In Russia stanno scomparendo targhe e monumenti dedicati alle vittime di Stalin

Matteo Innocenti
14/11/2023

Sono sempre di più i memoriali rimossi, distrutti o vandalizzati. Il tutto nell’indifferenza generale delle autorità. Dietro, sostengono gli attivisti, ci sarebbe la mano del Cremlino, desideroso di riabilitare il dittatore e glorificare il passato sovietico.

In Russia stanno scomparendo targhe e monumenti dedicati alle vittime di Stalin

A partire dal 2014 in Russia, nell’ambito del progetto Posledniy Adres (Ultimo indirizzo), sono state affisse più di 700 targhe indicanti le case dove vivevano normali cittadini poi diventati vittime delle purghe di Stalin negli Anni 30. Da maggio, però, a decine sono scomparse in diverse città della Federazione. E tante altre sono state vandalizzate. A lanciare l’allarme l’attivista Oksana Matievskaya: tra le ideatrici dell’iniziativa, ha evidenziato che la polizia non sta indagando sulla questione, aggiungendo che non si tratterebbe di una casualità, visto il contesto nazionale in cui non mancano i tentativi di riabilitare il dittatore.

In Russia stanno scomparendo targhe e monumenti dedicati alle vittime di Stalin. Dietro ci sarebbe la mano di Mosca.
Immagine di Stalin sulla Piazza Rossa di Mosca (Getty Images).

Almeno 750 mila persone furono giustiziate durante il Grande Terrore

«Il ricordo del terrore sovietico mette in discussione il concetto secondo cui lo Stato ha sempre ragione ed è quindi scomodo per le autorità russe. Soprattutto dopo l’invasione dell’Ucraina», ha detto Matievskaya. Milioni le persone descritte come “nemici del popolo” finite nei campi di lavoro sovietici, i gulag, mentre almeno 750 mila furono assassinate sommariamente durante il Grande Terrore di Stalin, nella seconda metà degli Anni 30. Nel mirino non solo le targhe, ma anche altri memoriali. Almeno 18 monumenti dedicati alle vittime della repressione e ai soldati stranieri che hanno combattuto nella Seconda guerra mondiale sono stati rubati o vandalizzati. La maggior parte di essi era dedicata a cittadini polacchi, come la croce di cemento eretta nella Repubblica della Komi in memoria dei prigionieri di guerra, la cui distruzione è stata attribuita al maltempo. Le autorità sovietiche giustiziarono centinaia di migliaia di polacchi a partire dal 1939. Nel solo 1940, 1,7 milioni furono deportati nei gulag della Siberia e del Kazakistan.

In Russia stanno scomparendo targhe e monumenti dedicati alle vittime di Stalin. Dietro ci sarebbe la mano di Mosca.
Targhe dedicate alle vittime di Stalin (Getty Images).

La propaganda russa accosta l’invasione dell’Ucraina alla “Grande guerra patriottica”

Secondo l’attivista Alexandra Polivanova del gruppo per i diritti civili Memorial, dietro a tutto ciò c’è Mosca: l’obiettivo, ha spiegato, è che l’Unione Sovietica venga ricordata per la sua potenza e non come uno Stato oppressivo. A luglio, un sondaggio condotto dal Levada Center ha rilevato che il 63 per cento dei russi ha un’opinione favorevole nei confronti di Stalin: l’indice di approvazione più alto degli ultimi 13 anni. La spiegazione della crescente popolarità del dittatore non è certa, ma la propaganda russa che giustifica l’invasione dell’Ucraina certamente ha glorificato il suo passato sovietico, accostando la cosiddetta “operazione speciale militare” alla “Grande guerra patriottica”. Così viene chiamata in Russia la Seconda guerra mondiale, intrapresa sotto Stalin di cui in tutto il Paese esisterebbero 110 statue, di cui 95 erette con Vladimir Putin presidente.