Roma: pacchi bomba alle ambasciate

Redazione
23/12/2010

Due pacchi bomba sono stati recapitati la mattina del 23 dicembre a Roma alle ambasciate del Cile e della Svizzera....

Roma: pacchi bomba alle ambasciate

Due pacchi bomba sono stati recapitati la mattina del 23 dicembre a Roma alle ambasciate del Cile e della Svizzera. Nella sede diplomatica cilena, in via Po, il pacco è deflagrato e c’è un ferito non grave: un dipendente addetto al servizio corrispondenza. È invece l’impiegato svizzero a essere stato colpito in maniera grave. Portato subito in ospedale, rischia l’amputazione di una mano.
Secondo i primi accertamenti, un dipendente del servizio di cancelleria della sede diplomatica svizzera ha aperto un pacco e subito dopo sarebbe stato investito dall’esplosione. L’impiegato é stato portato con un codice rosso all’ospedale Umberto I ed è gravemente ferito ad entrambe le mani. È l’arto sinistro quello che ha subito le lesioni più gravi e profonde a causa dell’esplosione e potrebbe essere necessaria anche una parziale amputazione. Ma ancora non è stata resa nota la diagnosi dei medici. La mano destra, invece, ha riportato solo ferite lievi e ustioni.
Intanto sono state bloccate tutte le entrate sia nella sede diplomatica romana che si trova in via Barnaba Oriani ai Parioli, che al Consolato svizzero di Milano. Tra le diverse possibilità al vaglio degli inquirenti, infatti, c’è anche quella che ipotizza un attentato elaborato da gruppi anarco-insurrezionalisti in riferimento alla vicenda carceraria di alcuni esponenti della galassia anarchica attualmente detenuti nelle carceri elvetiche.
PISTA ANARCHICO-ECOLOGISTA. Un’ipotesi legata a un precedente attentato che la Svizzera subì, quando finì nel mirino degli anarchico-ecologisti e dei fondamentalisti islamici e davanti all’ambasciata elvetica a Roma il 5 ottobre era stato trovato un ordigno incendiario. Era vicino al muro di cinta e non esplose, ma conteneva il messaggio «Costa, Silvia e Billy liberi». Erano i nomi di tre anarchici attivi nelle lotte ecologiste radicali, arrestati ad aprile vicino Zurigo con l’accusa di progettare un attentato contro la succursale di una multinazionale. Costantino Ragusa, Silvia Guerini e Luca Bernasconi sono stati arrestati dalle autorità svizzere lo scorso 15 aprile con l’accusa di preparare un attacco contro una sede svizzera dell’Ibm. I tre, secondo le autorità svizzere, farebbero parte di un gruppo di eco-terroristi denominato ‘Il silvestre’ e nella loro auto sarebbero state trovate ingenti quantità di esplosivo. Nelle carceri elvetiche è detenuto anche Marco Camenish, lo storico anarco-insurrezionalista svizzero arrestato proprio in Italia, nel 1991, dopo un conflitto a fuoco con la polizia. E proprio nei giorni scorsi Camenish ha fatto nel carcere dove è detenuto uno sciopero della fame in solidarietà ai tre arrestati il 15 aprile.
A novembre inoltre, quando in Grecia vennero inviati numerosi plichi esplosivi indirizzati al Parlamento e a diverse sedi diplomatiche, un pacco bomba esplose davanti all’ambasciata svizzera di Atene. Anche in quel caso la pista era anarchica.
Ma al momento non risulterebbe esserci alcuna rivendicazione né vi sarebbero legami con i precedenti pacchi bomba spediti alle principali cancellerie europee.
REAZIONI. Dura la condanna dell’attentato da parte del ministro degli Esteri, Franco Frattini: «Siamo pienamente solidali con l’ambasciatore svizzero e con tutto il personale di quella Rappresentanza diplomatica, oggetto di un deplorevole atto di violenza che merita la nostra più ferma condanna».
Anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha espresso solidarietà alle due sedi diplamitiche, ma ha voluto sottolienare che si tratta di «una situazione totalmente diversa dalle vicende riguardanti il contesto romano», e ha parlato di «piste internazionali».