Francesco Pacifico

Il piano del governo per la riforma dei porti

Il piano del governo per la riforma dei porti

23 Novembre 2018 07.00
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Per Danilo Toninelli sono troppe le 15 autorità portuali lasciate in eredità dalla riforma Delrio. E la stessa riforma va cambiata, se non stravolta, in molti punti. Dopo un primo incontro informale con i presidenti degli enti avvenuto nelle scorse settimane, il ministro delle Infrastrutture vuole riconvocare le parti entro metà dicembre e dare il la a una conferenza di coordinamento del settore. Per completare entro la fine del 2019 una nuova riforma per il mondo portuale, che mandi in pensione la Delrio. Al momento, il governo è stato costretto a muoversi in direzione opposta a quella ipotizzata dal titolare del Mit e dal suo vice, Edoardo Rixi. Infatti, preso atto delle distanza tra le Regioni Calabria e Sicilia, con un emendamento al decreto legge fiscale ha soppresso l'autorità di sistema portuale dei mari Tirreno meridionale, Ionio e dello Stretto, che doveva unire tutti gli scali dei due territori, per crearne di nuove e distinte: una – quella dei mari Tirreno meridionale e Ionio – metterà assieme le strutture di Gioia Tauro, Crotone (porto vecchio e nuovo), Corigliano Calabro, Taureana di Palmi e Vibo Valentia; l'altra – quello dello Stretto – i porti di Messina, Milazzo, Tremestieri, Villa S. Giovanni e Reggio Calabria.

Tuttavia, nuove aggregazioni vanno fatte, perché – come detto – 15 autorità sono troppe. Nel vertice con i presidenti dei porti, Toninelli ha soltanto accennato al tema e fatto comprendere di non volere fare strappi con i governatori interessati. Ma al Mit avrebbero già individuato le aree dove intervenire, anche perché nel contratto di governo si guarda soprattutto agli scali con maggiore traffico: Genova, Trieste e, seppure in maniera più limitata, Napoli, da dove passano oltre 3 milioni di container. Nell'intesa infatti si parla di «Gateway», cioè le aree di sdoganamento, e non di «Transhipment», il passaggio delle merci da una nave all'altra. L'obiettivo ultimo, spiegano dal ministero di Porta Pia, è arrivare alla creazione di una grande autorità tirrenica e di una adriatica, lasciando autonomia di manovra soltanto a Napoli con il suo milione di container mobilitati. Sul primo fronte, dopo l'integrazione tra Genova e Savona, ci s'interroga sul ruolo di La Spezia e su quello di Livorno e Civitavecchia, destinate a sposarsi. Sul fronte opposto, quello adriatico, Trieste potrebbe anche portare l'azione di controllo su una tra Venezia e Ravenna, mentre per Bari si valuta un percorso comune con Taranto.

TONINELLI È CONTRARIO A FORME DI PRIVATIZZAZIONE

Nel vertice dei giorni scorsi, Toninelli ha chiesto ai presidenti sia le loro strategie di sviluppo – spaventa molto la crisi di Gioia Tauro – sia consigli per superare i colli di bottiglia. E in quest'ottica gli amministratori hanno fatto soprattutto due richieste. In primo luogo, trasformare lo status dei porti, da statali a enti pubblici di diritto privato sul modello Anas: in questo modo, potranno ridurre i controlli degli organi di sorveglianza e limitare la burocrazia nell'avanzamento dei loro progetti. In secondo luogo, si vogliono modifiche al Codice degli appalti, perché gli enti hanno lamentato che mettono anche 12 mesi per espletare tutte le procedure di gare. Toninelli è contrario a forme di privatizzazione, senza contare che questo nuovo status potrebbe portare a un aumento della tassazione per gli enti, che si rifarebbero sui concessionari. Detto questo, il suo staff avrebbe stigmatizzato i tempi dell'Anac, per esempio per esprimersi sui casi di incompatibilità nelle nomine dei comitati d'indirizzo. Sempre nella prossima riforma si sta studiando, in ottica di semplificazione, anche di accorpare in un unico testo normativi le norme, spesso discordanti, del Codice degli appalti, della Madia, di quelli in materia di controllo doganale o ambientale. Da superare, poi, l'attuale schema dei comitati d'indirizzo degli scali, che tengono fuori importanti rappresentanti degli enti locali come i sindaci.

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