Di Maio e i sindacati aprono un tavolo su cantieri e salario minimo

13 Marzo 2019 19.03
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Oltre un lavoratore su cinque in Italia ha una retribuzione oraria inferiore a 9 euro lordi, la soglia fissata per il salario minimo in uno dei due disegni di legge all'esame del parlamento. Il dato, fornito dall'Inps durante un'audizione al Senato, è destinato a entrare nel confronto che sta per aprirsi sul tema tra governo e sindacati. La nuova stagione di concertazione, inaugurata da una riunione al ministero del Lavoro tra il vicepremier Luigi Di Maio e i leader sindacali – con il debutto del segretario Maurizio Landini alla guida della Cgil – prevede l'apertura di un tavolo in tempi brevi. Al centro ci saranno le norme per rilanciare la crescita, quelle sul salario minimo e quelle per sbloccare i cantieri. L'emendamento sui rider dovrebbe rientrare nel ddl sul salario minimo.

SI PARTE DALL'EDILIZIA

Il programma prevede però che parta per primo il confronto sullo sblocca cantieri, che il 15 marzo porterà in piazza i sindacati del settore edile, per poi seguire con il provvedimento sulla crescita. I sindacati e Confindustria, prima dell'incontro con Di Maio, avevano manifestato timori sul fatto che il salario minimo potesse bypassare i contratti collettivi nazionali. Ma il ministro ha rassicurato tutti: «Il salario minimo non vuole superare la contrattazione sindacale». Per l'Inps, come detto sopra, il 22% dei dipendenti privati è sotto il limite di 9 euro lordi l'ora, senza considerare i lavoratori domestici che hanno retribuzioni medie ancora più basse. Quindi potrebbe avere un aumento di salario. Aumento che l'Istat calcola in media di 1.073 euro l'anno per circa 2,9 milioni di persone, con un costo per il sistema delle imprese di 3,2 miliardi.

LE RIFLESSIONI DELL'OCSE

Il cammino nel disegno di legge, anche dopo le aperture di Di Maio, appare comunque in salita. E non solo per i dubbi delle parti sociali. Il salario orario fissato a 9 euro lordi, secondo l'economista dell'Ocse Andrea Garnero, porterebbe le retribuzioni italiane al livello delle minime più elevate nell'area, con il sostanziale adeguamento alla Germania e addirittura al top dei Paesi più industrializzati guardando in contemporanea al potere d'acquisto degli stipendi. Mentre un livello di 9 euro netti, ipotizzato dal disegno di legge sostenuto dal Pd, appare semplicemente inverosimile, visto l'aggravio che comporterebbe per le imprese stimato in oltre 34 miliardi. I rischi di un salario minimo troppo alto, ha spiegato Garnero in parlamento, sono di una riduzione dell'occupazione o di una riduzione delle ore lavorate con l'imposizione di part time involontari. Ma sono possibili anche effetti sulla qualità del lavoro, con un cambiamento dell'intensità a fronte di un costo più alto per l'azienda.

DONNE E UNDER 35 I SOGGETTI MAGGIORMENTE COINVOLTI

Ad avere retribuzioni basse sono soprattutto le donne (il 26% del totale conta su meno di 9 euro lordi l'ora a fronte del 21% degli uomini) e gli under 35 (il 38% ha retribuzioni inferiori a 9 euro l'ora a fronte di appena il 16% degli over 35). Il settore con i salari dei dipendenti più bassi è l'artigianato (il 52% è sotto la soglia) seguito dal terziario (il 34% dei lavoratori conta su un salario inferiore a quello del disegno di legge in esame). Mentre nell'industria solo un dipendente su 10 ha un salario inferiore a quello minimo proposto.

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