Roma, il vertice d’oro

Federica Zoja
07/10/2010

Il premier cinese in Italia. Stretti accordi per 2,4 miliardi.

Roma, il vertice d’oro

Dopo un vertice Cina-Unione europea, il 5 e 6 ottobre a Bruxelles, caratterizzato da gelo e tensione, di tutt’altro genere è stata la tappa italiana del premier cinese Wen Jiabao, giunto a Roma nella serata del 6 ottobre per partecipare alle celebrazioni del quarantennale dei rapporti diplomatici tra Italia e Cina e dell’apertura dell’Anno culturale della Cina in Italia.
Accompagnato da una delegazione governativa composta da otto tra ministri e sottosegretari e da un seguito di centinaia di imprenditori, Jiabao ha incontrato il 7 ottobre il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il primo ministro Silvio Berlusconi, il presidente della Camera Gianfranco Fini e quello del Senato Renato Schifani.
Ancora più intensa è l’agenda economico-commerciale della delegazione cinese, che prevede con la firma di una trentina di accordi fra Roma e Pechino.

La Cina sceglie l’Italia

La tappa romana del viaggio di Wen Jiabao in Europa ha rafforzato l’alleanza strategica fra Roma e Pechino, avviata nel 2004 e cresciuta più intensamente nell’ultimo biennio.
In 18 mesi, infatti, altri quattro leader cinesi di primo piano hanno visitato l’Italia, dimostrando che Pechino ha scelto Roma come partner politico privilegiato nel vecchio continente. Al contrario, si sono sensibilmente raffreddati i rapporti con Londra, Berlino e Parigi.
Sono due le ragioni principali della scelta cinese: l’Italia non ha mai premuto per la questione dei diritti umani e Roma ha più volte cercato di trainare Pechino sulla scena politica internazionale là dove è necessaria un’assunzione di responsabilità, a partire dall’Afghanistan.

Accordi per 2,4 miliardi di euro

La visita della delegazione cinese è stata intensa non solo sul piano politico, ma soprattutto in termini di accordi economici siglati: 16 di settore e dieci contratti commerciali, questi ultimi per un valore di circa 2,4 miliardi di euro.
La grossa novità nei rapporti economici fra Roma e Pechino è l’apertura dei mercati italiani all’imprenditoria cinese, in cambio della vigilanza di Pechino sulla proprietà intellettuale: ecco dunque che oltre 120 aziende cinesi si preparano a sbarcare in Italia con 46 miliardi di dollari di investimenti.Così l’interscambio commerciale fra i due Paesi dovrebbe raggiungere 80 miliardi di dollari entro il 2015.
La Cina parteciperà inoltre alla ristrutturazione delle infrastrutture italiane ammodernando porti, treni ad alta velocità, aeroporti e rete autostradale.Fra gli accordi di partnership aziendale firmati il 7 ottobre si segnalano anche l’intesa fra Vodafone e Huawei nella telefonia, Tiscali e Zte nel comparto della rete a banda larga di nuova generazione.
Gli altri settori interessati, in questo caso da intese intergovernative, sono lo sviluppo di centrali fotovoltaiche e solari nel Mezzogiorno, il trattamento delle acque, l’alta tecnologia, l’istruzione, la cultura, l’arte, il farmaceutico.
I ministeri della Giustizia dei due Paesi hanno, inoltre, ufficializzato un pacchetto di accordi che comprende, fra gli altri, un trattato in materia di assistenza giudiziaria penale e un’intesa sull’estradizione.

Un interscambio da 15 miliardi di euro

La visita politico-imprenditoriale cinese, che segue di pochi mesi quella di sistema italiana, organizzata da Confindustria, governo, Istituto per il commercio estero, Ice, e Associazione bancaria italiana, Abi, è stata anche l’occasione per fare il punto sull’interscambio commerciale fra Italia e Cina, in costante crescita nei primi sette mesi del 2010.
L’export italiano verso Pechino è aumentato del 26,9% rispetto al medesimo periodo dell’anno scorso, l’import del 26,2%, per un totale di quasi 15 miliardi di euro.