Russia, la caccia agli scrittori dissidenti e il ruolo dei comici Vovan e Lexus

Francesca Carli
19/12/2023

Boris Akunin, uno degli autori più popolari del Paese, è stato inserito dal Cremlino nella lista dei terroristi ed estremisti. Censura che ha colpito anche Dmitry Bykov già classificato agente straniero. Tutto a causa della loro critica alla guerra in Ucraina. Entrambi erano stati 'incastrati' da uno scherzo telefonico dei giullari filo-Putin che avevano trollato pure Giorgia Meloni. Il caso.

Russia, la caccia agli scrittori dissidenti e il ruolo dei comici Vovan e Lexus

Con una guerra di logoramento in corso e le Presidenziali (anche se sono già vinte) alle porte, nulla in Russia può essere lasciato al caso. Ogni voce critica deve essere silenziata. E gli scrittori non fanno certo eccezione. Accade così che il Rosfinmonitoring, l’ente di controllo creato da Vladimir Putin nel 2001, il 18 dicembre abbia incluso Boris Akunin, uno degli scrittori russi contemporanei di maggior successo e tra i più venduti, nella black list dei “terroristi ed estremisti”. A suo carico è stato inoltre aperto un procedimento penale con l’accusa di giustificazione del terrorismo e diffusione di notizie false sull’esercito russo. Prima che si muovesse il governo, la casa editrice AST aveva già messo le mani avanti annunciando l’interruzione della pubblicazione dei libri non solo di Akunin ma anche di Dmitry Bykov per «dichiarazioni pubbliche che hanno generato ampie proteste». Stessa giustificazione usata dalla catena di librerie Chitai-Gorod-Bukvoed il 15 dicembre scorso per spiegare il ritiro dai propri scaffali dei volumi dei due ‘traditori’.

Russia, la caccia agli scrittori dissidenti e il ruolo dei comici Vovan e Lexus
Boris Akunin (Getty Images).

Così i comici Vovan e Lexus, gli stessi che avevano trollato Meloni, incastrano gli intellettuali scomodi

A “incastrare” a favor di pubblico i due intellettuali ci avevano già pensato i due comici filo-Cremlino Vovan e Lexus, gli stessi che si erano presi gioco della premier italiana Giorgia Meloni nell’ormai celebre telefonata. In questo caso hanno chiamato i due scrittori spacciandosi per rappresentanti di Kyiv strappando il loro sostegno per la causa ucraina e pubblicando poi le conversazioni sui media. Ma se nel caso di Meloni, i comici erano riusciti a fare ammettere alla presidente del Consiglio la stanchezza europea sulla guerra taciuta in pubblico, in questo caso non esiste alcuno scoop: sia Akunin sia Bykov da subito si sono espressi contro l’aggressione di Mosca. Bykov è già classificato come ‘agente straniero’, mentre Akunin in un libro ha addirittura elogiato Volodymyr Zelensky. Parlando con Vovan e Lexus, Bykov ha confermato il suo sostegno a Kyiv aggiungendo che gli sarebbe piaciuto «essere utile all’Ucraina» mentre Akunin ha ammesso di aver organizzato una raccolta fondi per il ‘nemico’. Parole che sono state cavalcate dai media filogovernativi e dalla propaganda di Mosca. Il deputato di Russia Unita Andrei Gurulev, intervenendo nel talk condotto da Vladimir Solovyev, ha chiesto senza mezzi termini di «distruggere Akunin». «Non dovrebbe esistere» in questo mondo, ha sentenziato, perché  «questo è l’unico modo in cui il nostro Paese probabilmente sopravviverà».

Russia, la caccia agli scrittori dissidenti e il ruolo dei comici Vovan e Lexus
I comici pro Cremlino Vovan e Lexus (Getty Images).

La tolleranza zero del Cremlino nei confronti degli scrittori

La tolleranza zero nei confronti di intellettuali e scrittori è cosa recente. Fonti vicine all’Amministrazione presidenziale hanno ammesso con Meduza che, almeno fino a poco tempo fa, il Cremlino e il ministero della Cultura avevano cercato addirittura di richiamare in patria intellettuali considerati moderati che avevano lasciato la Russia all’indomani dell’invasione senza però sparare a zero contro Putin e l’esercito. Va detto che allo stesso tempo le forze dell’ordine aprivano procedimenti penali contro pacifisti e scrittori arrivando a censurare tacitamente l’esibizione di cantanti e musicisti non allineati al pensiero putiniano. Per tornare in attività, previo perdono dello zar, c’è chi è stato costretto a compiere viaggi promozionali nel Donbass o assistere i bambini colpiti dalla guerra. Ora invece, almeno per quanto riguarda gli scrittori, non esiste appello. Il Cremlino, riferiscono le fonti, impone agli editori di bloccare le pubblicazioni dei dissidenti. I nemici, è il refrain, non devono essere né pubblicati né venduti. Una sorte simile a quella di Akunin e Bykov è toccata anche allo storico della moda Alexander Vasiliev e alla giornalista scientifica Asya Kazantseva autrice del libro Da dove vengono i bambini?. Le librerie hanno cominciato a cancellare le presentazioni probabilmente a causa delle loro posizioni critiche sulla guerra. Dopo l’ennesimo forfait del 12 dicembre, il deputato liberal-demcratico Andrei Lugovoy, accusato tra l’altro dell’omicidio dell’ex ufficiale dei servizi segreti Alexander Litvinenko, ha pensato bene di pubblicare i dati personali di Kazanstseva su Telegram con il messaggio nemmeno troppo in codice: «Tradire il proprio Paese è il peccato più grave». Una cosa è certa: Vovan e Lexus continueranno a provocare intellettuali con l’obiettivo di portarli a dichiarare il proprio sostegno all’esercito ucraino o a denunciare le perdite tra le fila russe. Un assist perfetto per le autorità che useranno queste registrazioni per intensificare le persecuzioni. E il Cremlino? Il portavoce di Putin Dmitry Peskov come sempre si è limitato a dichiarare che «l’importante non è chi abbia organizzato lo scherzo, ma ciò che è stato detto».