Il caos rifiuti a Roma e la crisi di Ama

30 Marzo 2019 17.00
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«Aumentate la quota della raccolta differenziata». È l’accorato appello lanciato qualche giorno fa da Ama, l’azienda municipalizzata per la nettezza urbana della Capitale ai romani. A far scattare l’allarme, anche in vista del rischio di una valanga di rifiuti nei giorni di Pasqua, è stato l’incendio che domenica 24 marzo ha bloccato il Tmb di Rocca Cencia, frazione alla periferia Est della città, sommatosi negli effetti a quello che a fine 2018 aveva già messo fuori uso l’impianto gemello della via Salaria.

ROMA E LA QUOTIDIANA "EMERGENZA" CASSONETTI

L’emergenza-cassonetti delle festività natalizie e pasquali, quando si consuma più cibo e si producono più rifiuti, è ormai una costante del dibattito pubblico capitolino, frutto di un sistema che viaggia regolarmente sul filo del rasoio e può incepparsi per qualunque aggravio, sia pure il più prevedibile. A regime, delle quasi 5 mila tonnellate di rifiuti prodotte ogni giorno dalla Capitale, la differenziata ne assorbe sì e no 2.200, mentre 1.500 prendono la strada dei due impianti di proprietà dell’Ama, uno solo dei quali sta tornando parzialmente in funzione in questi giorni. È una delle tante emergenze che a Roma sono normalità quotidiana. Ma i nodi che stanno giungendo al pettine sull’Ama, compreso quello di una feroce guerra per bande interna al Movimento 5 stelle, sono così seri da minacciare seriamente il collasso dell’azienda.

AMA E IL NODO DELLA CONCESSIONE

Anzitutto c’è il versante giuridico, in genere trascurato. La delibera comunale che nel 2015 ha approvato la concessione del servizio, per una durata di 15 anni (valore complessivo 11 miliardi, di cui ne restano ancora 7), comprende un piano industriale su cui si basa la sua convenienza rispetto a una gara aperta anche ai privati. Ma da quando in Campidoglio c’è Virginia Raggi gli obiettivi di quel piano sono stati tutti modificati, quando non apertamente falliti, in particolare quello della raccolta differenziata che avrebbe dovuto toccare il 60% e invece è ferma (secondo qualcuno addirittura in retromarcia) al 44% scarso.

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LA BOCCIATURA DEL BILANCIO DELLA MUNICIPALIZZATA

Con quali conseguenze sulla validità di quel documento? «Visto che gli impegni sono cambiati, per non rendere inefficace la concessione è necessaria una nuova delibera del Consiglio comunale, che però non è stata approvata», dice l’ex assessore all’ambiente Estella Marino (Pd), che firmò il provvedimento del 2015. Posizione anche troppo prudente: la questione si può porre in termini ben più radicali, ipotizzando perfino la revoca della concessione. Certo, si tratta di un’azienda con più di 8 mila dipendenti ed è prevedibile che tutti si muoveranno con i piedi di piombo, ma non è detto che questo basti a impedire l’avvio di una reazione a catena. Tanto più che l’Ama è ormai allo sbando e nessuno è in grado di dire con quali obiettivi si stia muovendo il Campidoglio. L’8 febbraio scorso la Giunta ha deciso di bocciare il bilancio 2017 dell’azienda (che possiede interamente), rigettandone a sorpresa un vantato credito di 18 milioni per servizi cimiteriali e causando le immediate dimissioni dell’assessore all’Ambiente Pinuccia Montanari.

LA REVOCA DEL CDA E DELL'AD BAGNACANI

Qualche giorno dopo è arrivata la revoca del cda e dell’amministratore delegato Lorenzo Bagnacani, al cui posto è stato nominato amministratore unico pro tempore Massimo Bagatti, un architetto livornese della stessa squadra dell’assessore al Bilancio Gianni Lemmetti (ma privo di competenze specifiche) che si è ben guardato dall’approvare il bilancio del 2017, mentre non parla neppure di quello del 2018. Il tutto accompagnato dall’apertura di un’indagine della Procura che vuole vedere più chiaro nella bocciatura del bilancio di Ama da parte della Giunta. Per insediare al più presto un nuovo cda e un nuovo amministratore delegato, il Comune ha lanciato un bando per cui si sono registrate ben 130 candidature, compresa quella dell’avvocato Pieremilio Sammarco già professore della sindaca Raggi, che lavorò nel suo studio come praticante.

AMA VERSO UN PASSIVO VICINO AI 40 MILIONI

In tutto questo è arrivata il 28 marzo una nota stampa del Campidoglio che annuncia per il 2019 un sorprendente ribasso medio del 6,1% della Tari per le imprese commerciali e sconti in arrivo per famiglie numerose, grazie a ben 16,5 milioni di evasione recuperata. L’annuncio va doverosamente registrato, ma è difficile valutarne la sostenibilità in mancanza un bilancio approvato sia per 2017 che per il 2018. Fino a ora, pur in assenza di cifre ufficiali, era diffuso piuttosto il timore di un aumento della tassa come conseguenza del possibile peggioramento dei conti (in ossequio alla legge che obbliga i Comuni a coprire i costi della nettezza urbana interamente con i contributi dei cittadini). Ai 18 milioni di crediti misconosciuti dal Campidoglio sia per il 2017 che per il 2018 dovrebbero infatti aggiungersi le uscite per indennizzi derivanti da contenziosi (13 milioni solo per la Colari della famiglia Cerroni) e l’aumento dei costi di smaltimento dei rifiuti romani fuori regione, visto che da mesi le gare vanno deserte a causa di una base di partenza troppo bassa. Fonti vicine all’azienda sentite da Lettera43.it hanno parlato di un possibile passivo 2018 vicino ai 40 milioni. Se ne riparlerà dopo le elezioni europee del 26 maggio.

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