Salasso Ue per Londra

Redazione
20/01/2011

di Lorenzo Berardi Un miliardo di sterline. È il conto appena presentato a Londra da parte di Bruxelles. Detto in...

Salasso Ue per Londra

di Lorenzo Berardi

Un miliardo di sterline. È il conto appena presentato a Londra da parte di Bruxelles. Detto in euro, fanno un miliardo e centoventi milioni al cambio attuale. Non proprio spiccioli per un Regno Unito alle prese con ingenti tagli alla spesa pubblica e da sempre iper suscettibile nei confronti delle intromissioni dell’Europa nei propri bilanci.
SANZIONI UE. Questa volta si tratta di multe per non avere distribuito i fondi europei rispettando i parametri imposti dall’Ue fra 2008 e 2009 e la fonte è quella del National audit office (Nao), il corpo parlamentare indipendente che si occupa della revisione dei conti britannici.
La cifra é stata resa nota nella serata di mercoledì 19 gennaio e viene publicata dal Times di giovedì 20 gennaio che rende noti i dettagli economici dello «schiacciante rapporto» del Nao. Il quotidiano londinese definisce «a catalogue of failures», frase traducibile come un catalogo di insuccessi, ma anche di mancati pagamenti, la somma di fattori che ha determinato la multa recapitata dalla Commissione Europea al ministero del Tesoro britannico.

Gli sprechi del ministero per l’Ambiente

Un conto che, secondo il Times, il ministro George Osborne avrebbe già cominciato a saldare per un totale di 398 milioni di sterline, mentre i restanti 601 sarebbero anch’essi pronti a lasciare le casse di Londra per quelle di Bruxelles.
Il Daily Telegraph scrive di «correzioni finanziarie», mentre Bbc News parla più incisivamente di «ammende». Di fatto, fra 2008 e 2009 qualcosa é andato storto nel meccanismo di allocazione dei fondi europei, soprattutto di quelli destinati all’agricoltura britannica e oggi Londra deve pagarne le conseguenze.
DEFRA SOTTO ACCUSA. Il capro espiatorio per un simile inaspettato salasso é divenuto il Defra, sigla che indica il ministero per l’Ambiente, il cibo e gli affari rurali oggi di competenza della conservatrice Caroline Spelman e, due anni orsono, dal laburista Hilary Benn. Le accuse della stampa britannica si indirizzano su un ente interno al ministero, la Rural Payments Agency, incaricata di sovrintendere alla distribuzione dei sussidi europei presso gli agricoltori britannici.
Una vasta parte delle multe della Commissione Europea derivano infatti dalla cattiva gestione del Single Payment Scheme, un programma da 1,6 miliardi di sterline promosso dal ministero e bollato da un documento ufficiale del Parlamento come «un singolare esempio di pessima amministrazione su vasta scala».
SPRECO DI DENARO. Intervistato dal Times, il revisore generale del National audit office, Amyas Morse, ha affermato di essersi rifiutato di apporre la propria firma sugli assegni preparati dal governo per pagare le sanzioni «per attrarre l’attenzione del pubblico sullo spreco di denaro dei contribuenti». Un obiettivo raggiunto. A conti fatti, il miliardo di sterline richiesto da Bruxelles equivale a un quarto dei finanziamenti annuali destinati dall’Ue al Regno Unito e non passa certo inosservato.

Una multa che pesa doppio

Frattanto, come riporta Bbc News, la coalizione consevatrice-liberale ha messo da parte le risorse necessarie a pagare sanzioni di cui incolpa la precedente amministrazione. Una fonte governativa rivelata dal Times ha attaccato apertamente l’operato in materia di fondi europei dell’ex premier laburista Gordon Brown: «Queste sanzioni rappresentano uno sconvolgente atto d’accusa della manifestenza incompetenza del precedente esecutivo».
CRITICHE DAL TESORO. Più compassati i toni adoperati da Justine Greening, segretaria economica del Tesoro, che ha ribadito come l’attuale governo sia «determinato ad assicurare una gestione finanziaria sicura e trasparente di tutti i fondi europei».
Ironia della sorte, il rapporto del Nao arriva ad appena tre mesi di distanza dalla lotta combattuta da David Cameron (vai all’articolo) a Bruxelles per limitare l’aumento di budget di spesa europea nel 2011. In quell’occasione il primo ministro britannico aveva chiesto di porre un tetto di 430 milioni di sterline ai contributi inglesi all’Ue per l’anno corrente. Una battaglia ancora aperta, ma simile oggi a una scaramuccia di poco conto viste le ingenti perdite economiche che il Regno Unito si prepara a registrare sul fronte meridionale.