L’arresto del collaboratore di Trump che avvicina l’impeachment

25 Gennaio 2019 11.42
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Roger Stone, ex consigliere elettorale informale di Donald Trump, è stato arrestato in Florida: lo ha reso noto l'ufficio del procuratore speciale del Russiagate Robert Mueller. Stone – che è accusato tra l'altro di subornazione di testimone, ostruzione e false dichiarazioni – dovrà presentarsi in tribunale. Si è sempre dichiarato innocente. Il faccendiere, consigliere dei repubblicani dai tempi di Nixon, è sospettato di aver fatto da ponte con Julian Assange e Wikileaks per la diffusione delle email del partito democratico trafugate da hacker russi.

Dalle carte del procuratore speciale che indaga sul Russiagate, Robert Mueller è emerso che acuni responsabili della campagna di Donald Trump prima delle elezioni del 2016 ordinarono a Roger Stone di ottenere le email rubate da Wikileaks che potessero danneggiare gli oppositori del tycoon durante la campagna elettorale. Un altro ex consigliere della campagna di Trump, Sam Nunberg, avrebbe ricevuto il 4 agosto 2016 da Stone una mail che gli parlava di una cena con Assange la sera prima.

STONE SAPEVA IN ANTICIPO DEI LEAK CONTRO LA CLINTON

Nel tempo Stone è stato più volte associato al nome del fondatore di Wikileaks, ma la posizione su un suo ipotetico incontro con lui è stata sempre ambigua. Settimane prima che venissero diffuse le email rubate a John Podesta, l'ex manager della campagna di Hillary Clinton, Stone twittò: «Presto Podesta sarà nel mirino».

LA CASA BIANCA: «IL PRESIDENTE NON HA FATTO NULLA DI SBAGLIATO»

Stone è stato anche socio di Paul Manafort, un altro collaboratore di Trump, in una società di lobbing e consulenza politica. Mueller con lui potrebbe usare la stessa tattica che ha usato con altri consiglieri del presidente: proporre un alleggerimento della pena per i reati di cui è accusato in cambio di informazioni su un eventuale coinvolgimento diretto di Trump nei contatti con Mosca. La Casa Bianca ha minimizzato le conseguenze della vicenda sulla presidenza. «Questa storia», ha dichiarato la portavoce, «non ha nulla a che vedere col presidente, il presidente non ha fatto nulla di sbagliato». Il presidente americano ha reagito come sempre su Twitter: «Nessuna collusione. Siamo di fronte alla più grande caccia alle streghe della storia del nostro Paese».

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