Roma, Ignazio Marino assolto dall'accusa di peculato

Roma, Ignazio Marino assolto dall’accusa di peculato

07 Ottobre 2016 10.50
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L’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, è stato assolto dall’accusa di peculato e falso per l’ulitizzo della carta di credito assegnatagli dal Campidoglio.
E anche per l’ipotesi di reato di concorso in truffa sui compensi destinati a collaboratori fittizi quando il chirurgo era rappresentante legale della Onlus ‘Imagine’, fondata nel 2005 per portare aiuti sanitari in Honduras e in Congo.
La procura di Roma aveva chiesto per l’ex sindaco tre anni di reclusione, ma per i giudici «il fatto non sussiste» in relazione alla carta di credito, mentre «non costituisce reato» in merito alla vicenda della Onlus.
15 MINUTI DI CAMERA DI CONSIGLIO. La camera di consiglio è durata soltanto 15 minuti.
«Sono felice, aspettavo questo esito perché sapevo di essere innocente», ha commentato Marino, «ringrazio la giustizia di fronte ad accuse infamanti e a comportamenti dei media e della politica molto pesanti, è stata finalmente ristabilita la verità».
All’ex sindaco venivano contestati gli scontrini di 56 cene, per circa 13 mila euro, pagate con la carta di credito del Comune di Roma, e la predisposizione di certificati che attestavano compensi destinati a collaboratori fittizi o inesistenti che avrebbe procurato alla Onlus un ingiusto profitto di 6 mila euro.
MARINO: «IL CONTO LO PAGA IL PAESE». E mentre il suo avvocato Enzo Musco racconta che «Marino ha pianto in aula», aprendo all’ipotesi di una richiesta danni da parte del suo assistito ma specificando che bisognerà prima aspettare le motivazioni della sentenza, la notizia dell’assoluzione ha rinvigorito l’ex sindaco di Roma, che ha deciso di togliersi qualche sassolino dalle scarpe nei confronti di Matteo Renzi, mai troppo tenere con lui e decisivo nella spaccatura del Partito democratico che ha portato alla decadenza della sua Giunta. «Il conto di certe azioni le paga il Paese», ha detto Marino in conferenza stampa, davanti a numerosi supporter e tre ex assessori della sua Giunta: la fedelissima Alessandra Cattoi, Francesca Danese e Luigi Nieri. «Soprattutto quando riguardano la capitale di Italia. Qualcuno ora si dovrebbe guardare allo specchio e capire se ha la statura di statista e farsi un esame di coscienza».
«CENTINAIA DI MIGLIAIA DI ROMANI VIOLENTATI». E ancora: «Centinaia di migliaia di romani sono stati violentati da un piccolo gruppo di una classe dirigente che si è rifugiata nello studio di un notaio».
Marino ha detto di essere stato costretto a dimettersi sotto «pressioni politiche e mediatiche».
Non ha dubbi sul suo futuro: «Ho il dovere morale di continuare ad impegnarmi per il mio paese e la mia città». E non ha risparmiato nemmeno Matteo Orfini, «l’illuminato commissario del Pd Roma», che ha spiegato di «avere chiesto le dimissioni dell’ex sindaco per incapacità»: «Non commento i personaggi di Collodi», la replica di Marino.
DI MAIO: «UNA QUESTIONE MORALE». Ma sulla stessa linea di Orfini si è espressa Maria Elena Boschi, mentre per Luigi Di Maio «c’è una questione legata alla magistratura, poi c’è una questione precedente, sul fatto che, secondo alcuni riscontri, alcune cene fossero state fatte in maniera immorale, non del tutto etiche e allora quella è una vicenda su cui applicare una sanzione politica». Ma lo stesso Di Maio ha ricordato che la vicenda degli scontrini a Firenze è stata «totalmente insabbiata dal sindaco Matteo Renzi».
L’assoluzione di Marino è stata invece «una bella notizia» per Gianni Cuperlo poiché si toglie «un bel macigno dalle spalle». Anche i giganti del vecchio Pd, secondo quanto si è appreso, si sono fatti sentire: Veltroni e D’Alema lo hanno chiamato così come tante persone «da varie parti del mondo».

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