Roma, assalto a un centro di accoglienza: ferito un eritreo

Redazione
30/08/2017

Momenti di tensione e polemiche intorno a un centro di accoglienza di via del Frantoio, in zona Tiburtino Terzo alla...

Roma, assalto a un centro di accoglienza: ferito un eritreo

Momenti di tensione e polemiche intorno a un centro di accoglienza di via del Frantoio, in zona Tiburtino Terzo alla periferia di Roma. Nella notte tra il 29 e 30 agosto un gruppo di residenti ha assaltato il centro aggredendo un migrante ospite della struttura. Da una prima ricostruzione, tutto è nato da una lite in strada tra un eritreo di 40 anni, ospite della struttura, e alcuni ragazzini. L'uomo avrebbe lanciato contro i ragazzi alcuni sassi e questo avrebbe spinto una mamma ad andare nel centro per regolare i conti. Ostacolata nell'uscita da una cinquantina di migranti la donna ha chiesto aiuto a circa 50 residenti che hanno assediato i cancelli. Nel successivo parapiglia l'eritreo è stato accoltellato alla schiena. L'uomo non sarebbe in pericolo di vita.

UNA DONNA: «SEQUESTRATA PER ALCUNE ORE». «Mi hanno sequestrata per un'ora insieme a mio nipote di 12 anni, trascinata all'interno del centro per due volte e colpita. Ho avuto paura, pensavo di morire», è stata la prima testimonianza di Pamela, la donna che è entrata nel centro di accoglienza dopo il diverbio tra il migrante eritreo e i ragazzini, «Loro erano in tanti, una cinquantina mi sono coperta il volto e speravo che non facessero nulla di male al bambino».

«MI HANNO COLPITO CON UN BASTONE». La donna ha spiegato che tutto è nato intorno alle 22:30: «I miei figli che erano davanti casa sono arrivati piangendo. Mi hanno raccontato che un migrante ubriaco gli aveva tirato dei sassi con mio nipote di 12 anni sono andata davanti al centro. Era lì fuori e quando ci hanno visti ci hanno trascinati all'interno per due volte. Saremo stati chiusi dentro per circa un'ora». Mostrando dei lividi la donna ha aggiunto: «Erano tanti. Mi hanno colpita più volte. Poteva andarmi peggio. Il timore più grande è che potessero fare del male a mio nipote. Ora ho paura per i miei figli e i miei nipoti. Quel centro deve chiudere».

UN TESTIMONE: «QUEL CENTRO DEVE ESSERE CHIUS». Un altro testimone, residente del Tiburtino III, ha raccontato che «un gruppo di venti, trenta immigrati stanotte è uscito dal centro armato di coltelli, bottiglie rotte e bastoni». «Alcuni di noi sono rimasti feriti colpiti dai bastoni. Hanno anche sfondato il vetro di un autobus», ha aggiunto, «Non siamo razzisti, ma se ne devono andare, sono stato io a tirare fuori quella ragazza che ieri non volevano fare uscire dal centro. Ho rischiato di prendere le coltellate».

INSULTI E TENSIONI LA MATTINA DOPO. Intanto nella mattinata del 30 agosto sono state registrate nuove tensioni poco lontano dalla struttura. All'uscita di tre migranti, uno dei quali con la mano fasciata, un paio di residenti gli sono andati incontro urlando: «Ti ho riconosciuto, eri quello che stanotte aveva in mano un bastone» e ancora «Andate via, tornate al vostro paese». L'intervento congiunto di polizia e carabinieri ha separato i due gruppi. Al momento l'ingresso del centro è presidiato dalle forze dell'ordine.

CR: «NESSUN SEQUESTRO NELLA STRUTTURA». La Croce Rossa di Roma, che gestisce il Presidio Umanitario di via del Frantoio, ha spiegato che il migrante eritreo ferito non è più ospite della struttura dal luglio scorso e che ora «è attualmente inserito nel programma di relocation» e ospite del Centro di accoglienza straordinaria (Cas) di via Staderini. La Cr ha anche spiegato che «non ci sono state persone 'sequestrate' e che la tensione per fortuna non ha prodotto gravi conseguenze». «Noi siamo disponibili a prendere tutti i provvedimenti necessari qualora si accertassero fatti diversi, ma al momento possiamo confermare che dal Presidio non è partita alcuna forma di aggressione. Siamo disponibili come sempre nei confronti della popolazione residente e auspichiamo che lo siano anche le Istituzioni del territorio».

SI INDAGA PER TENTATO OMICIDIO. La procura di Roma ha aperto un fascicolo sul ferimento. Il pm Alberto Galanti procede per tentato omicidio ed è in attesa di un'informativa della polizia sui fatti sfociati nell'accoltellamento dell'eritreo. Nel frattempo ha nominato un interprete che possa consentire al ferito di riferire su quanto accaduto nel centro di accoglienza. in particolare verrà sentito il migrante eritreo che per il momento resta in ospedale con una prima prognosi di 30 giorni.