La strategia della Russia in caso di attacco Usa all’Iran

Nessun coinvolgimento diretto. Ma supporto d'intelligence. E fornitura di sistemi di difesa anti-aerea. Putin si prepara a una (improbabile) escalation. Mentre punta a ergersi ancora una volta a mediatore principe.

30 Giugno 2019 15.00
Like me!

Se le tensioni tra gli Stati Uniti e l’Iran diventassero guerra, è possibile che l’appoggio diplomatico della Russia a Teheran si trasformi in concreta assistenza militare. Il Cremlino non vuole rischiare, con la «obliterazione» dello Stato sciita minacciata da Donald Trump, di perdere il ruolo di arbitro delle crisi mediorientali guadagnato con l’intervento in Siria e con una politica di alleanze ad hoc che ha nell’Iran un cardine. È quanto lasciano intendere diverse dichiarazioni di alti diplomatici di Mosca e alcune analisi di istituti di consulenza governativi. Resta da capire se l’ipotesi è realistica, quale forma potrebbe avere l’aiuto bellico russo e quale potrebbe essere il grado di coinvolgimento in un conflitto che, intanto, Vladimir Putin farà di tutto per scongiurare

L’Iran «non sarà da solo» nel caso di un attacco degli Usa, ha detto Zamir Kabulov,  inviato speciale del ministero degli Esteri russo per i Paesi asiatici, a margine di una conferenza a Mosca. Vuol dire che ci sarà un aiuto militare? «Ogni azione specifica è di pertinenza del presidente», ha risposto Kabulov secondo quanto riferito dal quotidiano Kommersant. Quasi in contemporanea, in un briefing al ministero, il capo della diplomazia Sergei Lavrov ha spiegato che la Russia cercherà di convincere le due parti a iniziare un dialogo «civile». Presupposto necessario, «la fine della politica americana degli ultimatum, delle sanzioni e del ricatto», ha aggiunto Lavrov.

LA RUSSIA NON RIMARRÀ NEUTRALE

Le sanzioni decise da Donald Trump contro il Leader supremo Ayatollah Ali Khamenei e alti esponenti della Repubblica islamica hanno reso incandescente la crisi già arroventata dall’abbattimento da parte dell’Iran di un drone statunitense, che secondo Mosca aveva violato lo spazio aereo dello Stato sciita. Il vice di Lavrov, Sergei Ryabkov, ha annunciato contromisure economiche a sostegno di Teheran, senza elaborare oltre. Trump dopo aver minacciato la totale distruzione di aree del Paese sciita in caso di attacchi contro «qualsiasi cosa sia americana», ha lasciato la porta aperta a trattative. «È difficile che la Russia rimanga neutrale se tra Usa e Iran sarà guerra», si legge in un articolo pubblicato dal Consiglio russo per gli affari internazionali (Riac), ufficio studi di cui è partner l’Amministrazione presidenziale, il vero centro del potere in Russia. «La caduta della Repubblica islamica potrebbe minare la capacità di Mosca di fare da ago della bilancia in Medio Oriente».

LE CONVERGENZE TRA MOSCA E IRAN IN TEMA DI SICUREZZA

Inoltre, si paralizzerebbe la politica russa in Siria «dando maggior libertà di azione ai gruppi alleati agli Usa e indebolendo il governo di Assad», argomentano gli autori dell’analisi, Pyotr Kortunov e Abdolrasool Divsallar, che oltre ad essere un esperto del Riac si occupa di sicurezza e difesa presso l’Istituto di studi strategici sul Medio Oriente (Imess) di Teheran. Tra i motivi per cui difficilmente il Cremlino potrebbe starsene a guardare, il fatto che Russia e Iran, pur non essendo formalmente legate da un trattato di difesa comune, «hanno creato un’importante convergenza in materia di sicurezza per rispondere a minacce condivise e adottare strategie volte a ottenere riconoscimento internazionale revisionando l’ordine mondiale a guida Usa». Un’offensiva militare di Washington preluderebbe a un’architettura tutta americana per la sicurezza nella regione, con ricadute geopolitiche inaccettabili per il Cremlino, secondo Kortunov e Divsallar. Quindi, «non sarebbe una sorpresa» se Mosca decidesse di andare oltre il supporto diplomatico, «anche assistendo militarmente l’Iran». 

