Russiagate, nuovo affondo di Trump contro Mueller

Russiagate, nuovo affondo di Trump contro Mueller

11 Aprile 2018 14.28
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Nonostante la crescente tensione con la Russia sul fronte siriano, Trump ha trovato il tempo di attaccare su Twitter l'inchiesta sul Russiagate, il procuratore speciale Robert Mueller e il vice attorney general Rod Rosenstein: «molto del cattivo sangue con la Russia è causato dall'indagine falsa e corrotta sulla Russia, guidata da lealisti tutti democratici, o da persone che hanno lavorato per Obama», ha twittato Trump, «Mueller è quello con maggior conflitti (tranne Rosenstein che ha firmato la Fisa – la richiesta di intercettare un consigliere della campagna di Trump, ndr – e la lettera di Comey – ex capo Fbi)». Il tycoon ha anche spiegato che alla fine non c'è «nessuna collusione». Quindi, ha scritto, «diventano pazzi!».

CONGRESSO PRONTO A LEGGE PER DIFENDERE MUELLER. Intanto a livello di legislativo un gruppo bipartisan di 4 senatori presenteranno proprio l'11 aprile una legge per proteggere il procuratore speciale del Russiagate, Robert Mueller, mentre crescono i timori di un suo licenziamento da parte di Trump. Il provvedimento, sintesi di altri due presentati la scorsa estate, darebbe a qualsiasi procuratore speciale una finestra di 10 giorni per chiedere una rapida revisione giudiziaria del suo siluramento. Tra i firmatari i repubblicani Thom Tillis e Lindsey Graham, e i dem Chris Coons e Cory Booker.

RYAN: «ESCLUSO IL LICENZIAMENTO DEL PROCURATORE». Lo spealer della Camera repubblicano Paul Ryan ha però eslcuso che Trump sia porono a licenziare il procuratore speciale. «Non ho alcun motivo di pensare che avverrà, ho avuto assicurazioni che non accadrà, perché ho parlato con persone alla Casa Bianca di questo», ha detto Ryan rispondendo ai reporter dopo l'annuncio del suo ritiro. «Penso che agli investigatori debba essere consentito di fare il loro lavoro. Abbiamo il ruolo della legge in questo Paese e questo è un principio che tutti noi sosteniamo», ha aggiunto.

NYT: «TRUMP VOLEVA CACCIARE IL PROCURATORE SPECIALE». Nel frattempo sulla stampa americana sono fioccati i retroscena intorno all'indagine sull'influenza russa durante le elezioni del 2016. Il New York Times ha scritto che all'inizio di dicembre scorso il presidente era furioso per notizie di stampa sulla possibilità che il procuratore speciale Robert Mueller emettesse un mandato per ottenere documenti relativi alle sue attività commerciali, varcando così quella 'linea rossa' di cui il tycoon aveva parlato in una precedente intervista.

TRUMP FURIOSO PER LE INDAGINI SUI SUOI AFFARI. L'ira di Trump era tale da fargli dire a suoi collaboratori che l'inchiesta di Mueller andava chiusa, paventando anche il licenziamento per il procuratore speciale. In particolare, l'episodio che fece adirare Trump si riferisce a presunti mandati di Mueller per ottenere informazioni circa gli affari gestiti dal tycoon con Deutsche Bank. Quelle informazioni di stampa furono poi smentite e quindi la furia del presidente contro Mueller rientrò, ha scritto il quotidiano americano.

COMEY: «ATTEGGIAMENTI DA BOSS MAFIOSO». Domenica 15 sull'Abc invece dovrebbe andare in onda un'intervista con l'ex capo Fbi James Comey. Silurato da Trump nel maggio dello scorso anno, Comey avrebbe comparato il tycoon a un "boss mafioso" nel corso dell'intervista con George Stephanopoulos. L'inidscrezione è stata riportata dai media Usa, sottolineando che il confronto, se confermato, è destinato ad alimentare la tensione intorno all'inchiesta sulle interferenze elettorali russe e sull'eventuale collusione tra la campagna di Trump e Mosca.

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