Scandalo toghe, come dovrebbe cambiare il Csm

Mattarella ha invocato un cambio di passo e Bonafede ha annunciato una riforma. Ma in quale direzione? Per Stefano Ceccanti l'unica via è cambiare la modalità di elezione dei giudici. Luigi Mazzella va oltre: «Basta pannicelli caldi, vanno abolite le correnti».

22 Giugno 2019 09.53
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Ora che contro le degenerazioni della magistratura ha tuonato, dal plenum del Csm, anche il capo dello Stato Sergio Mattarella e il Guardasigilli Alfonso Bonafede ha promesso una riforma che dovrebbe riguardare anche il Consiglio superiore della magistratura, si può forse mettere un punto alla prima fase della reazione allo scandalo. Esaurita la denuncia, si passa all’analisi delle proposte. È qui, in attesa di una mossa del governo, che si dividono gli animi, fra chi auspica una serie di riforme ordinarie, da far procedere il più rapidamente possibile in parlamento, e chi considera i mali venuti alla luce nelle scorse settimane solo l’ultimo frutto di storture antiche, che solo una riforma radicale può curare.

Stefano Ceccanti, costituzionalista e deputato Pd.

CECCANTI: «VA CAMBIATO IL SISTEMA ELETTORALE DEL CSM»

Dopo quel che è emerso sulle riunioni notturne fra il dem Luca Lotti e l’ex presidente della Anm indagato a Perugia per corruzione Luca Palamara, a nessuno viene in mente di contestare che la disinvoltura nei rapporti fra politici e magistrati abbia superato il limite del tollerabile. Il punto è come mettervi un freno. «La prima cosa da fare», dice a Lettera43.it il costituzionalista, deputato del Pd, Stefano Ceccanti, «è il cambiamento del sistema elettorale del Csm. Il collegio unico nazionale in vigore oggi favorisce le filiere di potere. Se questo sarà sostituito da collegi uninominali territoriali, gli eletti risponderanno ai colleghi elettori più che ai capi delle rispettive correnti della magistratura».

«LA LIBERTÀ DI ASSOCIAZIONE VA GARANTITA»

Già, le correnti: ecco una categoria chiave della discussione di questi giorni. Dovrebbero esprimere le diverse sensibilità di cultura giuridica dei magistrati e si sono invece trasformate in centri di potere. Non sarebbe il caso di scioglierle? «No, questo non è possibile», risponde Ceccanti, «perché contrasterebbe con il diritto alla libertà di associazione garantito dalla Costituzione italiana. Dobbiamo cercare di renderle meno potenti certamente, e questo si può fare anzitutto modificando il sistema elettorale».

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IL NODO DELLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE

L’altro tema fondamentale, sul tavolo ormai da una trentina d’anni, è quello della separazione delle carriere fra magistratura inquirente e giudicante, da sempre un cavallo di battaglia delle forze più garantiste, osteggiato dalla maggior parte della sinistra e della stessa magistratura, che ora sembra aver fatto breccia anche all’interno del Pd. «Non c’è dubbio», conclude Ceccanti, «che avere una carriera unica per giudici e pubblici ministeri si è dimostrata funzionale alle logiche di potere che abbiamo visto in questi giorni. Anche su questo è ora di voltare pagina. Si devono prevedere carriere separate».

Il costituzionalista Luigi Mazzella.

MAZZELLA: «VA RIDOTTO LO STRAPOTERE DEI MAGISTRATI»

Ben più radicale è la posizione di Luigi Mazzella, un giurista di cultura liberale, già vicepresidente della Corte Costituzionale, secondo cui le proposte di cui si discute in questi giorni sono solo «pannicelli caldi» senza alcuna possibilità di curare la malattia. «Il vero problema», spiega, «è lo strapotere dei magistrati nei confronti dei cittadini. Per questo la prima cosa da fare è eliminare l’obbligatorietà dell’azione penale, che si trasforma di fatto in discrezionalità del magistrato nel decidere quali reati perseguire e quali no. Anche la separazione delle carriere è necessaria e io lo scrissi già negli Anni 80. Ma non è certo sufficiente. È inaccettabile per esempio che un magistrato possa entrare in politica e poi tornare a giudicare i cittadini. Quella strada dev’essere a una sola direzione, senza ritorno».

«VIA LE CORRENTI PER AZZERARE IL CORPORATIVISMO»

Riforme del genere però non possono essere approvate rapidamente in parlamento «perché il cambiamento che serve non si può ottenere con leggi ordinarie», continua il giurista. «Ci vuole una riforma della Costituzione». I cambiamenti proposti da Mazzella, infatti, sono a dir poco radicali. «Non solo abolirei le correnti, ma riformerei profondamente il Csm, che oggi risente di una delle tendenze peggiori della storia italiana: il corporativismo. Per evitare questo difetto non c’è che aprirlo anche a soggetti esterni alla magistratura. Si prenda il meglio dell’ordinamento statale, dai vertici del Consiglio di Stato all’Arma dei Carabinieri, solo per fare qualche esempio, e si inserisca nell’organo che governa la magistratura». Pur nella delusione di questi giorni verso la magistratura, è difficile immaginare che qualcosa del genere possa avvenire davvero in Italia. Resta la difficoltà di mettere in campo riforme accettabili per i magistrati, che sembrino adeguate anche ai cittadini.

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