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Come procedono le indagini sul Russiagate di Salvini

Come procedono le indagini sul Russiagate di Salvini

La procura di Milano valuta l’ipotesi di avviare una rogatoria nell’ambito dell’indagine per corruzione internazionale sui presunti fondi neri alla Lega. Mentre Intesa nega ogni coinvolgimento nella vicenda.

12 Luglio 2019 21.29

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La procura di Milano sta valutando l’ipotesi di avviare una rogatoria in Russia per seguire eventuali flussi di denaro nell’ambito dell’indagine per corruzione internazionale nata in seguito alla registrazione audio, acquisita agli atti, nella quale si fa riferimento a una presunta trattativa con emissari di Mosca per far arrivare fino a 65 milioni di dollari alla Lega. Inchiesta nella quale è indagato Gianluca Savoini, il leghista presidente dell’associazione Lombardia Russia.

AL VAGLIO UNA RICHIESTA DI ASSISTENZA INTERNAZIONALE

Da quanto si è saputo, i pm Gaetano Ruta e Sergio Spadaro, coordinati dal procuratore aggiunto Fabio De Pasquale, stanno vagliando una richiesta di assistenza internazionale da inoltrare a Mosca per capire se ci sia stato stato davvero un trasferimento di sospetti fondi neri in seguito alla compravendita ‘con sconto’ di petrolio.

LA PRESUNTA RIUNIONE PER CERCARE UN ACCORDO

Una richiesta che punta, qualora venisse trasmessa, a trovare riscontro alla ‘radiocronaca’ dell’ormai noto incontro all’hotel Metropol di Mosca tra Savoini, tale Luca (un avvocato) e Francesco detto il “nonno” – due italiani in corso di identificazione – e tre russi, uno dei quali dovrebbe essere un interprete. In quella riunione, come si evince dall’audio, lo scorso ottobre si sarebbe cercato un accordo sulle percentuali di sconto, in modo tale che una parte, il 4%, si trasformasse, questa è l’ipotesi, in una ‘retrocessione’ per il movimento e il resto, almeno il 2%, andasse sotto forma di ‘stecca’ a funzionari russi.

INTESA SANPAOLO NEGA OGNI IPOTESI DI COINVOLGIMENTO

Secondo la registrazione (base di partenza dell’indagine e che i pm hanno acquisito prima che venisse pubblicato su BuzzFeed e dopo alcuni articoli dell’Espresso sul caso dello scorso febbraio), una parte del prezzo della compravendita di petrolio tra una società italiana che doveva comprare (nella registrazione si parla dell’Eni, che ha smentito) e una società russa che vendeva, sarebbe dovuta arrivare alla Lega per finanziare la «campagna elettorale». Inoltre, uno degli italiani spiegava anche che sarebbe stato necessario «coinvolgere» le banche per le transazioni e citava «Banca Intesa Russia». Su questo punto il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro ha affermato che «non c’è alcuna evidenza di un coinvolgimento del gruppo».

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