Rotelli batte i pugni

Giovanna Predoni
19/10/2010

Il secondo azionista di Rcs è stufo di essere fuori dalla gestione.

Rotelli batte i pugni

Si può investire 330 milioni prendendoli dalle proprie tasche, diventare il secondo azionista dell’azienda nel novero di un parterre assai blasonato, e non avere voce in capitolo su nulla? No, non si può.
Infatti Giuseppe Rotelli, l’industriale proprietario del gruppo ospedaliero San Donato, si è stancato di essere tenuto fuori dalla stanza dei bottoni e non ne può più del capitalismo di relazione che in Rcs fa da stampella a soci che, avendo sborsato molto meno, avrebbero meno diritti di far sentire la loro voce.
Perché lui, che ha il 10,8% della casa editrice della R verde – poco meno di Mediobanca e poco di più della Fiat – non tocca palla mentre, dentro la stanza, ci sono azionisti che pretendono di spadroneggiare pur possedendo soltanto uno zero virgola.
E che, quando parlano del Corriere, scambiando la loro infinitesima parte per il tutto, lo definiscono “il mio giornale” e tendono a farla da padroni.

L’imprenditore è stufo di restare ai margini

Chi lo conosce, ora spiega che Rotelli, 65 anni, da sempre una passionaccia per la carta stampata, già azionista della Voce di Indro Montanelli, si è stancato di fare anticamera, di essere tenuto ai margini mentre c’è chi assomma su di sé diverse cariche e a lui non viene offerta neppure la presidenza di una controllata.
Si è anche stancato che qualcuno lo tiri per la giacchetta, ne metta in piazza il nome, si profonda in belle parole per decantare l’importanza del suo ruolo e la necessità del suo contributo. Salvo poi, alla stretta finale, fare come se lui non esistesse.
Di qua la decisione di entrare a forza, ovvero prendendo personalmente il posto di Marco De Luca, l’avvocato penalista che siede nel consiglio d’amministrazione come rappresentante della sua lista di minoranza.
Se mi impediscono di accomodarmi con le buone maniere – questo il suo ragionamento – lo faccio prendendomi una poltrona che mi spetta di diritto. Ovvero, appunto, quella delle lista di minoranza.

Una mossa che spiazza gli azionisti del patto

Un altro bel paradosso, visto che il socio che quella lista ha presentato, cioè lo stesso Rotelli, è quasi l’azionista di maggioranza relativa dell’azienda, il primo dei privati eccezion fatta per Mediobanca che però, come dice la parola stessa, è una banca.
Grande fibrillazione quindi tra i soci del patto di sindacato che con oltre l’80% delle azioni governa l’azienda. I quali tutto si aspettavano meno che Rotelli pensasse questa mossa che li spiazza.
Strano, commentano alcuni osservatori, forse credevano che uno che ha investito così tanto potesse sempiternamente accontentarsi di un posto in terza fila?
Un poco convinto tentativo di coinvolgere il professore in verità lo avevano già abbozzato nel 2009, quando si trattò di rifare ex novo il consiglio d’amministrazione della Quotidiani, la società che controlla Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport, ovvero la polpa del gruppo.
I grandi soci avevano pensato che, pur non facendo parte del sindacato, si potesse assegnare a Rotelli la presidenza.
Un pensiero durato lo spazio di un mattino, ma subito messo da parte di fronte alle determinazione mostrata dal  proprietario del gruppo San Donato nel voler affrontare di petto i problemi dell’azienda.
In che modo? In primis con un piano industriale che le consentisse di ridurre l’indebitamento e contemporaneamente liberare risorse per gli investimenti sul digitale.

Rizzoli è alla vigilia di importanti cessioni

Sta di fatto che, invece di Rotelli, a entrare in consiglio furono gli altri soci, lesti a scendere dal piano di sopra della holding per occupare le poltrone sottostanti, forse preoccupati dall’idea di dover fare i conti con uno che pretendeva – vergogna vergogna – di occuparsi del prodotto.
Ma siccome siamo alla viglia di scelte importanti come la decisone di vendere alcuni asset del gruppo, oggi Rotelli vuole seguire la partita in prima persona allo scopo di tutelare il proprio massiccio investimento.
In cima alla lista c’è la cessione della Periodici, progetto che in mancanza di un compratore (o meglio, di un compratore che non chiedesse al venditore dei soldi per acquisirla con tutti i giornalisti) è stato ora ridimensionato alla dismissione di cinque testate. Quali? I primi nomi che si fanno sono quelli di Novella2000, Amica, Astra e Max, con l’aggiunta di Oggi come ciliegina.
Per Il Mondo, invece, si prospetta il passaggio alla Quotidiani e l’uscita al lunedì come inserto al posto del Corriere Economia.
Poi c’è da metter mano alle proprietà immobiliari (in ballo, anche se finora sono arrivate solo smentite, c’è addirittura lo storico palazzo di via Solferino) e da affrontare la rivalutazione di quelle che in un report di una banca sono stata definite plusvalenze inespresse, da recuperare nelle pieghe del bilancio con un occhio più attento alle controllate.