In Grecia finisce l’era Tsipras: vince il centrodestra di Mitsotakis

Ad Atene si chiude un'era. Il governo torna nelle mani di Nea Demokratia, il centrodestra da cui partì la crisi finanziaria. Mitsoakis premier con quasi il 40% delle preferenze. Syriza oltre il 31%, ma non basta. Varoufakis torna in parlamento.

08 Luglio 2019 07.20
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L’era Tsipras è finita e Kiriakos Mitsotakis va alla guida della Grecia. Il 51enne leader del partito di centrodestra, Nea Dimokratia, ha condotto i suoi a una netta vittoria, mettendo fine al governo della sinistra e aprendo le porte a un periodo di riforme. Le parole d’ordine? Meno tasse, più apertura agli investimenti privati e meno burocrazia. Il verdetto delle urne consente a Mitsotakis di governare con una maggioranza monocolore in parlamento. Ha già giurato da primo ministro, accolto dal presidente della Repubblica Prokopis Pavlopoulos, ma anche davanti al capo della Chiesa ortodossa greca, Ieronimos II. Cosa che Tsipras non aveva fatto.

L’ex primo ministro Alexis Tsipras ringrazia i suoi sostenitori alla vigilia delle elezioni politiche, 7 luglio 2019, Atene. (Photo by Milos Bicanski/Getty Images)

NEA DEMOKRATIA AL 39,5%

Con oltre il 75% dei voti conteggiati, Nea Dimokratia ha ottenuto il 39,5% dei voti e 158 seggi. Syriza ha preso il 31,%3(86 seggi). I socialisti di Kinal 7,9% (22); il Kke 5,4% (15); i nazionalisti di Elliniki Lysi 3,8% (10); il movimento di Diem25 di Yanis Varoufakis – l’ex ministro che torna in parlamento – il 3,5% (9). I neonazisti di Alba Dorata non sono entrati in parlamento. L’affluenza, che si temeva in calo, è stata del 57,41%, leggermente superiore alle politiche del 2015, nonostante la giornata di caldo torrido.

LE PROMESSE: MENO TASSE E SALARI PIÙ ALTI

Già nella serata del 7 luglio Mitsotakis ha fatto un breve intervento in tv dai toni ‘unificanti’ per poi apparire davanti alla folla festante di fronte alla sede di Nea Dimokratia sulla via Pireos. «Lavorerò duramente, per tutti i greci e le greche, anche per quelli che non ci hanno votato. E cominceremo subito perché non c’è tempo da perdere», ha affermato, ribadendo la sua promessa: meno tasse, salari più alti e più investimenti. E ha detto che è ora che la Grecia «si faccia sentire» in Europa. «I cittadini hanno preso il destino nelle loro mani. Domani è l’alba di un nuovo giorno».

MITSOTAKIS: «LA GRECIA RIALZERÁ LA TESTA»

L’8 luglio il futuro premier è atteso già per il giuramento. Secondo la Bbc online Mitsotakis ha detto che la Grecia «rialzerà di nuovo la testa con orgoglio». Figlio dell’ex premier Konstantinos Mitsotakis, il manager banchiere 51enne ha sottolineato come le elezioni gli hanno dato un forte mandato per il cambiamento, aggiungendo però che sarà il primo ministro di tutti perche’ i greci sono «troppo pochi per restare divisi».

SYRIZA COME MOVIMENTO DEMOCRATICO CON RADICI TRA I LAVORATORI

Tsipras, dal canto suo, ottiene un risultato migliore di quello delle elezioni europee e amministrative e sicuramente sopra ai tanti sondaggi di queste settimane, anche considerando che nel 2015 Syriza prese il 35,5%. Il premier uscente ha aggiunto che Syriza ha fatto «scelte difficili» per cambiare il paese, «pagando un alto prezzo». Tsipras ha sottolineato come il risultato odierno non sia poi così lontano dal successo del 2015. «È un onore aver ricevuto ancora questa fiducia. Noi la useremo per cambiare Syriza in un movimento democratico con forti radici tra i lavoratori. Ora analizzeremo i nostri errori e poi saremo un’opposizione responsabile ma molto attiva in Parlamento”.

TORNANO QUELLI DELLA CRISI FINANZIARIA

La Grecia ha dunque ridato fiducia al centrodestra di Nea Dimokratia, lo stesso partito che era al governo quando esplose la catastrofica crisi finanziaria, diventata poi crisi sociale. Ma che oggi si presenta come una forza nuova e diversa: Mitsotakis ha condotto una campagna elettorale giocata con sicurezza, visitando ogni angolo del Paese e promettendo il cambiamento che molti si aspettano da lui, in particolare sul fronte fiscale. Con la sua aria da riformatore moderato, pragmatico e prudente, Mitsotakis, classe 1968, economista con studi in università Usa, sembra aver conquistato la fiducia in particolare tra le classi medio-alte, da sempre ostili a Tsipras.

SU TSIPRAS PAGA LA CRISI, MA ANCHE L’INTESA CON LA MACEDONIA

Alexis Tsipras ha alla fine scontato il malcontento accumulato in questi lunghi anni in cui ha gestito la crisi – una crisi finita, nei numeri dell’economia, ma la cui fine non viene ancora avvertita da molti greci. Ma anche altri fattori hanno pesato: come l’accordo sul nome della Macedonia con Skopje, odiato dai nazionalisti. O come la gestione giudicata poco chiara e inadeguata dei micidiali incendi della scorsa estate, costati la vita ad oltre cento persone nei pressi di Rafina. Per i suoi sostenitori, il premier è riuscito ad unire la sinistra e ha difeso i diritti in tempi difficilissimi, limitando la catastrofe sociale; per i suoi detrattori non ha mantenuto troppe promesse, e in alcune occasioni non sarebbe stato sincero. Per lui, da domani, inizia una stagione all’opposizione, contro una maggioranza che appare difficile da scalfire.

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