Roma, corruzione e sentenze pilotate: arrestate 15 persone

06 Febbraio 2018 08.44
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Una operazione congiunta tra la Procura di Roma e Messina ha portato la Guarda di Finanza ad effettuare 15 arresti per due associazioni a delinquere dedite alla frode fiscale, reati contro la pubblica amministrazione e corruzione in atti giudiziari. Tra i fermati anche Giancarlo Longo, ex pm della Procura di Siracusa, l'avvocato Piero Amara e gli imprenditore Fabrizio Centofanti e Enzo Bigotti, quest'ultimo già coinvolto nel caso Consip.

PER LONGO RUOLO RILEVANTE NELL'IINCHIESTA. L'ex pm Longo è accusato di associazione a delinquere, corruzione e falso. Il magistrato da qualche mese ha chiesto il trasferimento al tribunale di Napoli. «In qualità di pubblico ufficiale svendeva la propria funzione», si legge nella misura cautelare emessa a suo carico. Per gli inquirenti il magistrato aveva un ruolo rilevante nella vicenda. Per anni avrebbe messo a disposizione la sua funzione giudiziale, in cambio di soldi, per aiutare i clienti dei due avvocati siracusani.

I PM: «LONGO USAVA PREROGATIVE PER INTERESSI PERSONALI». Per i magistrati che ne hanno chiesto l'arresto «Longo usava le prerogative a lui attribuite dall'ordinamento per curare interessi particolaristici e personali di terzi soggetti dietro remunerazione. Tali condotte vengono riscontrate a partire dal 2013 e perdurano sino ai primi mesi del 2017». I metodi usati da Longo erano tre: creazione di fascicoli «specchio», che il magistrato «si auto-assegnava», hanno spiegato i pm che hanno condotto l'inchiesta, al solo scopo di monitorare ulteriori fascicoli di indagine assegnati ad altri colleghi (e di potenziale interesse per alcuni clienti rilevanti degli avvocati Calafiore e Amara), legittimando così la richiesta di copia di atti altrui, o di riunione di procedimenti.

COME FUNZIONAVANO I FASCICOLI. Il secondo metodo prevedeva invece la stesura di fascicoli «minaccia», in cui «finivano per essere iscritti – con chiara finalità concussiva – soggetti 'ostili' agli interessi di alcuni clienti di Calafiore. E infine la creazione di fascicoli «sponda», che venivano tenuti in vita «al solo scopo di creare una mera legittimazione formale al conferimento di incarichi consulenziali (spesso, radicalmente inconducenti rispetto a quello che dovrebbe essere l'oggetto dell'indagine), il cui reale scopo era servire gli interessi dei clienti di Calafiore a Amara».

"METODO" APPLICATO AL CASO ENI. I metodi «disinvolti» usati dall'ex pm sono ben esemplificati in uno dei capi di imputazione contestati: quello che riguarda il cosiddetto caso Eni. Longo, su input di Amara, legale esterno dell'Eni, avrebbe messo su un'indagine, priva di qualunque fondamento, su un presunto e rivelatosi falso piano di destabilizzazione della società del cane a sei zampe e del suo ad Claudio Descalzi. In realtà, per gli inquirenti che hanno arrestato anche Amara e Calafiore, lo scopo sarebbe stato intralciare l'inchiesta milanese sulle presunte tangenti nigeriane in cui Descalzi era coinvolto.

NELLE CARTE ANCHE UN 'EX GIUDICE DEL CONSIGLIO DI STATO. Nell'inchiesta risulta indagato anche l'ex presidente di sezione del Consiglio di Stato, Riccardo Virgilio (oggi in pensione). Nei suoi confronti si contesta il reato di corruzione in atti giudiziari in concorso con l'avvocato Amara e Giuseppe Calafiore. Nei confronti di Virgilio era stata chiesta una misura «non detentiva» ma è stata respinta dal gip per assenza di ragioni cautelari.

TRA LE IPOTESI ANCHE BANCAROTTA FRAUDOLENTA. In una nota congiunta le due Procure hanno scritto che le «indagini hanno preso le mosse da distinti input investigativi convergendo sull'operatività dei due sodalizi criminali, consentendo la ricostruzione di ipotesi di bancarotta fraudolenta da parte di soggetti non riconducibili alla struttura delle organizzazioni». In particolare il gip di Roma ha emesso misure cautelari personali oltre che per Amara, Centofanti e Bigotti anche per Luciano Caruso.

NOMI ANCHE NELL'ORDINANZA DI MESSINA. Alcuni nomi, in particolare quello di Amara e Centofanti, compaiono anche nell'ordinanza emessa dal gip di Messina che ha disposto il carcere per Longo chiedendo l'applicazione di misure cautelari anche per Alessandro Ferraro, Giuseppe Guastella, Davide Venezia, Mauro Verace, Salvatore Maria Pace, Gianluca De Micheli, Vincenzo Naso, Francesco Perricone e Sebastiano Miano.

COINVOLTO ANCHE UN GIORNALISTA. Tra le 15 persone coinvolte nell'inchiesta c'è anche un noto giornalista siracusano, Giuseppe Guastalla. Secondo l'accusa, in cambio di soldi, ricevuti da Amara Guastella avrebbe divulgato sul "Diario" «reiterate affermazioni di natura diffamatoria in danno dei magistrati Marco Bisogni e Tommaso Pagano, incaricati di valutare i fascicoli iscritti nei confronti di clienti degli avvocati Amara e Calafiore», si legge, nel capo d'imputazione, la Procura di Messina che ha condotto l'indagine.

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