Roma, violenti e pischelli

Redazione
15/12/2010

di Denise Faticante Roma dopo la devastazione. Nel centro storico, assaltato e devastato dagli scontri tra forze dell’ordine e manifestanti,...

Roma, violenti e pischelli

di Denise Faticante

Roma dopo la devastazione. Nel centro storico, assaltato e devastato dagli scontri tra forze dell’ordine e manifestanti, si respira un’aria surreale. Pochi i segnali che dimostrano che lì, tra via del Corso, via del Babbuino e Flaminio il 14 dicembre si è consumata uno della battaglie più feroci che la Capitale ricordi dagli anni Settanta (leggi l’articolo). Ora rimangono polemiche e strascichi di cronaca. Spuntano nomi e foto ambigue, quantomeno da chiarire.
Intanto il governo riferirà alla Camera, forse già il 17 dicembre. La richiesta è partita dal Pd, Maroni ha accettato anche se ha sottolineato che «le forze dell’ordine si sono comportate in maniera ineccepibile». Novanta feriti, quaranta fermati e molti ricoverati. Furgoni della Finanza dati alle fiamme e la città messa a ferro e fuoco. Il caos è scoppiato dopo le 15, dopo la manifestazione pacifica di studenti, operai, centri sociali, popolo viola e abitanti di Terzigno.
Chi erano quei ragazzi incappucciati che, dopo essersi staccati dal gruppo hanno iniziato ad assaltare le barriere e a dar fuoco a tutto quello che incontravano sul loro cammino? Chi ha iniziato prima? Le forze dell’ordine sono state troppo “meticolose” o hanno solo riposto agli atti di violenza?
«É andata bene, poteva esserci il morto», ha commentato il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, mentre il sindaco di Roma, Gianni Alemanno ha stimato danni per circa 20 milioni di euro. Secondo il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, dietro le violenze di ieri si sarebbe stata una regia. «Che qualcuno volesse creare incidenti è certo. Non si può venire a Roma con armi improprie, stracci intrisi di benzina, caschi e scudi: questo lascia pensare che qualcosa di preordinato ci fosse», ha detto Pecoraro. 

Le indagini sugli incendi proseguono

La procura di Roma ha chiesto al gip la convalida dei fermi e la contestuale emissione di misure cautelari (carcere, domiciliari, obbligo di firma) per 26 persone fermate ieri nel corso degli scontri avvenuti nel centro di Roma. Ci sarebbero anche alcuni minorenni tra le persone arrestate e denunciate dalle forze dell’ordine.
Lesioni e resistenza a pubblico ufficiale i reati contestati, per il momento a tutti gli indagati, ma i titolari degli accertamenti, il procuratore aggiunto Pietro Saviotti ed il sostituto Silvia Santucci, stanno esaminando ciascuna posizione al fine di circoscrivere le singole responsabilità. 
Per questo ci saranno ulteriori contestazioni ad alcuni degli indagati, soprattutto per quanto concerne i danneggiamenti e gli incendi, in base a quanto emergerà nei loro confronti. E proprio la parte riguardante le fiamme appiccate a veicoli e cassonetti interessa in modo particolare gli inquirenti. In particolare, intendono accertare se gli incendi siano stati provocati con inneschi di fortuna o se i gli autori fossero già in possesso di materiali infiammabili, come la benzina. a procura ha deciso di farli giudicare per direttissima e domani mattina compariranno dinanzi al giudice. Tutti i fermati sono accusati di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni.
Non solo black block: qualcuno ventila l’ipotesi che fra i manifestanti violenti che hanno devastato il centro di Roma il 14 pomeriggio ci siano anche giovani con alle spalle qualche esperienza di scontri allo stadio o risse nei quartieri di borgata di Roma e Napoli, capaci di fare nuovi adepti anche tra i “figli di papà”.

Il finanziere con la pistola e un uomo con le manette

Il web fa da cassa di risonanza. Dopo la sequenza fotografica del finanziare con la pistola, spunta un altro personaggio. Si tratta di un uomo, col il volto coperto da un fazzoletto, la testa da un cappuccio e col giubbotto color nocciola (guarda la foto sequenza). Alcune immagino lo ritraggono prima davanti al finanziare con la pistola, ha un paio di manette in mano e un manganello.
Questo farebbe pensare al fatto che si tratta di un agente in borghese. Altre foto invece lo immortalano prima con una pala, quella dei contadini, in mano. La brandisce come per far paura. Poi, pochi passi più avanti, si vede lui che sta scaraventando a terra un pesante cassonetti di ghisa, di quelli che sono stati usati come armi improprie nell'assurda battaglia di piazza del Popolo.
Chi era costui? Per ora nessuno ha dato una risposta. C'è il tragico precedente del G8 di Genova. Lì si era parlato insistentemente di agenti infiltrati. Mai nessuno in questi anni ha chiarito quelle voci.

Fra i manifestanti anche l'ex parlamentare Caruso

Ma tra voci e smentite ecco un grande ritorno. Francesco Caruso, ex disobbediente ed ex parlamentare di Rifondazione è stato avvistato tra i manifestanti avendo anche prestato soccorso a un ragazzo colpito da una carica della polizia. Il suo nome è diventato famoso durante le sanguinose giornate di Genova. Lui era, insieme a Casarini, alla testa del movimento dei no global.
Poi facendosi strada, è arrivato in Parlamento. E ora eccolo di nuovo in piazza. Non fa mistero sulla sua presenza alla manifestazione, anzi cerca di fugare tutti i dubbi di chi ha voluto vedere negli scontri di Roma una mano eversiva. qualiblack block.
«In piazza c’era uno spontaneismo ribelle che è impossibile ricondurre sotto un’etichetta. Anche se fa molto comodo dire che c’erano loro», dice.

Il caso approda in Parlamento e si insinua il dubbio sugli infiltrati

Intanto il caso finisce in Parlamento. E mentre Alemanno dice che i danni della battaglia ammontano a circa venti milioni, annuncia che il comune si costituirà parte civile. Intanto anche dalla politica partono bordate. Poche ore dopo gli scontri è solo Paolo Ferrero di Rifondazione che lancia strali contro il comportamento della polizia. Il leader della sinistra ha parlato di «vergognosa macelleria messicana».
«L'aggressione a una piazza del Popolo», ha tuonato, «gremita di studenti da parte della polizia dice della volontà di trasformare la questione politica in questione di ordine pubblico. Glielo impediremo». E dopo tanto aplomb, anche il Pd ha rotto gli indugi iniziando a parlare di “infiltrati”.
E lo ha fatto per voce di Angela Finocchiaro. «A Roma – ha affermato il presidente dei senatori democratici – c'erano evidentemente degli infiltrati che hanno messo a rischio i manifestanti e le forze dell'ordine. Chi li ha mandati? Chi li paga? Cosa devono causare? Chiediamo che il ministro dell'Interno Maroni venga al più presto in aula».