Ryanair, divorzio tedesco

Redazione
16/12/2010

da Berlino Pierluigi Mennitti Michael O’Leary è uno che alla fine alle parole fa seguire i fatti, altrimenti non avrebbe...

Ryanair, divorzio tedesco

da Berlino

Pierluigi Mennitti

Michael O’Leary è uno che alla fine alle parole fa seguire i fatti, altrimenti non avrebbe inventato e portato al successo uno dei marchi low cost più vincenti degli ultimi anni: Ryanair. Così, dopo aver anticipato e un po’ minacciato, ora è arrivata la decisione: la compagnia irlandese alza le tende dalla Germania e va altrove.
Non un abbandono completo, ma una ritirata strategica o una delocalizzazione della flotta che farà la fortuna turistica di nuove mete e già, come riporta il Tagesspiegel, getta nello sconforto gli operatori turistici tedeschi.
La colpa è dell’introduzione di una nuova tassa sul traffico aereo di circa 8 euro, che dal primo giorno del 2011 lo Stato riscuoterà per ogni passeggero che si alzerà in volo dagli aeroporti tedeschi. Al grande capo della compagnia privata irlandese la cosa non è andata giù, ha protestato beccandosi i rimproveri dei suoi concorrenti (non solo Lufthansa ma anche Air Berlin), ha preannunciato l’abbandono nella speranza di indurre il governo a ripensarci all’ultimo momento e poi, quando l’aumento è passato, ha messo nero su bianco l’operazione grande fuga.

Voli a basso costo ma ricadute importanti sull’economia e il turismo 

Particolarmente colpiti saranno i collegamenti da e per Berlino Schönefeld, Brema, Weeze (al confine con l’Olanda) e Francoforte Hahn, il piccolo ex aeroporto militare della Renania che, per la distanza, sta a Francoforte un po’ come Torino Caselle sta a Milano, cresciuto nell’ultimo decennio proprio come hub di Rayanair e per il quale le autorità locali avevano stanziato cospiqui investimenti.
Le ricadute, infatti, saranno pesanti per i territori interessati, soprattutto sul piano turistico. Rayanair non è solo un’opportunità di spostamento a buon mercato per quei viaggiatori disposti a sobbarcarsi qualche scomodità logistica, ma soprattutto una gallina dalle uova d’oro per molte realtà finora tagliate fuori dai tradizionali flussi turistici.
I numeri dei tagli sono preoccupanti: a Schönefeld, il secondo aeroporto della capitale a fianco del quale fra un paio d’anni verrà inaugurato il nuovo e unico scalo centrale di Berlino, la riduzione rispetto ai voli attuali sarà del 56% con la cancellazione completa di ben 4 destinazioni, 3 interne e una estera. In totale si tratterà di 122 voli alla settimana in meno, per un totale di quasi un milione di passeggeri l’anno sulla cui assenza le autorità locali dovranno far di conto.
Per una destinazione fino a qualche anno fa trascurata dalla grande massa e oggi diventata una delle più ambite d’Europa, la scelta di O’Leary rischia di essere un duro colpo. Cifre analoghe sono previste in altri scali. L’elenco pare un bollettino di guerra, dove al posto dei feriti e dei caduti si snocciolano i voli cancellati: a Brema, Ryanair ridurrà la propria capacità del 29%, a Düsseldorf verranno annullati 13 collegamenti e 84 voli alla settimana, nel già citato scalo di Francoforte Hahn si calcolano 34 destinazioni e 414 voli settimanali in meno.
Il conto complessivo è salato: in tutta la Germania, la reazione degli irlandesi alle scelte del governo può costare 3 milioni di viaggiatori in meno.

Ad essere maggiormente penalizzati sono i voli interni

«La decisione di imporre la nuova tassa», scrive il Tagesspiegel, «non peserà in maniera eccessiva su compagnie come Lufthansa, giacché gli 8 euro in più su un costo del biglietto elevato incidono relativamente. I prezzi contenuti delle compagnie low cost, invece, rischiano di risentirne in maniera esiziale, rendendo non più profittevoli tutta una serie di collegamenti».
Ryanair ha deciso di penalizzare soprattutto i voli interni in Germania, dove nei viaggi andata e ritorno la tassa di fatto si raddoppia essendo interessati due aeroporti tedeschi, ma molti tagli riguardano anche i voli verso l’estero. O’Leary accusa i politici nazionali: «Si tratta di una tassa semplicemente idiota, la cui conseguenza sarà la riduzione del traffico e del turismo verso la Germania».
Secondo stime della compagnia, 900 posti di lavoro sono a rischio solo a Berlino e 3000 in tutto il Paese, fra addetti aeroportuali e indotto turistico realizzato dalle varie offerte legate alla prenotazione di un volo sul sito Internet, come auto in affitto, posti in albergo, gite organizzate.
Non sorprende dunque l’allarme diffusosi fra gli operatori. Rainer Schwarz, direttore degli aeroporti di Berlino (Tegel e Schönefeld, che nel 2012 verranno chiusi con l’apertura del nuovo scalo centrale), si dice molto dispiaciuto per la scelta di O’Leary e conferma che la decisione è da collegare direttamente all’introduzione della tassa sul traffico aereo: «Dopo anni di crescita di turisti e passeggeri, la città rischia di vivere, nel migliore dei casi, una fase di stagnazione».
E che questa coincida con l’inaugurazione di un nuovo, moderno e costoso aeroporto è una vera beffa.