L'Italia potrebbe ritirare le truppe dall'Afghanistan entro un anno

L’Italia potrebbe ritirare le truppe dall’Afghanistan entro un anno

28 Gennaio 2019 15.29
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Le truppe italiane potrebbero lasciare l'Afghanistan entro il 2020. Fonti della Difesa hanno confermato che «il ministro Trenta ha dato disposizioni al Coi (il Comando operativo di vertice interforze – ndr) di valutare l'avvio di una pianificazione per il ritiro del contingente italiano». L'Italia è impegnata all'interno della missione Nato Resolute Support, un dispositivo che prevede l'assistenza alle forze afghane. Con 895 uomini l'Italia rappresenta il terzo contingente per dimensioni dopo degli Usa (8.475 cui vanno aggiunti altri 6 mila dell'Operazione Freedom’s Sentinel) e quello della Germania (1.300). Secondo il ministero «l'orizzonte temporale potrebbe essere quello di 12 mesi». L'indiscrezione è arrivata a ridosso dell'annuncio di un accordo di massima tra Stati Uniti e talebani per un nuovo cessate il fuoco e il ritiro del contingente statunitense dal Paese. Da ambienti governativi è stato anche spiegato che la decisione è stata discussa sia con gli alleati americani, sia con la Nato, sia con le autorità afgane. Palazzo Chigi hatto sapere che «la richiesta di valutare una pianificazione del ritiro del contingente italiano avviata dal ministro Trenta è stata condivisa con la presidenza del consiglio».

IL MINISTRO MOAVERO: «TRENTA NON NE HA PARLATO CON ME»

Tuttavia, il ministro degli Esteri sostiene di non saperne nulla. «Lo apprendo adesso che lo avrebbe detto oggi. Non ne ha parlato con me» ha risposto Enzo Moavero Milaneso ad una domanda sull'avvio delle pianificazioni per il ritiro. «Non appena torno a Roma – ha aggiunto il titolare della Farnesina in visita a Gerusalemme – o non appena dovessi sentire il ministro Trenta, ne riparleremo». Il 29 è arrivata anche la nota definitiva del Ministero. La Farnesina ha confermato di non essere mai stata messa al corrente delle intenzioni della Difesa.

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LE REAZIONI, M5S: «BENE LA PIANIFICAZIONE DEL RITIRO»

Quasi subito è arrivata una nota dei parlamentari del MoVimento 5 Stelle nelle commissioni Esteri al Senato e alla Camera dei deputati che hanno colto con favore la notizia: «La decisione del ministero della Difesa Elisabetta Trenta di affidare al Comitato operativo di vertice interforze la pianificazione per il ritiro del nostro contingente in Afghanistan è molto positiva». «La pianificazione», hanno aggiunto, «dovrebbe coprire circa 12 mesi. In questo modo si potrà analizzare la posizione dell'Italia nell'orizzonte più ampio delle varie missioni internazionali in cui il nostro Paese è impegnato», concludono i parlamentari. Di tutt'altro avviso la Lega, fonti del Carroccio commentando la valutazione chiesta dal ministro della difesa sul ritiro dei soldati hanno fatto sapre che «Facciamo quel che serve per riportare pace e stabilità. Al momento nessuna decisione è stata presa ma solo una valutazione da parte del ministro per competenza». In merito il contratto di governo da solo riferimenti vaghi, «è opportuno», si legge nella sezione sulle missioni internazionali, «rivalutare la nostra presenza sotto il profilo del loro effettivo rilievo per l'interesse nazionale».

M5S: «DA TRENTA NESSUNA IRREGOLARITÀ»

Il 29 i parlamentari del MoVimento 5 Stelle delle commissioni Esteri di Camera e Senato hanno ribadito il loro sostegno a Trenta: «Non esiste alcuna irregolarità nell'operato del ministro che ha semplicemente dato seguito a un orientamento politico che si adegua al mutamento degli scenari politico-militari e che comunque non mette minimamente in discussione il nostro impegno internazionale». «La polemica in corso sulla comunicazione fatta dal ministro», si legge in una nota, «non ha alcun senso. La scelta del ministro di affidare al Comitato operativo di vertice interforze la pianificazione delle azioni da compiere nei prossimi 12 mesi è stata la procedura formale più ovvia da seguire e della quale non era necessario informare la Farnesina».

VERSO LA CHIUSURA DELLA MISSIONE IN IRAQ

Da tempo si parla di una contrazione del contingente in Afghanistan e di un dimezzamento di quello in Iraq, con l'annunciata chiusura nel primo trimestre di quest'anno della task force Praesidium, vale a dire i 470 militari a protezione della diga di Mosul. Tutto questo a fronte di un maggior impegno in Africa, dove sono concentrati gli interessi nazionali, specie con riferimento al controllo dei flussi migratori. In questo contesto va inquadrata la missione in Niger, la riconfigurazione di quelle in Libia e il previsto invio di un contingente in Tunisia nell'ambito di una operazione della Nato.

MISSIONE RINNOVATA FINO A SETTEMBRE

Per la missione Nato in Afghanistan, il Parlamento ha autorizzato, per i primi 9 mesi del 2019, un impiego massimo di 900 militari, 148 mezzi terrestri e 8 mezzi aerei, in gran parte dislocati ad Herat presso il Taac-W, vale a dire il contingente multinazionale, a guida italiana, che si occupa dell'addestramento, dell'assistenza e della consulenza delle forze di sicurezza locali. L'area di responsabilità italiana in cui opera il Taac-W, attualmente su base Brigata aeromobile 'Friuli' e comandato dal generale Salvatore Annigliato, è un'ampia regione dell'Afghanistan occidentale, grande quanto il Nord Italia che comprende le quattro province di Herat, Badghis, Ghowr e Farah.

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