Russia-Usa-Ue: quelle intese all’ombra del caso Skripal

Francesco Pacifico

Russia-Usa-Ue: quelle intese all’ombra del caso Skripal

01 Aprile 2018 10.00
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Prima l'Europa e gli Stati Uniti hanno risposto al caso Skripal espellendo 160 diplomatici russi. Poi, per tutta risposta, Mosca ne ha rimandati verso il Vecchio e il Nuovo continente altrettanti. E tanto basta per sentire parlare di ritorno ai tempi della Guerra Fredda. Ma dietro le quinte Washington, Bruxelles e Mosca trattano e si accordano su temi non meno importanti dei natura geopolitica o militari. Eccoli.

1. Nei Balcani l'Ue tende la mano alla Russia

Lo scorso 2 agosto il vicepresidente americano Mike Pence, in Montenegro, ha lanciato il guanto di sfida a Mosca. Dicendo, davanti ai leader dell'area, che «il futuro dei Balcani Occidentali è in Occidente». Per poi aggiungere: «Il vostro coraggio, specialmente di fronte alle pressioni russe, ispira il mondo e io vi apprezzo molto per questo». Da allora le pressioni di Mosca sui governi dell'ex Jugoslavia, dove il Cremlino ha molti interessi, si sono moltiplicate. Nei giorni scorsi, il ministro degli Esteri di Mosca Sergei Lavrov, in visita in Slovenia, ha provato a rilanciare uno schema sul modello dei non allineati di un tempo: «Non essere membri della Nato o della Ue non significa necessariamente evitare contatti con Stati che non sono inclusi in queste organizzazioni internazionali». Anche su questo fronte la Ue ha deciso di mediare per non acuire le tensioni con Mosca. Infatti ha deciso di allungare i tempi per allargamento a Est al 2025, ma soltanto dietro «l'impegno degli Stati della regione a rafforzare lo Stato di diritto, a combattere la corruzione e la criminalità organizzata e soprattutto a mettere fine alle numerose dispute bilaterali ancora irrisolte».

2. Il North Stream 2 avvicina Bruxelles a Mosca

Sul fronte dell'energia invece l'Europa – in primis la Germania – ha trovato un accordo con Mosca sul gasdotto sottomarino North Stream 2, che raddoppia la portata del gas russo attraverso il Baltico verso il Vecchio Continente. Contemporaneamente alla decisione di rimandare in patria schiere di diplomatici, è arrivato l'ultimo e definitivo via libera da parte tedesca (quello dell’ente federale per la navigazione marittima) alla costruzione della pipeline lunga 1.200 chilometri che a regime dovrebbe trasportare circa 55 miliardi di metri cubi di metano ogni anno. I lavori dovrebbero iniziare entro la fine dell'anno, con Bruxelles che al momento non sembra tenere in considerazioni gli allarmi pervenuti da un suo membro (la Polonia, sempre più leader del gruppo di Visegrad) e dall'alleato americano. Varsavia e Washington temono – come ha dichiarato l'ex segretario di Stato Rex Tillerson – che il progetto «garantirebbe alla Russia quella rendita aggiuntiva di miliardi di dollari necessari per finanziare la sua aggressione militare ai confini dell’Europa».

3. Usa e Russia lavorano per frenare la corsa agli armamenti nucleari

All'inizio dell'anno la Russia ha reso noto di aver testato con successo un nuovo missile nucleare di ultimissima generazione, Kinzhal (pugnale), che con una gittata di 2 mila chilometri può superare lo scudo difensivo americano in Europa e Asia. Dal canto suo, il Pentagono starebbe studiando nuovi ordigni nucleari tattici a bassa intensità, da montare sui propri aerei militari o su sottomarini, proprio per rendere la sua presenza. Mosca e Washington fanno di tutto per mostrare al mondo che è ripartita la corsa agli armamenti. In realtà, dietro le quinte, si sta lavorando in chiave opposta. Come ha rilevato all'agenzia russa Sputnik l'esperto militare Igor Korotchenko, il Cremlino starebbe lavorando a un rinnovo dell'accordo Start, scaduto a fine anno, sulla distruzione degli arsenali nucleari. Secondo lo studioso, il New Strategic Arms Reduction Treaty (New Start) «dovrebbe limitare non solo il dispiegamento delle armi strategiche offensive, ma anche di essere interconnessi con vincoli contrattuali sullo sviluppo del sistema di difesa missilistica globale degli Stati Uniti». In quest'ottica Washington potrebbe trovarsi presto un alleato per spingere l'Iran e la Corea del Nord a più miti consigli sui loro programmi nucleari.

4. Casa Bianca e Cremlino stanno dalla stessa parte sui temi ambientali

All'interno dell'Opec Mosca in questo anni ha deciso di abbandonare partner storici (come l'Iran) per appoggiare la strategia saudita sul prezzo del petrolio per mettere fuori gioco il più costoso gas di scisto americano. Ma questo asse innaturale non ha prodotto gli effetti sperati, perché all'inizio dell'anno la produzione di oro nero negli Stati Uniti ha superato i 10 milioni di barili al giorno e tra un anno, seguendo questo trend, strapperà proprio alla Russia il titolo di primo produttore mondiale. Eppure i due Paesi, volenti e nolenti, sono schierati sulle stesse posizioni in campo ambientale: soprattutto in difesa delle fonti fossili, centrali per entrambe le economie. Emblematico su questo fronte la decisione del Cremlino di fare marcia indietro rispetto agli accordi presi a Parigi all'ultima conferenza sul clima, proprio perché «senza gli Usa l'accordo è inattuabile». Nei mesi scorsi fu proprio Vladimir Putin a giustificare Donald Trump sulla decisione di non firmare l'intesa: «Non vorrei giudicarlo per la decisione di uscire dagli accordi di Parigi sul clima, forse pensa che non fossero ben ponderati, forse pensa che non ci siano le risorse necessarie, tutto questo va studiato con attenzione». Il tutto mentre la Cina sta convertendo alle rinnovabili la sua economica e la Ue sta per mandare in pensioni le auto a diesel.

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