La risposta dell'Italia alla lettera Ue sulla manovra

La risposta dell’Italia alla lettera Ue sulla manovra

13 Novembre 2018 14.30
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Il Consiglio dei ministri riunito sulla manovra ha approvato modifiche al Documento programmatico di bilancio, che entro la mezzanotte è stato inviato dal ministero dell'Economia alla Commissione europea, assieme a una lettera di accompagnamento riportata qui sotto. La riunione a Palazzo Chigi si è conclusa dopo le 22 del 13 novembre, ma già al termine del vertice preparatorio a quattro – presenti il premier Giuseppe Conte, i vice Matteo Salvini e Luigi Di Maio e il ministro del Tesoro Giovanni Tria – era filtrata la prima notizia: saldi e stime di crescita della legge di bilancio (2,4% di deficit e 1,5% di crescita) «restano invariati».

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SPUNTANO TRE ELEMENTI CORRETTIVI

Entrando a Palazzo Chigi, del resto, Salvini aveva mostrato i muscoli: «Stiamo lavorando a una manovra che garantisca più posti di lavoro, più diritto alla pensione e meno tasse per tanti italiani. Se all'Europa va bene siamo contenti, altrimenti tiriamo dritto». Tuttavia, al termine del Consiglio dei ministri vero e proprio, fonti governative della stessa Lega hanno fatto sapere che nel documento inviato all'Ue ci sono almeno tre elementi correttivi: clausole di salvaguardia per evitare che il deficit/Pil salga oltre il 2,4%, qualora le previsioni di crescita dell'esecutivo non vengano confermate dalla realtà; un nuovo piano di privatizzazioni e dismissioni immobiliari del patrimonio dello Stato; e un meccanismo rafforzato di controllo automatico della spesa pubblica.

DI MAIO: «NON VENDIAMO I GIOIELLI DI FAMIGLIA»

Uscendo da Palazzo Chigi, Di Maio ha spiegato: «Nel programma di dismissioni non ci sono i gioielli di famiglia. Stiamo parlando di immobili e beni dello Stato di secondaria importanza. Sicuramente la dismissione avrà un effetto sul debito. L'impatto è quantificato nella lettera che sarà inviata a Bruxelles, lascio al ministro Tria il compito di svelare le cifre». Quanto alle pensioni quota 100, fonti della Lega hanno detto che la riforma della legge Fornero partirà subito, dunque già nei primi mesi del 2019, mentre il valore delle dismissioni «anche immobiliari» che l'esecutivo si propone di realizzare con la manovra sarebbe pari «all'1% del Pil» nel 2019, ovvero a circa 18 miliardi di euro. Tale obiettivo dell'1% risulta confermato nel testo della lettera che Tria ha inviato alla Commissione europea, dove si cita anche il reddito di cittadinanza. L'Italia chiede inoltre 3,6 miliardi di flessibilità (0,2% del Pil) per fronteggiare i danni causati dal maltempo e contrastare il dissesto idrogeologico, oltre che per ricostruire il ponte Morandi a Genova ed effettuare interventi di manutenzione straordinaria sulla rete viaria nazionale.

MERKEL INVOCA IL DIALOGO PER ARRIVARE A UNA SOLUZIONE

In Europa si è già fatta sentire Angela Merkel, che ha invocato una mediazione: «L'Italia è un Paese fondatore dell'Unione europea e ha deciso con gli altri le regole. È importante giungere a una soluzione ed è importante che lo si faccia nel dialogo con la Commissione europea. Lo ha detto anche il premier Conte». La cancelliera tedesca ne ha parlato a Strasburgo, rispondendo alle domande degli eurodeputati sulla legge di bilancio dell'esecutivo di Roma.

I CHIARIMENTI RICHIESTI DA BRUXELLES

Salvini e Di Maio, dunque, non solo non intendono arretrare sulle stime di crescita previste per i prossimi anni, ma non vogliono nemmeno abbassare l'asticella del rapporto deficit/Pil, fissato al 2,4% per il 2019. Tria, da parte sua, ha smentito «voci e indiscrezioni apparse sui giornali secondo cui il tasso di crescita dell'Italia sia stato o sia oggetto di dibattito politico». La Commissione europea, tuttavia, oltre a un nuovo Documento programmatico di bilancio, attendeva anche la risposta dell'Italia sui cosiddetti «fattori rilevanti» che possano giustificare una riduzione del rapporto debito/Pil meno marcata di quella richiesta. Se Roma non avrà successo nell'invocare le circostanze eccezionali previste dai trattati, Bruxelles non potrà concedere all'Italia nessuna flessibilità e quindi sarà inevitabile l'avvio di una procedura d'infrazione per debito eccessivo.

Le tre soluzioni sulla manovra da proporre nella lettera all’Ue

Lasciando il deficit al 2,4%, la prima ipotesi prevede di tagliare la stima del Pil per il 2019 portandolo a +1,2% di crescita, anche perché Bruxelles non crede che l’1,5 ipotizzato nella nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza ( Def) sia credibile.

IL GOVERNO SCOMMETTE SULLA DEBOLEZZA DI BRUXELLES

Sulla questione è intervenuto anche il vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, che ha dichiarato: «Non ho ancora visto niente, aspettiamo la risposta dell'Italia. Sono socialista, sono sempre ottimista». Ma il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo, era stato categorico sulle stime di crescita: «Modificarle non esiste. Noi scriveremo all’Europa che la strada giusta è quella». Si scommette quindi sulla debolezza di una Commissione europea arrivata quasi a fine mandato e sulla capacità di mediazione del premier Conte con i partner europei, a partire proprio da Merkel, per sventare una procedura d'infrazione che in questo momento appare inevitabile.

L'EDITORIALE PUBBLICATO DAL FINANCIAL TIMES

Non a caso ambienti del M5s hanno accolto con favore l’editoriale pubblicato il 13 novembre sul Financial Times da David Folkerts-Landau, capo economista di Deutsch Bank. Che ha avvertito: «Una crisi del debito in Italia porrebbe un rischio esistenziale all’Eurozona». Landau ha quindi invocato l’intervento del Fondo salva-Stati (Esm) e ha proposto un patto per superare l’impasse: «L’Italia accetta che i miglioramenti duraturi per la sua crescita non sono raggiungibili senza riforme strutturali. L'Europa riconosce che la soluzione all’eccesso di debito non è l’austerità assoluta».

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