Roma, trovate due gambe in un cassonetto: cosa sappiamo

Redazione
16/08/2017

Uccisa e fatta a pezzi dal fratello, che ha confessato il delitto dopo aver tentato di far sparire i suoi...

Roma, trovate due gambe in un cassonetto: cosa sappiamo

Uccisa e fatta a pezzi dal fratello, che ha confessato il delitto dopo aver tentato di far sparire i suoi resti in due diversi cassonetti. È morta così, a Roma, Nicoletta Diotallevi, 59 anni. Le sue gambe sono state ritrovate la sera del 15 agosto in un cassonetto in via Maresciallo Pilsudsky, nel ricco quartiere dei Parioli. A fare la macabra scoperta una ragazza senza fissa dimora che rovistava nella spazzatura. Si è sentita male, ma è riuscita a dare l'allarme.

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1. Gambe tenute insieme da scotch per pacchi

Le gambe, appartenenti a una persona di sesso femminile, erano tenute insieme da scotch per pacchi. Secondo la ricostruzione della polizia gli arti sarebbero stati gettati nel cassonetto la notte del 14 agosto, a giudicare dal loro iniziale stato di decomposizione. La nomade che le ha trovate ha raccontato: «All'inizio ho visto i piedi e ho pensato che fosse una donna che si era addormentata dentro il cassonetto. Per me le gambe erano state congelate, perché nelle buste non c'era per niente sangue. Ma non ne sono sicura perché ho avuto paura a toccarle».

2. Altre parti ritrovate in via Guido Reni

Altre parti del corpo della donna, la testa e il tronco, sono state ritrovate dalle forze dell'ordine in un secondo cassonetto in via Guido Reni, nel vicino quartiere Flaminio, distante poche centinaia di metri.

3. Arti tagliati all'altezza dell'inguine

Gli investigatori, prima ancora di individuare gli altri resti umani, avevano capito che le gambe erano quelle di una donna dal loro aspetto esteriore. Sono state tagliate all'altezza dell'inguine con una sega.

4. Decisivi i filmati delle telecamere

Sul posto sono intervenuti gli agenti della polizia scientifica e sono stati esaminati i filmati delle telecamere di sorveglianza della zona, che hanno inquadrato chi aveva gettato le gambe nel cassonetto.

5. L'assassino è stato visto allontanarsi dal cassonetto

Le telecamere hanno ripreso un uomo allontanarsi dal cassonetto in via Maresciallo Pilsudsky nella notte del 14 agosto, dopo aver gettato qualcosa. Analizzando le immagini una parte della targa della sua auto è risultata leggibile.

6. Il fratello della vittima ha confessato

Il sospettato è stato identificato e portato in Questura per essere interrogato. Si tratta del fratello della vittima, Maurizio Diotallevi, 62 anni, che ha confessato il delitto dopo 10 ore di interrogatorio.

7. Liti familiari e problemi economici alla base dell'omicidio

Alla base dell'omicidio ci sarebbero delle liti familiari. I due fratelli avevano problemi economici e vivevano insieme nell'appartamento lasciato in eredità dai genitori nel quartiere Flaminio, a pochi metri di distanza dal cassonetto in cui la polizia ha rinvenuto la testa e il tronco della donna. L'omicidio si è consumato all'interno dell'appartamento stesso, nel pomeriggio del 14 agosto.

8. L'assassino: «Erano due mesi che stavo pensando di ucciderla»

«Erano due mesi che stavo pensando di ucciderla, ma il mio è stato un raptus, mi umiliava in continuazione», ha detto Maurizio Diotallevi durante l'interrogatorio. L'uomo ha fornito una versione lucida di quanto accaduto. La sorella era tornata da poche ore a Roma dopo un viaggio in Svezia: «Appena rientrata ha ripreso a darmi ordini, a trattarmi come un bambino. Ho aspettato che uscisse dal bagno e l'ho aggredita in salotto, strozzandola con una cintura». L'assassino ha poi aggiunto: «Non la sopportavo più, mi trattava male, in alcuni casi mi ha anche preso a schiaffi o umiliato davanti a mio figlio. Parte del nostro appartamento lo affittavamo come bed and breakfast, ma i soldi li voleva gestire solo lei, a me toccava sempre chiederli». Al momento la procura contesta all'uomo il reato di omicidio volontario aggravato dalla parentela e dall'occultamento di cadavere. Il pm, però, potrebbe valutare anche l'ipotesi della premeditazione.

9. Usate due seghe e un coltello per la carne

Dopo aver strangolato Nicoletta, per sezionare il corpo il fratello ha usato due seghe che aveva in casa e un coltello per tagliare la carne. Nel corso della macabra operazione una delle seghe si è rotta e parte della lama è rimasta conficcata in una gamba. L'assassino avrebbe voluto gettare il cadavere nel solo cassonetto di via Maresciallo Pilsudski, ma il peso ha reso l'operazione impossibile. Ha quindi deciso di gettare la testa e il tronco a pochi metri dalla propria abitazione, in via Guido Reni, dove il cassonetto era parzialmente inclinato e ciò rendeva l'operazione più facile. Dopo aver strangolato e fatto a pezzi la sorella, Diotallevi ha ripulito l'appartamento e il giorno seguente, a Ferragosto, ne ha denunciato la scomparsa.

10. Il precedente del 2011

Nel 2011, sempre a Roma, venne ritrovato il corpo di una donna senza testa né gambe, in un campo vicino all'Ardeatina. All'epoca gli investigatori dissero che chi l'aveva uccisa «ha voluto farci vedere di cosa è capace, sembra un'apertura di partita, una sfida». Il caso, da allora, non è mai stato risolto.