Il Tar obbliga tre ministeri a informare sui rischi dei cellulari

Il Tar obbliga tre ministeri a informare sui rischi dei cellulari

16 Gennaio 2019 10.58
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I ministeri dell'Ambiente, della Salute e dell'Istruzione, entro sei mesi a partire dal 16 gennaio 2019, dovranno adottare una campagna informativa sulle corrette modalità d'uso di cellulari e cordless, e sui rischi per la salute e per l'ambiente connessi al contrario a un loro utilizzo improprio. Il Tar del Lazio, infatti, ha parzialmente accolto un ricorso in questo senso proposto dall'Associazione per la prevenzione e la lotta all'elettrosmog. L'associazione si era rivolta ai giudici amministrativi per contestare l'inerzia serbata dai ministeri in relazione a un atto di diffida del 28 giugno 2017, diretto a promuovere l'adozione di provvedimenti finalizzati all'informazione capillare della popolazione, nonché per obbligare i ministeri a emanare il decreto del 22 febbraio 2001, contenente la legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici.

LA CAMPAGNA INFORMATIVA DEVE PARTIRE

Il Tar ha ritenuto inammissibile la richiesta diretta a ottenere l'emanazione del decreto ministeriale «per difetto assoluto di giurisdizione». Ma ha deciso diversamente in merito al mancato avvio da parte dei ministeri competenti di una campagna informativa rivolta alla intera popolazione. Per i giudici, infatti, risulta che già il 16 gennaio 2012 il ministero della Salute aveva evidenziato che il tema dei possibili rischi per la salute conseguenti all'uso del cellulare fosse alla costante attenzione del ministero stesso, evidenziando come il Consiglio superiore di Sanità, in un parere del 15 novembre 2011, aveva rilevato che allo stato delle conoscenze scientifiche non fosse dimostrato alcun nesso di causalità tra esposizione a radiofrequenze e patologie tumorali, rimarcando tuttavia come l'ipotesi di un rapporto causale non potesse essere del tutto esclusa in relazione a un uso molto intenso del cellulare, e comunque raccomandato di mantenere vivo l'interesse della ricerca e della sorveglianza sul tema. Il Tar, constatato che «nonostante il ragguardevole lasso di tempo intercorso, la preannunciata campagna informativa non risulta essere stata ancora attuata», ha ritenuto di dichiarare «l'obbligo del ministero dell'Ambiente, del ministero della Salute e del ministero dell'Istruzione, ciascuno per il proprio ambito di competenza, di provvedere ad adottare una campagna informativa, rivolta alla intera popolazione, avente a oggetto l'individuazione delle corrette modalità d'uso degli apparecchi di telefonia mobile (telefoni cellulari e cordless) e l'informazione dei rischi per la salute e per l'ambiente connessi a un uso improprio di tali apparecchi. La predetta campagna di informazione e di educazione ambientale dovrà essere attuata nel termine di sei mesi dalla notifica» della sentenza, «avvalendosi dei mezzi di comunicazione più idonei ad assicurare una diffusione capillare delle informazioni in essa contenute».

ESULTANO I PROMOTORI DEL RICORSO

Gli avvocati Stefano Maria Commodo e Renato Ambrosio, legali dell'Associazione per la prevenzione e la lotta all'elettrosmog, hanno definito la sentenza del Tar del Lazio «rivoluzionaria» e «senza precedenti». Secondo loro, infatti, è stato coronato «un percorso di democrazia giudiziaria che ha permesso di creare un'interlocuzione tra cittadini e istituzioni». Con quali risultati? «Ora possiamo lasciare un segno e sperare in un utilizzo migliore dei cellulari, soprattutto per i giovani, che li usano molto e sono i più indifesi per configurazione fisica. Non vogliamo andare contro la tecnologia né fare una battaglia di retroguardia, ma sollecitare un'industria che rappresenta un'eccellenza a sviluppare la tecnologia nel rispetto della salute delle persone. Monitoreremo la campagna che dovrà essere pronta entro il 16 luglio». Laura Masiero, presidente dell'Associazione per la prevenzione e la lotta all'elettrosmog, ha ricordato le tappe che hanno portato fino a questo punto: «Da tempo, e senza ottenere risposte, chiedevamo ai ministeri di informare la popolazione sui rischi dei dispositivi mobili. Rischi che non possiamo sottovalutare, come dimostrano innumerevoli studi scientifici. Tra i soggetti più a rischio ci sono i bambini, che spesso giocano con il cellulare dei genitori, e i ragazzi, che si addormentano con le cuffie nell'orecchio e hanno il telefonino sempre in tasca. I cellulari non sono giocattoli, sono una tecnologia utile ma che va usata adeguatamente. I cittadini devono essere informati. Vigileremo sulla campagna e ci prepariamo alla prossima battaglia: quella nei confronti della rete 5G».

LA TESTIMONIANZA DI ROBERTO ROMEO

Roberto Romeo, dipendente Telecom a cui, nel 2010, era stato diagnosticato un tumore che lo ha reso sordo dall’orecchio destro a causa della prolungata esposizione lavorativa alle frequenze emesse dal suo telefonino, e che nel 2018 ha vinto una causa civile contro l'Inail, si è candidato a fare da testimonial per la campagna informativa: «Voglio insegnare agli altri a utilizzare il cellulare perché non si ammalino». Romeo, nella sua battaglia giudiziaria, è stato assistito dagli stessi avvocati che hanno portato avanti le ragioni dell'Associazione per la prevenzione e la lotta all'elettrosmog. «Il mio orecchio ormai è andato, non c'è più nulla da fare. Ma posso andare nelle scuole a fare formazione per evitare che a qualcun altro succeda quello che è successo a me», ha detto Romeo, «nell'azienda in cui lavoravo e lavoro tutt'ora non hanno ancora organizzato la formazione, ma, almeno, hanno fornito auricolari a filo».

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