Il voto su Rousseau non è espressione di democrazia diretta

18 Febbraio 2019 17.20
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«Se voti Sì vuol dire No. Se voti No, vuol dire Sì. Siamo tra il comma 22 e la sindrome di Procuste». Con questa battuta inviata via Twitter al popolo della Rete, Beppe Grillo ha ironizzato sul quesito proposto dal M5s per il voto online sulla piattaforma Rousseau in merito alla questione Salvini-Diciotti. Pochi sanno, o ricordano, che questa battuta non è una novità nel repertorio del comico genovese. Diversi anni fa Grillo la usò per criticare la formulazione dei quesiti referendari promossi dai «partiti della Casta». «Lo fanno per confondere l'elettorato», diceva dal palco. Oggi con quel tweet (poi liquidato come una «battuta montata ad arte contro il M5s») sembra che Grillo accusi i «ragazzi meravigliosi» di essersi trasformati in ciò che lui stesso criticava circa 10 anni fa.

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IL M5S È SEMPRE STATO UN COMMA 22

Il riferimento al “comma 22” e alla “sindrome di Procuste” non fa che gettare ancora più scompiglio. Comma 22 infatti è l'omonimo romanzo di Joseph Heller in cui si legge: «Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo». La scelta è obbligata, ma mascherata da due opzioni. In poche parole una farsa. Il problema è che l'applicazione della democrazia diretta tanto decantata negli anni da Grillo e Casaleggio ha sempre assunto queste sembianze, anche quando Grillo era ancora il capo politico. Come non ricordare i post in cui Grillo metteva al voto online le espulsioni di senatori e deputati accusandoli falsamente di non restituire i soldi, chiedendo esplicitamente che la Rete ratificasse la sua volontà di espellerli? Sarebbe stato onesto dare almeno la possibilità di difesa a coloro che venivano messi alla berlina e invece il voto è stato usato nel modo più scorretto e anti-etico possibile. Come non ricordare poi il voto per l'alleanza del M5s in Europa dopo le elezioni del 2014? Grillo e Casaleggio esclusero i Verdi lasciando come opzioni Nigel Farage e il gruppo Ecr nonostante le critiche degli iscritti.

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​COS'È VERAMENTE LA DEMOCRAZIA DIRETTA ONLINE

La verità è che nel M5s non si è mai ragionato seriamente su come debba essere impostata la democrazia diretta online. La democrazia diretta non è far votare quando lo decide il capo, su decisioni già prese e con opzioni di voto decise dall'alto oppure scaricare sulla Base una decisione politica che i vertici non hanno il coraggio di prendere. Ma è decidere collegialmente su cosa votare, come formulare il quesito e le opzioni di voto da inserire. Se manca questo passaggio, non esiste alcuna democrazia diretta. Sarebbe meglio chiamarla in altro modo. Non stupisce che tra gli espulsi nel corso degli anni ci fossero grillini che mettevano in discussione l'applicazione della democrazia diretta online. Teste pensanti che sono state fatte fuori una dopo l'altra con la scusa dei soldi.

BEPPE GRILLO, UN SUSSULTO DI DIGNITÀ FUORI TEMPO MASSIMO

È per questo motivo che la battuta di Grillo sembra quasi un sussulto di dignità. Peccato che arrivi fuori tempo massimo e che il primo ad aver avallato questo finto sistema che non dà opzioni di scelta e mira a confondere il votante con quesiti che indirizzano la scelta di voto sia stato proprio lui. Senza dimenticare la tanto sbandierata società terza di controllo del voto online utilizzata solo in tre casi a fronte di oltre 100 votazioni. A certificare il risultato del voto c'è sempre e solo Davide Casaleggio.

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È come se un presidente di un seggio elettorale si chiudesse in una sala, da solo, a contare i voti e poi comunicasse il risultato con un sms. Il M5s sarebbe il primo a gridare al golpe, ma se lo fa Casaleggio non fiata nessuno. Se a questo si aggiunge che da oltre un anno l'hacker Rogue_0 ha più volte dimostrato la totale mancanza di sicurezza della piattaforma di Casaleggio, l'affidabilità della stessa è pressoché nulla.

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Davide Casaleggio ha provato a porre rimedio a tutte le falle emerse in questi anni. Ha addirittura imposto ai parlamentari il versamento di 300 euro al mese all'Associazione Rousseau: quasi 6 milioni di euro l'anno per fare fronte anche a costi di manutenzione. Ma nonostante questo, anche lunedì 18 febbraio il voto online è slittato per un problema tecnico della stessa piattaforma.

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