Rifiuti, molotov a Napoli e Terzigno

Redazione
28/09/2010

Lanci di pietre contro gli agenti della polizia e molotov per incendiare gli autocompattatori: la guerriglia di strada per impedire...

Rifiuti, molotov a Napoli e Terzigno

Lanci di pietre contro gli agenti della polizia e molotov per incendiare gli autocompattatori: la guerriglia di strada per impedire la raccolta dei rifiuti è iniziata a Napoli nella notte tra il 27 e il 28 settembre, nel quartire di Montesanto, quando una banda di dieci persone con il volto coperto da caschi ha dato alle fiamme un camion per l’immondizia. L’incendio ha danneggiato due auto parcheggiate e alcuni cavi dell’elettricità, poi riparati.
Poche ore dopo, nella mattinata, i disordini sono proseguiti a Terzigno, il comune all’interno del Parco nazionale del Vesuvio dove la Provincia di Napoli intende aprire una seconda discarica per fronteggiare l’emergenza rifiuti: i cittadini hanno bloccato i camion all’ingresso dell’impianto in funzione, mentre un gruppo di riottosi ha lanciato pietre contro gli agenti di polizia e due bottiglie molotov per incendiare un autocompattatore.
Anche gli amministratori dei comuni vesuviani stanno dalla parte dei cittadini, nella lotta per fermare il progetto di una seconda discarica: nella notte, i tre sindaci di Boscoreale, Boscotrecase, Trecase e il vicesindaco di Terzigno hanno occupato con un blitz la sede della Provincia di Napoli, che accusa i rappresentanti dei comuni di «gravi irresponsabilità», inasprendo lo scontro tra istituzioni. I sindaci hanno abbandonato l’edificio alle 13 della mattina successiva, dopo un incontro risolutore con il presidente e l’assessore all’Ambiente della giunta provinciale.
Il Comune di Terzigno ha strappato alla Provincia partenopea l’accordo per istituire un tavolo tecnico, che si riunirà il 31 settembre per impegnarsi a «trovare ogni possibile alternativa all’ipotesi di una seconda discarica a Terzigno». Raggiunta l’intesa istituzionale il sindaco di Boscoreale Gennaro Langella, nel gruppo degli occupanti, ha interrotto lo sciopero della fame di quattro giorni, dichiarando: «Abbiamo ottenuto una prima vittoria, studieremo una soluzione per non rimpiombare nell’emergenza tra cinque mesi».
Sui tafferugli degenerati in rivolta, nelle notti del 22 e 25 settembre, con cariche della polizia, feriti e una cinquantina camion dati alle fiamme, il governatore della Regione Stefano Caldoro, d’accordo con la Provincia, ha affermato: «Ci sono alcuni indagati. Il sospetto è che dietro i disordini ci sia la camorra». I camion autocompattatori presi di mira sono sempre quelli di Enerambiente, una delle società che si occupa della raccolta a Napoli.
Per il 29 settembre il vescovo di Nola, monsignor Beniamino Depalma, ha organizzato una veglia di preghiera per l’emergenza rifiuti in piazza Pace a Boscoreale (Napoli).