Sakineh, in onda la confessione in casa

Redazione
10/12/2010

La farsa dopo la beffa. Come preannunciato e come temuto. All’indomani delle notizie poi smentite sul suo presunto rilascio, Sakineh...

Sakineh, in onda la confessione in casa

La farsa dopo la beffa. Come preannunciato e come temuto. All’indomani delle notizie poi smentite sul suo presunto rilascio, Sakineh Mohammadi-Ashtiani è stata mostrata  in un programma della televisione iraniana in lingua inglese PressTv mentre, in casa sua, confessa (parlando in persiano e non in lingua azera) di aver preso parte all’uccisione del marito, ripetendo le azioni che dice di aver fatto, sullo stesso luogo del delitto.
La donna afferma di avere contribuito all’uccisione di Ebrahim Ghaderzadeh, nel settembre 2005 in collaborazione con un suo amante, che a suo dire aveva organizzato il piano. Fingendo di voler praticare un’iniezione di un farmaco anti-influenzale al marito, dice Sakineh, gli avrebbe inettato un sonnifero. Successivamente il suo amante sarebbe entrato in casa uccidendo il marito della donna con sette scariche di corrente elettrica.
Nel programma sono comparsi anche il figlio di Sakineh, Sajjad Ghaderzadeh, e l’avvocato, Javid Hutan-Kian, arrestati il 10 ottobre scorso mentre venivano intervistati da due giornalisti tedeschi della Bild am Sonntag. Il figlio dice di avere accettato di incontrare i due giornalisti tedeschi, anch’essi tuttora in carcere, su insistenza di Mina Ahadi, presidente del Comitato internazionale contro la lapidazione, con sede in Germania, che nel programma viene descritta come una ex appartenente ad un gruppo’terrorista’ curdo, il Komeleh.
La televisione Presstv.ir, considerata una sorta di megafono internazionale del regime degli ayatollah, già giovedì 9 dicembre aveva mostrato alcuni scatti di Sakineh. Il documentario, ha detto l’emittente, è stato realizzato grazie alla collaborazione della magistratura, che ha disposto il trasferimento della donna nella casa solo per realizzare il programma. Successivamente è stata riportata in carcere.
In passato la stessa Sakineh era stata protagonista di una supposta “confessione” che secondo le organizzazioni per i diritti umani che lottano per liberare la donna condannata alla lapidazione le sarebbe stata estorta con due giorni di tortura.