Riunione di redazione

Paolo Madron
14/10/2010

Il nome, la formula, gli obiettivi di Lettera43.

Intanto cominciamo dal nome. Siamo online da una settimana, e la domanda più frequente che ci viene rivolta è che cosa mai voglia dire Lettera43, quale arcano riferimento si cela dietro la nostra testata.
Per la verità sulla parola lettera – per il retaggio del passato, anche quello dei giovani colleghi molti dei quali hanno sostenuto l’esame alla professione battendo sui già obsoleti tasti di una macchina per scrivere – la reminiscenza è più facile: Olivetti, Lettera 22, Indro Montanelli che ne è stato il più autorevole, ancorché involontario, testimonial.
Ma è sul 43 che si concentrano le domande, quel 2043 in cui, secondo la profezia di un noto sociologo dei media, Philip Meyer, dovrebbe compiersi la completa metamorfosi dalla carta al digitale.
Meyer, per evocare l’evento, ha usato un’immagine di grande presa: per lui, quello sarà l’anno in cui uscirà l’ultima copia, per di più sgualcita, del New York Times.
Se ciò avverrà o meno è questione più oziosa che dirimente: a quella data, per motivi squisitamente anagrafici, molti di noi, in primis il sottoscritto,  non ci saranno più, quindi nessuno ce ne chiederà conto.
La verità è che l’anno 2043 è solo il simbolico traguardo di una tendenza irreversibile, il drastico ridimensionamento dell’editoria di tipo tradizionale, quella che fa del quotidiano di carta o dei periodici il fulcro del suo business.
Basta maneggiare uno di quegli apparecchi intelligenti (telefono, kindle, i pad) che stanno invadendo il mercato per capire che non si torna indietro.
Lettera43, come dice appunto il nome, si posiziona quindi nel pieno della fase di transizione, pronta a coglierne le accelerazioni. Convinta che questo sia il momento giusto per esserci, e convinta anche – come ho scritto nell’editoriale di presentazione – che non resterà a lungo sola.
In questa nostra prima settimana di vita, siamo stati letteralmente sommersi dalle mail dei colleghi, giovani e meno giovani, che si sono offerti di collaborare. Solo nella mia posta ho trovato circa 500 richieste, forse altrettante in quella del giornale, cui io ho risposto con un breve identico messaggio: le porte sono aperte, purché le idee siano buone e le notizie esclusive.
Qualcuno, come riporta il seguitissimo blog di Vittorio Zambardino su Repubblica.it, si è sentito offeso da tanta sbrigatività.
Mi dispiace, ma vista la quantità delle mail non potevo fare diversamente. Però non mi batto il petto più di tanto: News 3.0, la società che edita questa testata, la sua modesta parte l’ha fatta con un contratto giornalistico per una ventina di giovani colleghi.
Lungi da me l’idea che siano professionalmente degli sfigati cui abbiamo offerto un’ancora di salvezza, come ha insinuato qualcuno.
Ho solo scritto che oggi il nostro mestiere espelle e non assorbe forza lavoro, e che nella sua – al momento invalicabile – barriera d’ingresso stanno i presupposti del suo declino. Lettera43 vuole solo essere un contributo al suo superamento. Un primo, piccolo segnale di inversione di tendenza.
Infine la formula editoriale, che è molto piaciuta – pur con qualche inevitabile dissenso – e considerata innovativa. Noi l’abbiamo definita con due parole, daily magazine, quotidiano settimanale, ovvero diamo le notizie e al tempo stesso ne selezioniamo alcune da approfondire e sottoporre a trattamento multimediale.
Gli esperti di internet ci hanno già catalogato come debitori del filone web californiano, cui immagino se ne contrapponga uno della East coast, magari newyorchese o bostoniano.
Pur convinti che in ambiente on line la forma influenzi in modo determinante il contenuto, siamo però dell’idea che qualsiasi formula uno scelga internet resti semplicemente un veicolo. E che molto, se non tutto, dipenda da quello che uno ci mette dentro, dal buon giornalismo che riusciremo a fare.
La sfida si gioca lì, ed è lì che vogliamo e chiediamo di essere giudicati.
Magari con la pazienza (virtù rivoluzionaria anche su internet, considerato per definizione luogo dell’immediatezza) che si deve a una nuova iniziativa, che non difetta di convinzione ma abbisogna di rodaggio prima di arrivare a quell’identità editoriale che vogliamo darle, che abbiamo chiara in testa ma la cui realizzazione si scontra soprattutto all’inizio con la messa a  punto di meccanismi complessi.

Ps. Per chi fosse interessato: martedì 19 ottobre alle 12 presentiamo Lettera43.
L’appuntamento è al Circolo della Stampa di Milano. Che può sembrare una sede vecchia, legata alla tradizione del nostro mestiere e dunque assai poco internettiana.
In questo caso però, vista la sua centralissima ubicazione in corso Venezia 16, abbiamo privilegiato quella che è anche una peculiarità dell’on line: la comodità dell’accesso.