Russia, non solo Putin: chi sono i sei personaggi di cui i media locali si sono occupati nel 2023

Francesca Carli
27/12/2023

Prigozhin e il fallito ammutinamento della Wagner. La commissaria per l'Infanzia Lvova-Belova accusata di deportazione illegale di bambini ucraini. Yekaterina Mizulina, la torquemada di Internet. Shaman, la popstar pro guerra. Maxim Katz e l'opposizione impossibile a Putin. Adam Kadyrov, terzogenito del leader ceceno destinato a succedergli. I nomi più citati dai giornali della Federazione.

Russia, non solo Putin: chi sono i sei personaggi di cui i media locali si sono occupati nel 2023

Vladimir Putin certo, ma non solo. I media russi in questo 2023 si sono occupati di almeno altri sei personaggi che hanno contribuito, più o meno volontariamente, a comporre un affresco della Federazione a quasi due anni dall’invasione dell’Ucraina.

Prigozhin, il consigliere di Putin diventato un traditore da eliminare

Non si può non partire da Yevgeny Prigozhin, ex galeotto diventato imprenditore di successo attivo nella ristorazione, da qui il soprannome ‘cuoco di Putin’. Fondatore del gruppo Wagner ha giocato un ruolo di primo piano nella guerra in Ucraina. Come ricorda il Moscow Times, è stato insignito dallo zar in persona del titolo Eroe della Russia, la più alta onorificenza del Paese, e ha spedito 50 mila mercenari al fronte, di cui 40 mila reclutati dalle carceri. La “convivenza” con il ministro della Difesa Sergei Shoigu e con i vertici dell’esercito però è apparsa da subito difficile. Prigozhin ha cominciato a criticare apertamente le strategie militari puntando il dito direttamente contro Shoigu e il generale Gerasimov accusandoli addirittura di ingannare il popolo. Così dopo aver minacciato di ritirarsi da Bakhmut, lo scorso giugno ha ordinato ai suoi mercenari di marciare da Rostov sul Don su Mosca. Senza alleati, senza un piano e senza un vero seguito, a 200 km dalla Capitale ha annullato l’ammutinamento facendo retromarcia. Due mesi dopo Prigozhin è rimasto ucciso in un misterioso incidente aereo dietro cui non è stato difficile immaginare la mano del Cremlino. Nonostante la conferma del Dna, molti suoi sostenitori continuano a crederlo vivo, mentre gli analisti hanno letto la sua morte come un promemoria per le élite del Paese: la loro sopravvivenza è legata alla fedeltà a Putin.

Russia, cosa è rimasto a sei mesi dalla tentata rivolta della Wagner guidata da Prigozhin
Una gigantografia di Prigozhin (Getty Images).

Maria Lvova-Belova e la deportazione dei bambini ucraini in Russia

Un altro personaggio che si è guadagnato i titoli dei giornali russi (e non solo) è Maria Lvova-Belova. Commissaria per i diritti dei bambini, Lvova-Belova ha dichiarato di aver  gestito il trasferimento di oltre 700 mila piccoli ucraini in Russia dall’inizio dell’invasione. Lo scorso marzo, la Corte penale internazionale dell’Aia ha emesso un mandato di arresto per lei e per Putin, accusandoli del crimine di guerra di deportazione illegale di bambini. In sua difesa Lvova-Belova ha assicurato che la stragrande maggioranza dei piccoli trasferiti era senza genitori né parenti. Lei stessa ha ammesso di aver adottato un 15enne di Mariupol. Di diverso avviso il procuratore Karim Khan secondo cui Mosca considera i bambini alla stregua di un «bottino di guerra». In risposta al mandato della Cpi, Lvova-Belova ha ribattuto con sarcasmo: «È fantastico che la comunità internazionale abbia apprezzato il lavoro per aiutare i bambini nel nostro Paese e che non li lasciamo nella zona di guerra».

Russia, non solo Putin: chi sono i sei personaggi di cui i media locali si sono occupati nel 2023
Maria Lvova-Belova (Getty Images).

