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La proposta di Lega e M5s sulla riforma di Bankitalia

La proposta di Lega e M5s sulla riforma di Bankitalia

Nomine del direttorio fatte in parte dal Consiglio dei Ministri e in parte dal parlamento. Modifica dello statuto solo tramite legge. Il governo gialloverde prepara l’assalto a Palazzo Koch (con un occhio al suo oro).

21 Giugno 2019 18.16

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Una modifica dei criteri di nomina del direttorio della Banca d’Italia, prevedendo – come avviene anche nella Bundesbank – che le nomine vengano fatte in parte dal Consiglio dei ministri e in parte dalla Camera e dal Senato. Alla Banca d’Italia, poi, viene tolta la possibilità di modificare il proprio statuto, attribuendo questa facoltà solo alla legge. Sono le due principali modifiche previste dal disegno di legge ”Modifiche dello statuto e degli organi della Banca d’Italia” avanzate dai capigruppo al Senato del M5s, Stefano Patuanelli, e della Lega, Massimiliano Romeo. Primo tassello del più vasto piano spinto dall’economista della Lega Alberto Bagnai per il takeover di Bankitalia in vista di un’eventuale Italexit. Prima la mozione sull’oro, poi quella sui mini-Bot e ora l’attacco alla governance: l’esecutivo gialloverde è all’assalto di Palazzo Koch. Sia che serva per trovare strumenti in grado di finanziare le misure promesse o che prepari il terreno per uno strappo finale con Bruxelles.

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IL TESTO DELLA RIFORMA

Il testo è stato depositato ma è ancora in attesa del numero che contraddistingue ogni ”Atto Senato” per poi essere incardinato presso la commissione competente, in questo caso la commissione Finanze. Il cui presidente è proprio Bagnai. Il progetto – spiega la relazione dei proponenti – mira a «evitare che attraverso l’indipendenza si possa esulare dal sistema di bilanciamento e controllo dei poteri tipico delle democrazie liberali». Il cuore del provvedimento prevede che il direttorio dell’istituto, che «governa e dirige la Banca», viene costituito con un decreto del presidente della Repubblica ed è un organo collegiale composto dal Governatore, da un direttore generale e da tre vice direttori generali. «Il governatore, il direttore generale e uno dei vice direttori generali», è scritto nel testo, «sono nominati su proposta del presidente del consiglio dei ministri, prevista deliberazione del consiglio dei ministri. Due vice direttori generali sono eletti, uno dalla Camera dei deputati e uno dal Senato della Repubblica, a scrutinio segreto e a maggioranza assoluta dei presenti».

IL DDL INCARDINATO A LUGLIO

Il disegno di legge di riforma della Banca d’Italia «prevedo sarà incardinato a luglio, per poi avviare le audizioni e la discussione generale» ma l’iter prevede anche la richiesta di una parere preventivo alla Bce. Lo ha annunciato Bagnai, spiegando che la decisione di interpellare la banca centrale europea è stata presa «con la presidente del Senato Casellati che aveva segnalato l’esigenza».

LE SPONDE DELL’EUROSISTEMA

Chiaramente il progetto prevede che sia necessario essere in possesso di specifici requisiti, tra i quali la «cittadinanza italiana e comprovate qualifiche». Per questo vengono individuati «tra i dipendenti di Banca d’Italia, professori universitari ordinari in materie economiche o giuridiche o personalità dotate di alta e riconosciuta esperienza in settori economici e organi costituzionali». Nella relazione che illustra il provvedimento viene spiegato che «in otto delle diciannove banche centrali dell’Eurosistema, il Parlamento è coinvolto in forme più o meno penetranti nella nomina dei membri del direttori; in sette altri casi nella nomina del direttorio è coinvolto a vario livello il governo».

IL RIFERIMENTO ALLA BUNDESBANK

Viene in particolare fatto riferimento allo statuto della Bundesbank per la quale tre cariche apicali del direttorio sono designate dal governo e altre tre dal Bundesrat di concerto col governo federale. Rispetto al progetto presentato, comunque, esistono alcune differenze: nella riforma proposta la maggioranza dei membri sarebbe di nomina governativa e in Germania l‘autonomia della banca centrale, nella sua operatività, è tutelata da un articolo costituzionale.

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