormai pensano alla scuola solo come a una balia, cosa fanno davvero i loro figli.
D. Quali sono tutte queste bugie ministeriali?
R. La prima che ha detto è che ci sono molti più insegnanti rispetto agli altri Paesi, solo che non ha specificato che tra questi ci sono quelli di sostegno che invece all’estero non vengono contati.
D. Perché?
R. I bambini disabili vanno in scuole riservate apposta per loro con docenti pagati dal ministro della Sanità e non dell’Istruzione.
D. Un’altra ‘inesattezza’?
R. Gelmini dice che la sua riforma è meritocratica, ma è tutto strumentale. Nel 2007, secondo i dati Ocse, la scuola primaria italiana era la prima in Europa e la quinta nel mondo. Dopo il suo arrivo, nel 2010-11, siamo arrivati al 15esimo posto. Era la scuola di Gianni Rodari e di don Milani. Oggi è quella di Gelmini che dice: «Cari genitori, se volete bene ai vostri figli dovete metterli in una scuola privata».
D. Lei ha scritto che il primo a parlare di parificazione del sistema educativo pubblico e privato è stato il ministro dell’Istruzione di un governo di centrosinistra: Enrico Berlinguer.
R. Sì, perché da sempre sia i governi di centrodestra sia di centrosinistra cercano di tagliare proprio nella scuola. Pensi invece che in tempi di crisi, Stati Uniti, ma anche Germania e India, tagliano ovunque eccetto che lì. E ora Gelmini ha dato un’accelerata ancora più negativa alla ‘razionalizzazione’. In realtà siamo alla fascistizzazione.
D. A cosa si riferisce?
R. Le faccio un esempio. Se oggi un insegnante è malato e non va a scuola non viene nominato un supplente. I bambini vengono sparpagliati tra le varie classi e messi a disegnare per passare il tempo. Questo i genitori però non lo sanno e succede ormai da tre anni.
D. Cosa si può fare?
R. Come docente non posso segnalare questo disagio così come non posso dire che abbiamo finito la carta igienica in modo che almeno i genitori provvedano a comprarla.
D. Perché?
R. Perché ledo l’immagine della scuola e vengo subito segnalato dalla direzione. Mi verrebbe fatto un richiamo che potrebbe rallentare la mia carriera scolastica. Come un ammonimento. Per questo i docenti non parlano più dei mille problemi e dei tagli.
D. Il ministro ha però negato di aver ridotto il tempo pieno e creato classi pollaio.
R. Ha aumentato il tempo pieno nelle regioni governate dal centrodestra, ma, per esempio a Bologna, l’ha tolto in ben 80 classi e ha diminuito gli insegnanti di sostegno. E ancora, la legge 626 sulla sicurezza pubblica dice che una classe non può avere più di 26 alunni o 20 se c’è un disabile.
D. Invece?
R. Noi abbiamo ben più di 2 mila classi pollaio, e non dovrebbe essercene neanche una.
D. Come rimediare?
R. Ho fiducia nelle donne. Oggi molte mamme non sanno cosa sta succedendo ai loro figli, se lo sapessero diventerebbero delle leonesse e scenderebbero in campo per avere una scuola migliore. Per questo penso che informarle sia l’unica arma per cambiare davvero.
D. Obiettivo?
R. Riprenderci quello che ci ha scippato il ministro. E per farlo bisogna fare rete. In più di 100 città si sono formati comitati di genitori e docenti che stanno protestando insieme. Molte mamme di ragazzi disabili hanno denunciato Gelmini perché ha violato l’articolo tre della Costituzione. Siamo arrivati al punto che questa scuola è anticostituzionale.

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