La crisi del Venezuela diventa scontro tra Usa e Russia

Washington si dice pronta all'intervento militare. Mosca risponde spiegando che creerà un blocco di Paesi in sede Onu per difendere il diritto internazionale.

02 Maggio 2019 14.52
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Esplode lo scontro tra Stati Uniti e Russia. La crisi nel Paese latinoamericano ha innescato un vero e proprio braccio di ferro tra Washington e Mosca, con accuse reciproche, minacce e toni da Guerra fredda.

In una burrascosa telefonata il primo maggio, il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha rinfacciato al collega americano Mike Pompeo di non aver escluso un'azione militare Usa nel Paese. E in serata, senza negare la possibilità di intervento, il presidente Usa Donald Trump ha dichiarato: «La brutale repressione del popolo del Venezuela deve finire». «È possibile», aveva detto Pompeo in mattinata parlando di un'azione di forza da parte di Washington.

«Se necessario, è quello che faranno gli Stati Uniti» per restaurare la democrazia, «anche se preferiremmo una transizione pacifica del potere», aveva spiegato il capo della diplomazia Usa in un'intervista tivù. Immediata la reazione di Mosca, che ha ammonito Washington a non immischiarsi negli affari interni del Venezuela, minacciando altrimenti «gravi conseguenze»: «È una violazione flagrante del diritto internazionale che non ha nulla a che fare con la democrazia», ha urlato al telefono Lavrov. Altrettanto dura la replica di Pompeo, che ha accusato la Russia (e Cuba) di voler «destabilizzare» il Venezuela, mettendo così a rischio le relazioni bilaterali tra Washington e Mosca. Tra Lavrov e Pompeo è in agenda un incontro nella settimana tra il 6 e il 12 maggio.

SUL VENEZUELA USA E RUSSIA SONO INCOMPATIBILI

Il capo del Dipartimento di Stato ha insistito perché la Russia cessi immediatamente le attività di sostegno a Maduro. Mentre a mettere in guardia Cuba ci ha pensato direttamente Donald Trump: «Se le truppe e le milizie cubane non cesseranno immediatamente le operazioni militari e di altro genere allo scopo di causare la morte e la distruzione della Costituzione venezuelana, imporremo un embargo totale sull'isola insieme a più sanzioni». «Le posizioni di Usa e Russia sul Venezuela sono incompatibili», ha detto da Tashkent il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov secondo quanto riportato dall'agenzia Interfax. Mosca, ha spiegato Lavrov, è disposta a continuare il dialogo con Washington. «Abbiamo concordato», ha affermato Lavrov, «di continuare i contatti anche sul Venezuela, ma non vedo come possano essere compatibili le posizioni. Da un lato le nostre, che si basano sullo Statuto Onu e sui principi del diritto internazionale, e dall'altra la posizione degli Stati Uniti, i quali da Washington nominano un presidente ad interim di un altro Paese. Le posizioni sono incompatibili», ha concluso il capo della diplomazia russa, «ma siamo pronti a parlare».

UN BLOCCO DI PAESI CONTRO L'INTERVENTO MILITARE USA

Lavrov ha proseguito spiegando quali sono i prossimi passi che intende fare la Russia. «La nostra posizione rispetto ai piani Usa sul Venezuela sarà molto semplice: mobiliteremo gli Stati che come noi rispettano lo Statuto dell'Onu per contrastare simili intenti», ha detto il ministro degli Esteri russo, citato dalle agenzie. Secondo la testata online filo-Cremlino Sputnik, il capo della diplomazia russa si riferiva in particolare all'eventualità di un intervento militare americano in Venezuela. Secondo Lavrov, questo gruppo di Paesi esiste già in seno all'Onu. «Spero», ha detto il ministro, «che riceveremo un serio sostegno dall'organizzazione, perché stiamo parlando di una questione molto semplice, che è difficile da distorcere: la difesa delle norme fondamentali e dei principi del diritto internazionale così come sono definiti nello Statuto dell'Onu». Lavrov ha anche smentito la notizia diffusa da Pompeo secondo cui Mosca avrebbe convinto il presidente venezuelano Nicolas Maduro a non fuggire dal Venezuela nel giorno in cui Juan Guaidó ha chiamato i militari a sollevarsi contro di lui. «A tutte le dichiarazioni di questo tipo», ha detto il responsabile degli Esteri russo, «la risposta è una sola: non è vero».

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