Shaman, il cantore della guerra 

Dopo l’invasione dell’Ucraina molti artisti hanno lasciato la Russia in opposizione all’aggressione del Cremlino. Chi è rimasto ha subito censure e campagne di screditamento, come la popstar Olga Pugacheva o il rapper Face. C’è però anche chi ha cavalcato la guerra e la fedeltà a Putin per farsi strada e conquistare visibilità. È il caso di Yaroslav Dronov, nome d’arte Shaman. Praticamente sconosciuto all’inizio del 2022, il giorno prima dell’invasione ha pubblicato Vstanem (Rialziamoci) canzone dedicata ai soldati russi caduti nella Seconda guerra mondiale (o, per i russi, grande guerra patriottica). Come prevedibile il brano è diventato una hit e Shaman uno dei volti della macchina di propaganda a favore del conflitto. Così ha cominciato a esibirsi in concerti finanziati dallo Stato, sia in patria che nell’annessa Crimea. E a fare spettacoli per i soldati russi nelle città ucraine occupate di Luhansk, Mariupol e Henichesk. Lo scorso luglio ha pubblicato il video del singolo Moy Boy, girato interamente durante un tour nell’Ucraina occupata. Il video, che includeva filmati di edifici distrutti e attrezzature militari, è stato visualizzato nelle prime 24 ore dalla messa online è stato visualizzato oltre 1 milione di volte.

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Il cantante Shaman (Yaroslav Dronov) (Getty Images).

Katz, l’oppositore che cerca di disarcionare Putin

Ad aver lasciato la Russia dopo l’invasione sono stati anche molti attivisti e politici di opposizione (non quella organica a Cremlino, ovviamente). Tra questi Maxim Katz riparato in Israele da dove sta tentando di unire le voci dissidenti in una coalizione con l’intenzione di rimuovere Putin. Impresa quasi impossibile, e non solo per il consenso di cui gode – anche grazie alla repressione – il presidente. Le proposte di Katz infatti sono state respinte dal principale oppositore dello zar: Alexei Navalny attualmente imprigionato in una colonia penale nell’Artico. Katz, classificato già nel 2022 come “agente straniero”, è stato condannato a otto anni di carcere in contumacia lo scorso agosto con l’accusa di aver diffuso notizie false sulle forze armate. In un video visto oltre 2 milioni di volte accusava l’esercito di aver giustiziato civili ucraini a Bucha. A Katz è stato inoltre vietato di gestire siti web per quattro anni. Ciò però non gli ha impedito di aggiornare il suo seguitissimo canale YouTube, dove continua a criticare le operazioni russe davanti a una platea di oltre 1,9 milioni di abbonati. «L’obiettivo è quello di incorporare fermamente il concetto di una Russia liberale e democratica nel tessuto della nostra società», dichiarò al Moscow Times all’inizio del 2023.

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Maxim Katz (da Youtube).

Yekaterina Mizulina, il censore della Rete 

Uno dei volti pro-Cremlino più noti è quello di Yekaterina Mizulina. Trentanove anni guida la lega per un Internet sicuro, una sorta di organismo privato che si occupa della censura della Rete. Mizulina si è costruita nel tempo la figura di Torquemada 2.0, e dal suo pulpito online è in grado di creare e distruggere le carriere degli artisti. Il suo modus operandi è sempre lo stesso: segnala alla polizia qualsiasi contenuto online considerato discutibile e poi lo condivide sui social. Al resto pensa il regime. Nel suo curriculum spiccano 166 denunce contro gruppi musicali: o li ha portati alla sbarra oppure ha fatto in modo che i loro concerti venissero cancellati. Ma ha rovinato le carriere di comici, blogger, tiktoker e attori. Non solo. Quest’anno dopo aver accusato il governo di Kyiv di alimentare una sottocultura per adolescenti volta a destabilizzare la Russia, ha portato all’arresto di massa di moltissimi ragazzini in tutta la Russia.

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Yekaterina Mizulina.

Adam Kadyrov, il probabile successore di Ramzan alla guida della Cecenia

L’ultimo personaggio che ha attirato su di sé i riflettori dei media russi è stato Adam Kadyrov, terzogenito del leader ceceno Ramzan. Lo scorso autunno ha fatto notizia per aver picchiato un detenuto 19enne accusato di aver bruciato una copia del Corano. Invece di essere processato, il 16enne è diventato una star. Ha ricevuto almeno nove premi da istituzioni statali e organizzazioni pubbliche, tra cui il titolo di Eroe della Cecenia e l’ordine Per merito alla Repubblica di Karachay-Circassia. Non solo. Adam è stato nominato dal padre a capo del suo staff di sicurezza. Secondo alcuni osservatori, la carriera fulminante dell’adolescente è dovuta alle voci sulla salute precaria di Ramzan Kadyrov che avrebbe scelto il terzogenito, più sadico e spavaldo dei fratelli, per succedergli. Uno dei più stretti alleati di Kadyrov dopo l’aggressione del figlio del capo ai danni del 19enne ha assicurato che Adam aveva «il sostegno dei deputati della Duma di Stato e dei senatori ceceni». E ha aggiunto: «Considerando il crimine atroce di questo subumano [accusato di aver bruciato il Corano], Adam ha agito in modo molto umano lasciandolo vivere».

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Ramzan Kadyrov con il figlio Adam.