Sakineh, liberazione bluff

Delia Cosereanu
10/12/2010

Frattini: «Una grave macchinazione».

Sakineh, liberazione bluff

La televisione iraniana in lingua inglese PressTv ha smentito, nella mattinata del 10 dicembre, il rilascio di Sakineh Mohammadi-Ashtiani (leggi la notizia) sottolineando che la donna è stata portata nella sua abitazione solo per realizzare un programma che sarà trasmesso nella stessa serata del 10 dicembre. La donna, accusata di adulterio e di aver ucciso suo marito, è in carcere dal 2006 ed è stata condannata a morte (lapidazione prima, impiccagione poi). In serata ci ha pensato il procuratore di Tabriz, Mussa Khalillollai, a confermare che «la signora Mohammadi-Ashtiani è ancora in carcere, è in buona salute, non ci sono novità sulla sua situazione giudiziaria e la notizia della sua liberazione è un’assoluta menzogna».
L’annuncio del rilascio, era stato dato nella serata del 9 dicembre dal Comitato internazionale contro la lapidazione, con sede in Germania. Il rappresentante del Comitato in Italia aveva detto che Sakineh e suo figlio, Sajjad Ghaderzadeh, anch’egli arrestato nell’ottobre scorso, erano stati visti nel cortile della loro casa di Tabriz, nel nord-ovest dell’Iran.
L’emittente iranianaaveva effettivamente diffuso fotografie di Sakineh e del figlio nella casa. Ma, come è stato spiegato sul sito del canale televisivo, «contrariamente a una vasta campagna di propaganda da parte dei mezzi di informazione occidentali secondo cui l’assassina Sakineh Mohammadi Ashtiani è stata rilasciata, una nostra équipe televisiva ha concordato con l’autorità giudiziaria di seguire la Ashtiani nella sua abitazione per produrre una ricostruzione video dell’omicidio sulla scena del delitto».
Il commento del ministro degli Esteri Franco Frattini: «Purtroppo come spesso accade con gli iraniani le docce fredde seguono le buone notizie», ha detto. «Siamo estremamente delusi, ma la nostra posizione non cambia: chiediamo un gesto di clemenza per Sakineh». Frattini ha aggiunto  la presunta liberazione di Sakineh «é stata una macchinazione gravissima». e ha concluso:  «Ciò che è successo a Sakineh è una cosa che alcuni di noi si aspettavano. Quando ieri sera ho gioito, ho affermato di voler verificare per scrupolo la veridicità della notizia perché qualche sospetto ci poteva essere, ma ho anche dichiarato che se fosse stato vero sarebbe stato un grande giorno per i diritti umani».
La notizia della liberazione aveva fatto il giro del mondo, ma nel volgere di qualche ora si era tinto di giallo. Già nella serata di giovedì 9 dicembre, la sorte di Sakineh Mohammadi Ashtiani era diventata un mistero.
Gli attivisti del Comitato avevano pubblicato sul web due foto di Sakineh dopo la presunta liberazione. In una delle immagini, la donna era ritratta assieme al figlio Sajjad Qaderzadeh in quello che, secondo gli attivisti, è il giardino della loro abitazione.
Sakineh aveva un lungo abito nero e il capo coperto da un velo colorato. In una seconda immagine, pubblicata sui social network, la donna era ritratta in primo piano. Ma la sua identità appariva ancora incerta. Anche perché la televisione iraniana aveva confermato che venerdì 10 dicembre avrebbe trasmesso un programma su Sakineh. La televisione ha mostrato uno spezzone in cui si vede una donna, presentata come Sakineh, ma appesantita rispetto a come appare nelle immagini mostrate in precedenza, che afferma: «Abbiamo pianificato l’omicidio di mio marito». Particolari che avevano aggiungono sospetti sulla notizia della liberazione.

La pena commutata in impiccagione

La drammatica vicenda di Sakineh è iniziata quattro anni fa, quando la donna, allora 38enne, fu accusata di adulterio, messa in prigione a Tabriz e condannata a 99 frustate. Ma subito dopo venne accusata di avere una relazione con l’assassino di suo marito e per questo di nuovo messa sotto processo per adulterio e per complicità nell’omicidio (leggi la vicenda).
Una sentenza della Corte suprema iraniana nel 2007 condannò Sakineh alla lapidazione, ma la sua esecuzione fu rinviata in seguito alla presentazione di un ricorso. La vicenda arrivò all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale e fu proprio la straordinaria mobilitazione internazionale, dall’inizio della scorsa primavera, a spingere le autorità di Teheran a parlare di una sospensione della sentenza.
Lo scorso luglio la pena è stata commutata da lapidazione in impiccagione. Il 12 agosto fu trasmesso dalla prigione iraniana Tabriz un programma televisivo di Stato con la confessione di Ashtiani per adulterio e per il coinvolgimento nell’omicidio del marito. Ma il suo avvocato sostenne che la donna era stata torturata per due giorni prima del colloquio.
Il figlio e l’avvocato della donna, Sajjad Qaderzadeh e Javid Hutan Kian, sono stati arrestati il 10 ottobre dagli agenti dell’intelligence iraniana, mentre stavano rilasciando un’intervista a due giornalisti tedeschi.