Samuele Cafasso

Dopo Ristora anche Menarini toglie la pubblicità a Libero

Dopo Ristora anche Menarini toglie la pubblicità a Libero

24 Gennaio 2019 13.27
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Continua la fuga degli inserzionisti dal quotidiano Libero dopo la prima pagina in cui si associa arbitrariamente la crisi economica e la crescita delle persone che si dichiarano gay. Menarini, multinazionale del farmaco che nell'edizione del 24 gennaio compare ancora tra gli inserzionisti del quotidiano milanese diretto da Pietro Senaldi e Vittorio Feltri, ha dichiarato in una mail spedita all'europarlamentare Daniele Viotti l'intenzione di dissociarsi da Libero. «Gentile Onorevole Viotti – si legge nella mail – la ringraziamo per la sua email e per la segnalazione in merito al titolo apparso ieri sul quotidiano “Libero”. Anche noi di Menarini ci sentiamo profondamente offesi da quelle parole perché si discostano totalmente dai valori che ci contraddistinguono come azienda. Il nostro gruppo, presente in 136 paesi nel mondo con 17.000 dipendenti, ha sempre tutelato la libertà individuale. Pertanto rifiutiamo categoricamente ogni tipo di discriminazione fondata su etnia, religione, orientamento sessuale, opinione o condizione personale e sociale. Per questi motivi, agiremo di conseguenza».

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Viotti, subito dopo la prima pagina contestata, aveva spedito una lettera agli inserzionisti di Libero, a partire da Ristora la cui pubblicità compariva a fianco della testata, chiedendo di ritirare le pubblicità. «Il mio è un piccolo gesto: non comprerò più – e chiederò a tutti di fare altrettanto – prodotti Ristora fino a quando l'azienda non prenderà distanza dalle posizioni del giornale», aveva scritto l'europarlamentare su Facebook. Insieme a lui, lo stesso avevano fatto molte associazioni, tra cui il Mario Mieli di Roma. Il 23 gennaio in prima pagina di Libero, al posto di Ristora, compare una pubblicità dell'immobiliarista "Immobildream" di cui è presidente Roberto Carlino. Infatti, come anticipato da Lettera43.it, Ristora ha deciso di ritirare immediatamente le sue inserzioni dopo aver ricevuto, ha spiegato un portavoce, molte email critiche. «Non vogliamo in nessun modo che il nostro nome venga accostato a quello di Libero» aveva spiegato un portavoce.

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