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Stragi naziste, verso il pignoramento dei beni tedeschi in Italia

Stragi naziste, verso il pignoramento dei beni tedeschi in Italia

I familiari delle vittime dell’eccidio di Distomo hanno dato battaglia in Cassazione grazie a una sentenza della Consulta del 2014. Si punta ai fondi di Deutsche Bahn. La storia.

25 Giugno 2019 21.28

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«Un processo pilota» che tenta la strada del pignoramento dei crediti che un colosso statale come Deutsche Bahn, le ferrovie tedesche, vanta in Italia, per ottenere i risarcimenti per le stragi naziste del ’44. A sfidare la Germania è l’avvocato Joachim Lau, un tedesco da anni residente in Toscana, pioniere delle cause contro i crimini di guerra nazisti, che il 25 giugno, per conto dei familiari delle vittime della strage di Distomo, ha battagliato in Cassazione per portare avanti la procedura esecutiva per i risarcimenti, instaurata presso il tribunale civile di Roma.

APPOGGIO IN ITALIA PER UNA SENTENZA GRECA

Berlino finora è sempre riuscita a evitare i risarcimenti; adesso i parenti delle vittime cercano una sponda dai giudici italiani, tentando l’esecuzione forzata. Tutto comincia con una sentenza del tribunale della città di Livadia (in Grecia), che alla fine degli anni ’90 aveva condannato la Germania a risarcire i familiari di 218 vittime della strage di Distomo, commessa dalla Wehrmacht nel giugno 1944. Quella vittoria in tribunale è però rimasta lettera morta. «La sentenza», ha spiegato infatti l’avvocato Lau, «non era eseguibile in Grecia, in quanto la legge lì prevede che una tale azione debba essere autorizzata dal governo, che però ha fermato l’esecuzione» per questioni attinenti ai rapporti tra i due Paesi e in relazione al forte debito pubblico greco. Un avvocato ha allora portato tutto davanti alla corte di Strasburgo, ma senza successo. Nella decisione europea, però, ha aggiunto Lau, «c’era scritto che la sentenza di risarcimento poteva essere eseguita in un altro Paese. Abbiamo indagato e abbiamo chiesto e ottenuto il riconoscimento del titolo esecutivo greco in Italia e con questo titolo abbiamo pignorato i crediti della ferrovia tedesca nei confronti delle ferrovie italiane», milioni che le due società ripartiscono dalla vendita dei biglietti.

PROCURA GENERALE A FAVORE DEI QUERELANTI

Si è scelto l’Italia perché la Corte costituzionale nel 2014 ha dichiarato incostituzionale la legge che (recependo una decisione della Corte internazionale dell’Aia) aveva bloccato ogni esecuzione contro la Germania, aprendo alla causa per risarcimento. In gioco ci sono 50 milioni di euro e Lau ha seguito la strada della procedura esecutiva presso il tribunale di Roma, ora interrotta perché la Deutsche Bahn ha presentato ricorso in Cassazione, ritenendo illegittimo il procedimento. Nell’udienza, tenuta nella mattinata del 25 davanti alla Terza sezione civile della Cassazione, ha fatto sapere il legale, la procura generale ha chiesto di respingere il ricorso tedesco. E se la Suprema Corte dovesse decidere allo stesso modo, non sarebbe la vittoria finale ma significherebbe che il procedimento di esecuzione può continuare. Un nuovo piccolo colpo per abbattere il muro.

SENTENZA PILOTA PER ALTRE CAUSE CONTRO BERLINO

Il verdetto si conoscerà solo nelle prossime settimane, con le motivazioni. «Questo è un processo pilota», ha osservato Lau. «Ci sono altre sentenze in attesa del procedimento esecutivo, ma è difficile individuare il patrimonio tedesco in Italia e una delle possibilità è la Deutsche Bahn, perché secondo la Costituzione tedesca, le ferrovie fanno parte del patrimonio della Germania federale». A Roma è venuto anche il neo sindaco di Distomo, Iannis Stathas, ex deputato di Syriza, a testimoniare l’importanza dei risarcimenti per la sua comunità: «Vogliamo che sia resa giustizia alle vittime contro tutti quelli che hanno perpetrato crimini contro l’umanità, a prescindere da quanto tempo sia passato. Siamo cresciuti nel ricordo di queste stragi e diciamo ‘mai più fascismo, mai più nazismo‘. Vogliamo che la sentenza sia positiva anche per dare un segnale a nuovi rigurgiti fascisti».

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