Le decisioni della Bce e le parole di Mario Draghi del 24 gennaio

Le decisioni della Bce e le parole di Mario Draghi del 24 gennaio

24 Gennaio 2019 13.28
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Tassi invariati e soprattutto nuovi rischi all'orizzonte. La decisione di non alzare i tassi di interesse comunicata dalla Banca centrale europea nella conferenza stampa del 24 gennaio era attesa dai mercati, più interessanti invece le dichiarazioni del presidente del board Mario Draghi sulle prospettive economiche future: «I rischi per le prospettive» economiche dell'Eurozona, ha infatti dichiarato Draghi, «si sono mossi verso il basso».« Nel breve termine la crescita economica sarà probabilmente più debole rispetto a quanto anticipato» e da qui vengono le scelte dell'istituto centrale. La Banca Centrale Europea ha lasciato il tasso principale fermo allo 0%, quello sui prestiti marginali allo 0,25% e quello sui depositi a -0,40%. La Bce ha confermato che i tassi di interesse rimarranno fermi fino all'estate del 2019. In una nota diffusa al termine della riunione di politica monetaria, l'Eurotower ha ribadito che i tassi di interesse si manterranno«su livelli pari a quelli attuali almeno fino all'estate del 2019 e in ogni caso finché sarà necessario per assicurare che l'inflazione continui stabilmente a convergere su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio termine». Il Consiglio direttivo della Bce, inoltre, «intende continuare a reinvestire, integralmente, il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del programma di acquisto di attività per un prolungato periodo di tempo successivamente alla data in cui inizierà a innalzare i tassi di interesse». Anche in questo caso i reinvestimenti proseguiranno «finché sarà necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario», ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, citando fra i fattori di rischio il protezionismo, gli scenari geopolitici, i Paesi emergenti e la vulnerabilità dei mercati finanziari. Secondo Draghi l'inflazione nell'Eurozona nei prossimi mesi «rallenterà» a causa del calo dei prezzi del petrolio. Il presidente Bce ha aggiunto che la minaccia del protezionismo sta pesando sulla fiducia economica e che anche «lunghe trattative sulla Brexit rappresentano un rischio per la crescita economica». Per questo «è ancora necessario un significativo stimolo monetario per sostenere l'inflazione» nell'Eurozona. Tuttavia secondo il board Bce non crede in una recessione: «C'è unanimità, nel consiglio direttivo della Bce, che la probabilità di una recessione sia bassa». «Il settore bancario» nell'Eurozona, ha aggiunto, «è molto più solido rispetto all'inizio della crisi». inoltre, ha spiegato, «la Bce non ha esaurito tutte le sue munizioni e la sua cassetta degli attrezzi è sempre lì».

I dati del sondaggio della Bce sul credito bancario (bank lending survey), ha spiegato Draghi mostrano «un lieve irrigidimento principalmente in Italia, non nel resto della zona euro». L'indagine, diffusa il 22 gennaio, evidenziava un «lieve irrigidimento dei i criteri di offerta sui prestiti a imprese e a famiglie per l'acquisto di abitazioni» e stimava «una lieve contrazione nel trimestre in corso mentre quella da parte delle famiglie continuerebbe a espandersi», ha aggiunto il presidente Bce. Per questo non sono per ora messi in campo strumenti generali: «Vogliamo che le Tltro (le maxi-aste di liquidità, ndr) siano utili per affrontare un problema di frammentazione nei mercati del credito: devono essere parte di una strategia di politica monetaria, non uno strumento a favore di un settore di un Paese».

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