La Lega avverte il M5s: «Senza l’Autonomia non c’è governo»

Molinari, portavoce del Carroccio alla Camera: «La riforma è nel contratto». La ministra pentastellata Lezzi: «Vogliamo portarla avanti». Ma gli ostacoli non mancano.

17 Luglio 2019 16.27
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La Lega torna a fare la voce grossa sull’Autonomia. «C’è un tema di tenuta di governo, perché l’Autonomia è nel contratto e per la Lega senza l’Autonomia non c’è il governo», ha avvertito il 17 luglio il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari, replicando in Aula al ministro per il Sud Barbara Lezzi (M5s) che rispondeva a una sua interrogazione sulla questione. «C’è anche il rispetto del voto dei cittadini lombardi e veneti», ha aggiunto Molinari. «Abbiamo il dovere di dare ai cittadini risposte a questa legittima istanza e di portare a casa questo risultato».

LA STOCCATA DI FICO ALLA LEGA

Da parte sua, Lezzi ha risposto: «Ribadisco che la volontà del governo è quella ferma di portare avanti la riforma delle Autonomie secondo il dettato costituzionale e secondo gli accordi presi senza tornare indietro su questi». Al di là delle parole di Lezzi, il M5s sulle autonomie regionali frena. Non convincono i contenuti e l’iter. Il 16 luglio il presidente della Camera Roberto Fico ha sottolineato che sarà «inflessibile» e che la riforma «dovrà passare» attraverso «un percorso serio», perché «solo il parlamento può decidere». Una stoccata alla Lega, che mira a definire il provvedimento in Consiglio dei ministri e nel confronto con le Regioni, augurando poi un passaggio snello alle Camere.

Secondo il dettato costituzionale, le proposte di autonomia differenziata di Lombardia e Veneto sono impraticabili

Barbara Lezzi (M5s)

L’uscita di Fico è stata seguita dalla brusca bocciatura proprio di Lezzi: «Secondo il dettato costituzionale, le proposte di autonomia differenziata di Lombardia e Veneto sono impraticabili». Due prese di posizione che non sono piaciute per niente alla Lega. Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha ricordato che la riforma è una delle bandiere del partito di Matteo Salvini, come quota 100: «L’autonomia sta alla Lega come il reddito di cittadinanza sta ai cinque stelle». Al momento sono tre le Regioni interessate: Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Ma anche la Campania ha fatto richiesta. «Non ho pregiudizi nei confronti di chi ha richiesto l’autonomia», ha commentato il ministro Lezzi, «ma mi interessa come si fa».

IN AGENDA IL 19 LUGLIO UN VERTICE DI GOVERNO

L’iter è avviato, ma la riforma non ha ancora preso l’abbrivio. Per il M5s c’è il rischio di creare Regioni di serie A e di serie B. «Chi critica il provvedimento non ne ha letto nemmeno una riga», ha detto Zaia. Fico è pronto a incontrare il presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, «perché l’iter legislativo deve essere uguale tra Camera e Senato». Mentre per il 19 luglio è in programma un altro vertice di governo, convocato dal premier Giuseppe Conte. Uno dei nodi da sciogliere riguarda la scuola, con la Lega che punta a dare maggiore autonomia alle Regioni, mentre il M5s e Conte preferiscono che la regia resti a carattere nazionale. Sembra invece in via di soluzione i tema della ripartizione delle tasse fra Regioni e Stato. Una volta trovato l’accordo, la riforma verrà portata in Consiglio dei ministri, poi partirà il confronto con le Regioni. Infine, il passaggio in parlamento.

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