Inchiesta su Rsa, la Gdf in Regione Lombardia

Redazione
15/04/2020

Il Nucleo di polizia economico finanziaria delle Fiamme Gialle sta effettuando delle acquisizioni di documenti. Nel mirino le disposizioni inviate alle strutture.

Inchiesta su Rsa, la Gdf in Regione Lombardia

Si allargano alla Regione Lombardia le indagini sul Pio Albergo Trivulzio e le altre Rsa milanesi nella gestione dell’emergenza coronavirus.

Il Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf di Milano sta effettuando delle acquisizioni di documenti negli uffici della Regione. Dopo che il 14 aprile la Gdf era entrata alla Baggina, come chiamano i milanesi il Pat, dove era rimasta per 17 ore.

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L’acquisizione di documenti, punta, da quanto si è saputo, a raccogliere atti e altro materiale sulle direttive che l’amministrazione regionale e l’assessorato al Welfare hanno dato al Pio Albergo Trivulzio e alle Rsa sulla gestione degli anziani e dei pazienti.

INDAGINI SULLA GESTIONE INTERNA DEL PAT

Al Trivulzio, oltre che sul sequestro dei referti (si dovranno accertare eventuali omissioni e correlazioni tra le morti e i contagi), le attività svolte martedì dagli investigatori al Trivulzio si sono concentrate sulla gestione organizzativa interna dell’istituto e sulle direttive date dall’amministrazione regionale in questa fase di emergenza. E, in particolare, su quei “nuovi arrivi” di pazienti (una ventina), quando era già scoppiata l’epidemia, anche se ufficialmente la struttura non avrebbe ricoverato malati Covid. Una delibera regionale dell’8 marzo, però, ha dato la possibilità alle Rsa di accoglierli. E proprio i “rapporti” tra Trivulzio e Regione saranno approfonditi e oggetto delle verifiche incrociate sulle carte e sul materiale informatico acquisito: il Pat, infatti, ha fatto da centro di ‘smistamento’ verso altre strutture dei malati di coronavirus ‘a bassa intensità’, che venivano dimessi da ospedali in difficoltà. Una “commistione” che potrebbe aver creato dei focolai, anche se la Regione diede l’indicazione di usare reparti separati rispetto alle residenze per gli anziani. Al Pat è stata anche sequestrata la documentazione sui tamponi (pochissimi quelli effettuati nelle Rsa su anziani e operatori) e poi le disposizioni interne sull’uso delle mascherine, ma agli atti sono finiti anche carteggi ed email su disposizioni interne e regionali.