Stefano Caviglia

Perché sui risparmiatori il governo deve fare marcia indietro

Perché sui risparmiatori il governo deve fare marcia indietro

04 Aprile 2019 12.39
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Gli ultimi sviluppi della vicenda dei rimborsi ai risparmiatori hanno sorpreso perfino l’ex sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta (Pd), che la conosce molto bene, avendola gestita per mesi durante il governo Gentiloni.

«Il fatto che la prima condizione posta dal ministro Tria sia la protezione dei funzionari del Mef dal rischio di rivalse della Corte dei Conti», dice a Lettera43.it, «mi sembra surreale. La soluzione è molto più semplice: basta che il governo faccia marcia indietro e torni alla legge approvata a settembre scorso, reintroducendo la figura dell’arbitro terzo che valuti le posizioni dei risparmiatori».

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LA LEGGE SUI RISPARMIATORI APPROVATA A FINE LEGISLATURA

Più passano i giorni più si fa evidente che il meccanismo si è inceppato per una raffica di errori del governo e che il tentativo di farlo ripartire cammina su una corda tesa, scossa a ogni momento dai conflitti fra il Movimento 5 stelle e il ministro dell’Economia. Tutto è cominciato sul finire della scorsa legislatura, quando il parlamento, ormai già in vista delle elezioni politiche del 2018, ha approvato una legge che sembrava mettere insieme tutte le tessere del mosaico: le risorse (all’inizio solo 100 milioni) del fondo dei conti bancari "dormienti"; il rispetto delle regole europee (niente rimborsi a pioggia); le speranze di tanti risparmiatori traditi, ossia indotti a comprare titoli della propria banca sulla base di informazioni fuorvianti.

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La materia era e resta delicatissima. Rimborsare azionisti che hanno subito una perdita può costituire un precedente molto pericoloso sia a livello italiano che europeo. «Anche per questo ci fu a suo tempo una certa resistenza della burocrazia», prosegue Baretta, «che superammo affidando all’Anac il ruolo di arbitro, esterno al governo, che avrebbe dovuto individuare i risparmiatori effettivamente vittime di vendite abusive».

LA PRESSIONE DEL M5S PER BLOCCARE IL PROVVEDIMENTO

Fu allora che scattò il primo corto circuito. Al momento di firmare i decreti attuativi si era già insediato il nuovo parlamento e i 5 stelle cominciarono a fare una pressione fortissima per bloccare tutto, dicendo che il vecchio governo, in carica solo per l’ordinaria amministrazione, non aveva più legittimità per un provvedimento del genere, anche perché loro erano pronti a fare una nuova legge. «All’epoca immaginai», aggiunge l’ex sottosegretario, «che il nuovo partito di maggioranza avrebbe cambiato qualcosa per prendersi il merito del provvedimento, ma senza pregiudicare il diritto dei risparmiatori a ottenere il denaro. Ora penso che abbiamo sbagliato, se così si può dire, per troppa correttezza. Se avessimo avuto meno riguardi per le loro obiezioni oggi forse un certo numero di risparmiatori avrebbe già i soldi».

In un primo momento il nuovo governo fece quello che prevedeva Baretta, infilando nel Milleproroghe un articolo per aumentare la dotazione da 100 milioni in quattro anni fino a 1 miliardo e mezzo (grazie alle risorse emerse nel frattempo nel fondo dei conti dormienti) lasciando per il resto le cose più o meno come stavano. Tant’è che più di 500 risparmiatori furono rapidamente indennizzati in quei mesi. Ma questo non bastò alla maggioranza parlamentare. L’obiettivo (specie dei 5 stelle, perché la Lega su questo sembra andare un po’ al traino) era intestarsi il merito di una legge nuova che consentisse di rimborsare un numero molto maggiore di persone. Tanto i soldi c’erano.

IL GOVERNO ABOLISCE OGNI CRITERIO SELETTIVO

Ma è qui che il governo sbagliò clamorosamente i conti, fuorviato forse anche da un paio di associazioni di risparmiatori locali legate al Movimento 5 stelle. Nella legge di Bilancio 2019 fu inserita una norma che prevedeva una specie di "tana libera tutti" per rimborsare tutti gli azionisti delle banche, indipendentemente da qualunque dimostrazione di vendita ingannevole (il cosiddetto mis-selling) e tanto meno dal giudizio di un arbitro terzo, figura sostituita da una commissione di nove membri tutti di nomina governativa. Come se non bastasse, la legge prevedeva di rimborsare perfino quelli che avevano comprato le azioni delle banche da altri risparmiatori quando il loro valore era già precipitato a zero, con evidente intento speculativo. Una vera provocazione per la Commissione europea, che oltretutto non piacque neppure ai risparmiatori, perché a fronte dell’abolizione di ogni criterio selettivo imponeva ai rimborsi un tetto tombale del 30%.

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LA RESISTENZA DI TRIA

È su questo provvedimento che Tria non ha voluto mettere la faccia, nella convinzione che una cosa del genere a Bruxelles non sarebbe passata mai. Quindi nei giorni scorsi ha scritto un provvedimento con una serie di limitazioni. Fra le altre: rimborsi automatici solo fino a un tetto massimo di 100 mila euro e solo per chi ha un reddito sotto i 35 mila; requisiti di indipendenza per i nove membri della commissione che dovrà giudicare gli altri casi. Ma i 5 stelle e la Lega lo hanno bocciato rispedendolo al mittente (come ha raccontato a più riprese ai risparmiatori il senatore 5 stelle Gianluigi Paragone). E non si fa fatica a comprendere il perché, visto che otterrebbe il clamoroso risultato di far arrabbiare sia la Commissione europea che i risparmiatori italiani.

I PALETTI PER PROTEGGERE I FUNZIONARI DEL MEF

A questo punto viene fuori il coniglio dal cilindro: i paletti per proteggere i funzionari del ministero dell’Economia in caso gli atti fossero contestati dalla Corte dei Conti chiesti da Tria (che la dicono lunga su quanto il ministro apprezzi ciò che si sta cucinando nelle stanze del governo) in cambio di rimborsi a tutti senza istruttorie da parte di un arbitro. Ma è un compromesso che zoppica fin dal primo momento. «Se il governo vuole davvero indennizzare chi ne ha diritto», è la conclusione di Baretta, «ha solo una strada: tornare a indicare un arbitro esterno per le valutazioni sul diritto ai rimborsi, come avevamo fatto noi». Ne avrà il coraggio, in piena campagna elettorale per le Europee?

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