Riforme, Financial Times contro Renzi: «Un ponte verso il nulla»

Riforme, Financial Times contro Renzi: «Un ponte verso il nulla»

04 Ottobre 2016 15.54
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Arriva dal Regno Unito una netta presa di posizione contro le riforme di Matteo Renzi.
È il Financial Times, attraverso un duro editoriale a firma Tony Barber, a bollarle senza mezzi termini come «un ponte verso il nulla».
«MENO LEGGI E MIGLIORI». Secondo il quotidiano le riforme «faranno poco per migliorare la qualità del governo, della legislazione e della politica», perché «quello di cui l’Italia ha bisogno non sono più leggi da approvare più rapidamente, ma meno leggi e migliori». Leggi che poi vengano messe in pratica e non bloccate dalla burocrazia.
L’articolo muove le fila dal rilancio del Ponte sullo Stretto riproposto da da Renzi. Un occhiolino all’elettorato della destra per il Ft: «Renzi mira a ridurre l’incentivo dei fedelissimi di Berlusconi a farlo cadere in caso di sconfitta al referendum. Vale la pena un simile progetto?».
«NON MIGLIORERÀ LA QUALITÀ». Il punto è che «le riforme costituzionali faranno ben poco per migliorare la qualità del governo, della legislazione e della politica». Renzi sostiene che le modifiche alla Costituzione daranno più stabilità al sistema istituzionale, spiega ancora Barber. Ma non servirà a molto, perché il record di tutti i governi del dopoguerra confuta questa tesi: il parlamento italiano ha approvato più leggi di Stati Uniti, Francia, Germania e Regno Unito. «Nonostante Renzi non abbia la maggioranza al Senato, il suo governo ha approvato la riforma del mercato del lavoro e le agevolazioni fiscali che sono al centro del suo programma».
«ITALICUM CATTIVA RIFORMA». Anche la riforma del Senato non aiuterà in questo senso, perché il problema vero «è la frammentazione del sistema politico italiano». Non solo: per il Financial Times anche l’Italicum è «una cattiva riforma», che consegna il potere «alla maggioranza per cinque anni».  «Nelle capitali europee, il sentimento comune è di sostenere Renzi. Un’Italia senza timone, vulnerabile a una crisi bancaria e al movimento anti-establishment dei Cinque stelle, porterebbe problemi seri. Eppure, una sconfitta di Renzi al referendum non per forza destabilizzerà l’Italia. Una vittoria, invece, potrebbe far emergere la follia di mettere gli obiettivi tattici della sopravvivenza di Renzi davanti al vero bisogno strategico che ha l’Italia, quello di una sana democrazia».

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