Roma, la Digos: «In via Curtatone un’associazione a delinquere»

Redazione
29/08/2017

A cinque giorni dallo sgombero del palazzo occupato in via Curtatone a Roma e dai successivi scontri con le forze...

Roma, la Digos: «In via Curtatone un’associazione a delinquere»

A cinque giorni dallo sgombero del palazzo occupato in via Curtatone a Roma e dai successivi scontri con le forze dell'ordine in piazza dei Cinquecento, la Digos ha depositato in procura una relazione che dà conto dei primi risultati dell'indagine aperta per far luce sull'esistenza di un presunto racket degli alloggi.

IPOTIZZATO ANCHE IL REATO DI ESTORSIONE. Dietro l'occupazione del palazzo, che risale al 2013 ed è andata avanti indisturbata per quattro anni, ci sarebbe un gruppo di persone che avrebbe imposto agli occupanti il pagamento di un "affitto", anche se molto basso. Ma a che titolo e a quale scopo? Nell’immobile sono state trovate le "ricevute" dei pagamenti. Fra i reati ipotizzati dagli investigatori ci sono l'associazione a delinquere, l'estorsione e il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Si indaga anche per contraffazione del sigillo dello Stato e uso del sigillo contraffatto.

QUEI BADGE CON IL LOGO DELL'EDIFICIO. Insomma, secondo la Digos, nel palazzo occupato vicino alla stazione Termini sarebbe stato messo in piedi una sorta di bed and breakfast autogestito, con prezzi stracciati per profughi e migranti in generale. Sono state rinvenute anche numerose tessere, con stampato sopra il logo dell'edificio e la scritta «Palazzo di Indipendenza», che fanno pensare a dei badge riservati agli "ospiti" paganti. Secondo alcune testimonianze raccolte dagli investigatori, infatti, alle persone che vivevano nello stabile occupato era richiesto di presentarsi all'ingresso con quelle tessere, necessarie per entrare e uscire.

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Ecco perché una perquisizione, eseguita dalla stessa Digos, è in corso nel pomeriggio del 29 agosto nel palazzo di via Curtatone. Gli agenti stanno cercando ulteriore documentazione utile all'inchiesta. Sul posto anche la polizia scientifica, per documentare lo stato dei luoghi in cui vivevano gli occupanti. Nel frattempo la Sea, società che gestisce il palazzo, ha elaborato una prima stima dei danni: i quattro anni d'occupazione sarebbero costati alla proprietà circa 16 milioni di euro.

LA MOSSA DEL VIMINALE. Quanto al Viminale, i punti fermi della direttiva che si applicherà ai futuri sgomberi sono quelli già anticipati negli ultimi giorni: non autorizzare nuove operazioni se prima non viene concordata una soluzione dignitosa per le famiglie. E se i sindaci temporeggiano la palla passa ai prefetti, che possono decidere di sistemare le persone in un alloggio confiscato o perfino arrivare a requisirne uno pubblico (leggi anche: Immobili confiscati per i rifugiati, le criticità del piano Minniti).

RAGGI SU FB: PUGNO DURO CONTRO NUOVE OCCUPAZIONI. Su Facebook è tornata a farsi sentire anche la sindaca di Roma, Virginia Raggi: «Il Comune sta facendo la sua parte, ma dev'essere chiaro che non dovranno essere tollerate nuove occupazioni: su questo, gli interventi per ristabilire la legalità da parte delle forze dell'ordine avranno il pieno sostegno dell'amministrazione».

Duecentomila abitazioni vuote, oltre diecimila persone in lista d’attesa addirittura da decenni per un alloggio popolare…

Geplaatst door Virginia Raggi op dinsdag 29 augustus 2017

Intanto, dopo la quarta notte accampati in via dei Fori Imperiali, i rifugiati eritrei sgomberati da via Curtatone attendono una casa. L'ipotesi è che per alcuni giorni vengano ospitati in un hotel non lontano dal palazzo che occupavano, in attesa di una sistemazione definitiva. Nella riunione in programma per il 30 agosto in prefettura a Roma si parlerà in generale dei senza casa, a partire dalle 60 famiglie in prevalenza italiane sgomberate da uno stabile in zona Cinecittà, che da settimane hanno trovato riparo nella chiesa dei Santissimi Apostoli, nel centro storico della Capitale. I rappresentanti dei migranti sono stati convocati separatamente dal prefetto.

PROFUGHI IN HOTEL? «SOLO UNA TOPPA». In attesa di un censimento dei soggetti con fragilità – anziani, bambini, disabili – la sistemazione in hotel viene definita «solo una toppa» da Margherita Grazioli, esponente dei movimenti per la casa: «Chiederemo che vengano utilizzati i 40 milioni già disponibili per l'emergenza abitativa, per l'autorecupero di immobili pubblici e beni confiscati alle mafie a scopo alloggiativo».

LA DELIBERA DA MODIFICARE. La cifra è disponibile, fa sapere la Regione Lazio, ma è legata alle occupazioni in corso. «Con la Regione abbiamo già avviato un dialogo per modificare le condizioni per utilizzare i 30 milioni di euro previsti da una recente delibera», ha detto la sindaca Raggi, «questi stanziamenti vanno resi realmente utilizzabili. Il vincolo di destinarne una percentuale agli occupanti abusivi non ci convince».