La Cassazione ha confermato 20 anni di carcere per Logli

Redazione

La Cassazione ha confermato 20 anni di carcere per Logli

L'uomo condannato per l'omicidio e la distruzione del cadavere della moglie Roberta Ragusa. I parenti della donna in lacrime: «Giustizia è fatta».

10 Luglio 2019 22.02
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Antonio Logli in carcere per aver ucciso e distrutto il cadavere di sua moglie Roberta Ragusa. La sentenza definitiva è arrivata dalla Cassazione, che ha confermato la condanna a 20 anni di reclusione per l’uomo, ritenuto colpevole della morte della donna, scomparsa nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012 dalla sua casa di Gello, nel comune di San Giuliano Terme (Pisa) e mai più ritrovata.

RESPINTO IL RICORSO DELLA DIFESA

Respingendo il ricorso dei legali di Logli, la Cassazione ha sancito dunque quanto già previsto dalla Corte d’Assise d’Appello di Firenze poco più di un anno fa, il 14 maggio 2018. Stessa sentenza in primo grado, nel 2016, con rito abbreviato. Logli, che finora non si trovava in carcere ma aveva l’obbligo di residenza nel comune di San Giuliano Terme e il divieto di allontanarsi dalla provincia di Pisa dalle 21 alle 6, ha atteso la sentenza assieme alla figlia Alessia e alla compagna Sara Calzolaio in una camera d’albergo a Pisa, lontano dai riflettori. In queste ore, per lui, si aprono le porte del carcere. «Sono disperato», ha detto dopo la sentenza al suo avvocato.

LA TESTIMONIANZA DEL VICINO

Secondo la ricostruzione dell’accusa, la notte in cui scomparve la moglie Logli fu scoperto al telefono con Sara Calzolaio, con la quale all’epoca aveva una relazione extraconiugale, e ne nacque un litigio con Roberta, sfociato poi in un omicidio e nella distruzione del cadavere della donna. Al momento della scomparsa, Roberta aveva 44 anni. Insieme al marito gestiva una scuola-guida nei pressi dell’abitazione e un loro vicino, Loris Gozi, ha reso la testimonianza ritenuta dagli inquirenti il «cuore del processo». Gozi aveva riferito di aver visto una persona, la cui sagoma era simile a quella di Logli, litigare con una donna prima che entrambi salissero in macchina. «Non ci interessa sapere se Gozi dice la verità, perché la sua attendibilità è stata verificata e la Corte ha acquisito la catena di legittimità dalle sue dichiarazioni. Il giudice di merito ritiene vera la deposizione di Gozi e io condivido questa cosa», ha detto il procuratore generale della Cassazione, chiedendo di confermare la condanna visto che qualsiasi ipotesi alternativa «sarebbe inverosimile». In merito al reato di distruzione di cadavere, il procuratore generale ha aggiunto che «si tratta di un movente forte e indiscutibile».

I PARENTI DI ROBERTA: «GIUSTIZIA È FATTA»

La difesa di Logli, invece, aveva chiesto l’assoluzione perché «l’imputato non ha commesso il fatto». I legali avevano anche chiesto in subordine che, in caso di condanna, il reato venisse riqualificato in omicidio preterintenzionale. Alla lettura della sentenza, i parenti di Roberta sono scoppiati in lacrime: «Finalmente si smetterà di dire che mia cugina era in giro a divertirsi. Mia cugina è morta, lo ha detto anche la Cassazione. Giustizia è fatta». Reazione opposta a quella dell’attuale compagna di Logli: «Non è giusto!», ha urlato Sara Calzolaio, dalla finestra dell’albergo in cui ha trascorso la giornata in compagnia dell’uomo.

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