I canti di guerra dei Sabaton

Dalle Termopili alle battaglie in Medio Oriente, passando per Vietnam, ex Jugoslavia e i conflitti mondiali: così la band svedese ha scalato le classifiche mondiali.

07 Agosto 2019 14.35
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Gli svedesi Sabaton sono abitualmenti considerati un gruppo musicale di nicchia. Più ancora che per il loro genere, che è heavy/power metal, per i soggetti delle loro canzoni: tutte rigorosamente dedicate alla guerra. Ma adesso il loro ultimo album, The Great War uscito il 19 luglio, è diventato il grande protagonista delle hit parade mondiali. Primo in Svezia, Germania, Svizzera, Finlandia tra gli album fisici, in Usa nella classifiche hard music e rock, nel Regno Unito in quelle rock e in Australia nelle classifiche metal e rock. Secondo come hard music in Canada. In Italia è cinquantesimo, ma 19esimo come classifica fisica.

Le loro primissime canzoni, tra 1999 e 2000, non erano belliche

Soggetto di quest’ultimo album è la Prima Guerra Mondiale, nell’anniversario della cui fine i Sabaton vent’anni fa furono fondati: l’11 novembre 1999. E nei cent’anni esatti dalla fine del conflitto hanno iniziato a registrare le canzoni di questo The Great War. Alla Grande Guerra sono quindi molto legati e a essa avevano già dedicato alcune canzoni, ma non un intero concept album.

Anzi, le loro primissime canzoni, tra 1999 e 2000, non erano belliche. Vertevano invece su alcuni temi tipici dell’heavy: la mistica dei motociclisti, il satanismo, la protesta contro la religione, domande esistenziali, appelli alla rivolta libertaria. E anche una incursione nella letteratura, con un brano ispirato al Signore degli Anelli. Furono raccolti in due album promo, che nel 2000 furono riuniti nell’album Fist for Fight: tra l’altro con la casa editrice italiana Underground Symphony, che nel genere metal è attiva dal 1994. Sempre a cura della Underground Symphony lo stesso materiale fu in gran parte riproposto nell’altro album Metalizer, che però ebbe problemi di uscita.

DALLA GRANDE GUERRA AL VIETNAM, I TEMI SONO BELLICI

A livello internazionale, dunque, i Sabaton sono conosciuti con Primo Victoria: album del 2005, che iniziò a proporre i temi militari poi divenuti i loro preferiti. Partiva infatti dallo sbarco in Normandia per poi parlare delle guerre dell’Iraq, della Battaglia dell’Atlantico, della Guerra dei Sei Giorni, di Stalingrado e del Vietnam. Di Grande Guerra si occuparono per la prima volta con Angels Calling: canzone dell’album Attero Dominatus, del 2006, in cui sono presenti anche contenuti su Seconda Guerra Mondiale Falkland, ex-Jugoslavia, terrorismo religioso.

The Art of War del 2008 è ispirato all’Arte della guerra del cinese Sun Tzu

Metalizer uscì solo nel 2007, e per questo nella loro discografia “internazionale” è il lavoro meno “militare”. In effetti è Fist for Fight senza l’introduzione strumentale e con in più alcune canzoni che tendono semmai a allargare il discorso verso la fantascienza. Canzoni “belliche” sono però incluse in una nuova versione pubblicata nel 2010 in Germania. Insomma. era una parentesi-ritorno al passato.

Il discorso invece riprese col primo concept album: The Art of War, del 2008. Il titolo richiamava il trattato l’Arte della guerra del cinese Sun Tzu, padre della polemologia. Canzoni con le sue massime erano alternati a pezzi su episodi bellici che le illustravano. Accanto a brani su Rommel, la battaglia di Wizna, la Guerra d’Inverno tra finlandesi e sovietici, la battaglia di Kursk, la battaglia di Monte Cassino o i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, anche qui sono messi in musica due battaglie della Grande Guerra: Gallipoli e Passchendaele.

Coat of Arms, del 2010, è tutto sulla Seconda Guerra Mondiale. In particolare, la canzone che dà il titolo all’album è dedicata alla resistenza greca contro l’aggressione fascista nel 1940. Carolus Rex, del 2012, è sul re di Svezia Carlo XII e la sua guerra contro la Russia. Heroes, del 2014, è di nuovo sulla Seconda Guerra Mondiale. Ma stavolta centrato su personaggi, più che su episodi. The Last Stand, del 2016, è dedicato alle «ultime difese», dalle Termopili al Vietnam. Accanto a episodi della storia scozzese, giapponese o sudafricana, alla difesa delle Guardie Svizzere durante il Sacco di Roma, alla carica degli Ussari Alati polacchi che pose fine all’Assedio di Vienna e a quella curiosa battaglia del Castello Inner che nel 1945 vide soldati alleati e tedeschi combattere assieme contro le Ss, ci sono qua tre brani sulla Grande Guerra: più precisamente, dedicati alla difesa serba di Belgrado, alla battaglia della Mosa-Argonne e al famoso Battaglione Perduto.

UN APPROCCIO NÉ PACIFISTA NÉ MILITARISTA

I brani di The Great War sono 11. The Future of Warfare parla del primo uso del carro armato. Seven Pillars of Wisdom è su Lawrence d’Arabia. 82nd All the Way sul famoso sergente York, interpretato da Gary Cooper in un ancor più celebre film. The Attack of the Dead Men sulla storia di quella Fortezza di Osowiec i cui difensori russi caricarono gli attaccanti tedeschi mentre erano già moribondi per un attacco di gas. Devil Dogs è sulla battaglia di Belleau Wood. The Red Baron sul Barone Rosso. Great War torna su Passchendaele come simbolo delle sofferenze del conflitto. A Ghost in the Trenches sull’indiano canadese Francis Pegahmagabow, considerato il più abile cecchino del conflitto. Fields of Verdun è sulla battaglia di Verdun. The End of the War to End All Wars è sulle vittime del conflitto. In Flanders Fields mette in musica alcuni famosi versi di John McCrae, colonnello e poeta.

Il prossimo 28 gennaio saranno all’Alcatraz di Milano

Un approccio dunque né pacifista militarista, ma di rispetto per i combattenti e per i loro valori. «Non è la prima volta che raccontiamo vicende legate a questo periodo storico, ma ci siamo resi conto che era arrivato per noi il momento di realizzare un concept album completo sulla Grande Guerra», hanno spiegato i Sabaton. E il successo per loro dimostra che possono «ancora scrivere canzoni che voi ragazzi volete ascoltare!». Per portare in giro The Great War è previsto The Great Tour, che il 28 gennaio 2020 passerà anche per Milano, all’Alcatraz.

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