Riforme, Renzi tende la mano a Grillo

Riforme, Renzi tende la mano a Grillo

02 Gennaio 2014 06.00
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Un drastico ripensamento del Senato è ramoscello d’ulivo di
Matteo Renzi a Beppe Grillo. Il 2014 del segretario del Partito
democratico comincia da buoni propositi, e proposte concrete.
Primo fra tutti l’idea di «risparmiare un miliardo» di euro
grazie alla trasformazione del Senato in una Camera degli enti
locali, «altro che i 40 milioni di rimborsi elettorali cui hanno
rinunciato i grillini». «Se i senatori Cinque Stelle sono
d’accordo lo facciamo domani».
Nella sua intervista al Fatto Quotidiano, l’ex
rottamatore ha parlato del discorso di fine anno del presidente
della Repubblica Giorgio Napolitano («Quello di San Silvestro è
stato un messaggio che invita al coraggio delle riforme e a
occuparsi di lavoro e lo condivido»), riflettuto sui vincoli
dell’Ue in vista delle prossime elezioni europee («Se
all’Europa proponi riforme istituzionali e un Jobs Act che
attiri investimenti stranieri, è evidente che il vincolo del
deficit al 3 per cento del Pil si può sfondare») ma soprattutto
invitato il M5s a collaborare per «cambiare l’Italia».
«IL M5S DEVE FARE ACCORDI PER VINCERE LE
BATTAGLIE»
. «Alcune battaglie – anche sacrosante –
del M5s possono essere portate a termine solo se i cittadini
pentastellati fanno accordi», ha avvertito Renzi, che per
specificare il concetto a tenuto a correggere Grillo sui meriti
attribuiti al Movimento nel suo controdiscorso di fine anno sulla
decadenza del Cavaliere, sulla mancata riforma dell’articolo
138 o sul taglio dei costi della politica. «Il voto palese è
stata decisione del Pd e determinante è risultato il voto della
senatrice Linda Lanzillotta che non mi pare grillina. La riforma
del 138 è saltata quando ha cambiato idea Berlusconi, dopo che
è uscito dal governo, lo sanno tutti. E sui costi della
politica, Grillo ha rinunciato alla propria quota di
finanziamento, per circa 40 milioni di euro, ma sul voto che,
bloccando le Province, porta a un risparmio come minimo dieci
volte più grande, non solo i Cinque Stelle sono stati contrari
ma addirittura hanno fatto ostruzionismo agli ordini del compagno
Brunetta», ha sottolineato Renzi.
«I GRILLINI CAMBINO FORMA MENTIS». Il
segretario del Pd ha specificato: «Per i parlamentari cinque
stelle il 2014 sarà l’anno chiave, quello in cui devono
decidere se cambiare forma mentis: ci sono quelli che credono
alle scie chimiche e ai microchip nel cervello, e questi fanno
ridere, ma sta anche nascendo un gruppo dirigente molto
interessante». Su alcuni temi hanno fatto cose giuste, sul
Milleproroghe, sugli affitti d’oro della Camera. Ma le loro
posizioni sono passate solo perché qualcuno del Pd ha deciso che
bisognava andare in quella direzione, in altri casi
l’iniziativa è stata nostra, come per bloccare l’emendamento
sulle slot machine».
«ELIMINARE BICAMERATISMO PERFETTO». Per il
sindaco di Firenze la la madre di tutte le battaglie è la
trasformazione del Senato in Camera delle autonomie locali. «Se
sei presidente di una Regione o sindaco, sei automaticamente
senatore, senza indennità aggiuntive. E in Senato puoi esprimere
il tuo parere solo sulle materie, quelle che riguardano gli enti
locali. Finisce il bicameralismo perfetto e macchina burocratica
drasticamente semplificata», ha detto spiegando il modello che
ha in testa. «Basterebbe un sì dei senatori Cinque Stelle e
cambieremmo la storia italiana. Ma loro nicchiano, chissà
perché…».
«ITALIA FUORI DALL’EURO? SAREBBE UN
DISASTRO».
Sulla possibile uscita dell’Italia
dall’Euro invece Renzi ha sbattuto la porta in faccia a Grillo
che sul tema aveva evocato un referendum nel suo video-messaggio
del 31 dicembre. Un «no» categorico. «Uscire oggi
dall’euro avrebbe ripercussioni decisamente negative sulla
vita degli italiani, schizzerebbero i tassi di interesse, sarebbe
più difficile lavorare per le imprese, si indebolirebbe ancora
la capacità d’acquisto delle famiglie. Sono pronto a una
discussione, ma nel merito sono in disaccordo. L’eccesso di
tecnocrazia nella gestione dell’euro si risolve non
eliminando l’euro, ma riportando la politica a fare il suo
mestiere», ha spiegato Renzi.

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