Le milizie di Hezbollah armate e dirette da Teheran hanno fatto da fanteria in decine di offensive congiunte con l’aviazione di Mosca

La cooperazione militare tra la Russia e l’Iran si è strutturata e ha passato collaudi severi durante la guerra in Siria, dove le milizie di Hezbollah armate e dirette da Teheran hanno fatto da fanteria in decine di offensive congiunte con l’aviazione di Mosca. I contatti tra i rispettivi comandi e tra le strutture di intelligence sono istituzionalizzati fin dal 2015. In questo quadro, l’erogazione di intelligence operativa da parte dei russi all’Iran nell’imminenza di un attacco Usa sarebbe con ogni probabilità il primo passo di un coinvolgimento indiretto nel conflitto. Ma dove la Russia potrebbe esser di maggiore aiuto è nella fornitura di sistemi di difesa anti-aerea. L’esercito iraniano ha già le batterie di missili russi S-300. Un upgrade ai più sofisticati S-400, magari corredati dalle ultime diavolerie made in Russia della guerra elettronica, come i sistemi Borisoglebsk-2 e Krasukha-4S, potrebbe rendere molto dubbia la altrimenti schiacciante superiorità aerea statunitense.

ALTAMENTE IMPROBABILE UN INVIO DI PERSONALE MILITARE

Una terza possibile forma di assistenza, che comporterebbe un coinvolgimento più pericoloso, sarebbe il temporaneo e limitato invio di mezzi e personale militare sul terreno. È già successo nel 2016, quando l’aviazione russa ha utilizzato la base iraniana di Hamadan per alcuni raid sulla Siria. Un dispiegamento analogo  invierebbe un messaggio politico forte a Washington, e sarebbe un deterrente per le minacce Usa. In realtà, anche se la Russia decidesse misure per potenziare le capacità difensive del suo partner sciita, un intervento diretto in un eventuale conflitto è «altamente improbabile», secondo la stessa analisi del Riac. Un ipotetico sostegno militare a Teheran sarebbe solo «informale, ufficioso e indiretto», aggiunge, interpellato da Lettera43.it, Nikolay Kozhanov, accademico dell’Istituto del Medio Oriente di Mosca. È vero che un attacco degli Usa all’Iran metterebbe a rischio il ruolo di grande potenza riacquisito dalla Russia con l’avventura siriana. Ma la Russia «fisicamente non ha la capacità» di difendere le sue posizioni partecipando a una guerra contro l’America, secondo Kozhanov.

Putin deve preservare la partnership con l’Arabia Saudita, l’arcinemico sunnita di Teheran, per la gestione del mercato petrolifero globale

Inoltre, Putin deve preservare la partnership con l’Arabia Saudita, l’arcinemico sunnita di Teheran, per la gestione del mercato petrolifero globale. Per non parlare delle intese con Israele, di cui Khamenei predica la sparizione. E poi c’è il fronte interno. I russi non sono più tanto entusiasti della riconquistata autorevolezza internazionale, delle ramanzine agli Usa e dell’annessione della Crimea, dimostrano i sondaggi. Meno del 50% della popolazione è interessata alla politica estera, registra l’istituto statale di sondaggi Fom in giugno. Un calo di 19 punti rispetto a due anni fa. Ed è in discesa costante anche il gradimento di Putin, mentre sale la propensione a protestare pubblicamente. Non c’è da stupirsi, con salari che restano al di sotto dei livelli del 2014, con 19 milioni di cittadini sotto la soglia della povertà, con l’aumento dell’età pensionabile e il rincaro dell’Iva. Ai sondaggi al Cremlino si presta molta attenzione, e delle proteste di piazza si ha un vero terrore.  

LE SANZIONI USA ALL’IRAN FAVORISCONO MOSCA

«La Russia eserciterà pressioni diplomatiche forti su entrambe le parti perché non si arrivi al peggio», sostiene Kozhanov. «Comunque la sensazione a Mosca è che al peggio non ci si arriverà, e che a Washington e a Teheran si stiano solo flettendo i muscoli, per arrivare belli tonici al tavolo delle trattative». E se i diplomatici russi fanno la voce grossa e i centri studi del governo elencano le diverse possibilità di aiuto militare all’Iran, forse è perché Putin vuol ritagliarsi il ruolo del mediatore responsabile in questa crisi. Il mediatore, si sa, deve dimostrare di esser ”tonico” almeno quanto i contendenti. I russi conoscono bene l’Iran. Sanno che è una società complessa con un sistema politico articolato. E sanno come trattare con i suoi leader. Una mediazione efficace sarebbe un capolavoro diplomatico, per lo zar. Che intanto, finché la situazione resta magmatica, ovvero calda e instabile ma senza eruzioni, ha tutto da guadagnare: l’export petrolifero russo, unico motore della scalcinata economia del più grande Paese del mondo, sta già beneficiando dell’inasprirsi delle sanzioni Usa sulle esportazioni di greggio iraniano.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *