Ristrutturazione periodica

Redazione
07/10/2010

Marina Berlusconi e suo fratello Piersilvio in queste settimane si recano spesso in Mediobanca a parlare con Alberto Nagel, l’amministratore...

Ristrutturazione periodica

Marina Berlusconi e suo fratello Piersilvio in queste settimane si recano spesso in Mediobanca a parlare con Alberto Nagel, l’amministratore delegato che, dopo l’uscita di Cesare Geronzi, si sta battendo per mantenere viva la centralità dell’istituto sulla scena finanziaria italiana.
Nagel infatti supplisce, con rinnovato attivismo, alla possibile perdita di appeal della banca, rispetto a quando a guidarla c’erano figure carismatiche come Enrico Cuccia, Vincenzo Maranghi, e da ultimo lo stesso Geronzi, ora felicemente intronato alla testa delle Assicurazioni Generali.

Mediaset, Silvio medita di scendere al 20%

Con Piersilvio, si parla naturalmente di televisione, e non di programmi ma di possibili alleanze. Nonostante le smentite, è infatti scontato che Silvio Berlusconi abbia deciso di approfittare del suo viaggio-lampo a Mosca per il compleanno di Vladimir Putin per incontrare anche alcuni imprenditori interessati a investire in Mediaset.
Il Cavaliere ha detto ai suoi collaboratori che non disdegnerebbe ridurre ulteriormente, anche fino al 20%, la quota con cui controlla oggi il suo impero televisivo.
Gli investimenti sul digitale, la non floridissima situazione della partecipata Endemol, la sempre più decisa concorrenza di Sky, lo avrebbero consigliato a fare cassa per attrezzarsi a reggere le prossime sfide.
Le conversazioni con Marina, che siede anche nel consiglio d’amministrazione di Mediobanca, vertono però naturalmente anche sui destini dell’editoria cartacea.
La presidente della Mondadori è preoccupata dalle prospettive del settore. Non che la casa editrice di Segrate abbia urgenti problemi da risolvere, anzi: quest’anno, a sentire le voci, a fronte di un minimo calo dei ricavi ci sarà un forte aumento della redditività, dovuto in gran parte ai risultati del piano di ristrutturazione destinato a ridurre in tre anni di 600 unità il personale dell’azienda.
Il tema oggetto di riflessione è dunque un altro, e verte sul futuro di una casa editrice il cui portafoglio è fortemente sbilanciato sul fronte dei periodici, un settore che più di altri ha patito negli ultimi anni i morsi della crisi.

Per Mondadori più digitale e uno spin-off

Marina ha dunque posto due questioni: un riequilibrio dei ricavi che passi per un forte sviluppo del digitale (e l’arrivo da Vodafone di Vittorio Veltroni è in questo senso una dichiarazione di intenti), e una riorganizzazione della divisione periodici che sfoci in una sua possibile societarizzazione.
Insomma, uno spin-off con da una parte i libri, dall’altra mensili e settimanale che così impacchettati potrebbero più facilmente favorire la cessione di alcune testate piuttosto che alleanze con altri editori.
Di qui l’invito – che non è sfociato però ancora in un mandato ufficiale – affinché Mediobanca studi la fattibilità dell’operazione, assistita in questo dalla Sinergetica di Bruno Ermolli, consigliere d’amministrazione di Mondadori nonché storicamente ascoltato consulente del gruppo Fininvest.
L’idea di creare una apposita società per i periodici era stata evocata anche a proposito del possibile accordo con la Rcs per l’acquisto di alcuni dei suoi giornali.
Nel pletorico patto di sindacatoche governa la casa editrice della erre verde si è infatti fatta strada l’idea di sondare tutte le possibili strade che portino alla vendita di alcuni o tutti i periodici, con modalità però ancora da stabilire.
Una delle ipotesi prese in considerazione (ma secondo quanto risulta a Lettera43 oramai tramontata) era di conferire alla Mondadori l’intera divisione in cambio di soldi e di una quota di minoranza nella nuova società frutto dello scorporo.

Periodici Rizzoli: chi farà il “lavoro sporco”?

Idea evocata, che ha tenuto per un attimo in allerta le rispettive divisioni finanziarie, ma che si scontra con la diversità di esigenze tra compratore e venditore.
Se infatti Mondadori vorrebbe ricevere i periodici Rcs già ristrutturati e alleggeriti alla fonte, la casa editrice guidata da Antonello Perricone ha invece tutto l’interesse che il “lavoro sporco” venga fatto dall’acquirente, anche se ciò comportasse un sostanzioso sconto se non addirittura una dote per agevolare l’operazione.
Sulla Rizzoli, per altro, non si erano posati soltanto gli occhi della Mondadori.
Nei mesi scorsi c’era stata da parte di Grüner+Jahr, che in Italia edita alcune testate proprio in joint venture con Segrate, una forte manifestazione di interesse, poi però precipitosamente dissoltasi a fronte della eccessiva onerosità di un eventuale acquisto.
Intanto, in attesa che dalle intenzioni e dai larvati approcci si passi al concreto, si registra un certo fervore tra i manager del settore.
Il quotidiano confindustriale Sole 24 Ore, dove è sbarcato da poco Gianluca Perin, l’ex direttore del personale della Mondadori, cerca ora il sostituto del direttore generale Alessandro Bompieri, tornato in Rcs come amministratore delegato della Libri.
E sembra certo che per la sua sostituzione il giornale economico voglia pescare ancora a Segrate, puntando sull’attuale direttore generale dei periodici Gianni Vallardi.